Intervista con il Dottor Marco De Coppi* (Psicologo e Psicoterapeuta), a cura di Sofia Tagliabue (Università degli Studi di Bergamo, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali)

 

Dottor De Coppi, lei partecipa con assiduità a congressi sia in Italia che all’estero: frequenta quelli che riguardano la psicoterapia di coppia, promossi dalla Clinica di Neuropsichiatria dell’Università Bicocca, e quelli organizzati dalla Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dall’International Psychoanalytical Association (IPA). Perché ritiene così importante l’attività scientifica e congressuale?

Direi, soprattutto, per rispetto verso i pazienti.
Il lavoro di uno psicoterapeuta non si esaurisce nel contesto del proprio studio, ma anzi, dietro al lavoro quotidiano di diagnosi e terapia, ritengo si debba svolgere parallelamente una costante attività di studio e ricerca per poter offrire ai pazienti le migliori cure possibili che la nostra disciplina è in grado di fornire nel momento attuale di ciascuna epoca storica.
L’attività scientifica, svolta nell’ambito di congressi nazionali e internazionali, permette di stare al passo con le scoperte e gli sviluppi in ambito psicologico, sia per quanto riguarda il funzionamento dell’essere umano e i disturbi psichici che possono insorgere e sia per ciò che concerne le modalità di cura e psicoterapia. Questo consente allo psicologo clinico, innanzitutto, di valutare quali sono gli “attrezzi” utili e validi per il proprio lavoro e, inoltre, di evitare il rischio di auto-referenzialità: ossia, il rischio di assumere il proprio punto di vista come assoluto invece che favorire il confronto e lo scambio di osservazioni, riflessioni e idee essenziale per la nostra pratica professionale.

 

Vengono in mente le celebri parole del Nobel per la letteratura George Bernard Show: “Se io ho una mela e tu hai una mela e ce le scambiamo, ognuno di noi avrà una mela; ma se io ho un’idea e tu hai un’idea e ce le scambiamo, ognuno di noi avrà due idee”. Si ritrova?

Sì, mi ritrovo molto in questa sua citazione che esprime appieno la fertilità dell’incontro che ci può essere, in questo caso, tra due persone che si scambiano idee e pensieri.

 

Oltre ai congressi, quali altre attività di ricerca e formazione ritiene utili per esercitare la pratica professionale di psicoterapeuta?

Sicuramente di fondamentale utilità per lo psicologo, quando pratica la psicoterapia individuale e la psicoterapia di coppia, sono l’aggiornamento sulla letteratura scientifica nazionale ed internazionale e la supervisione specialistica dell’attività clinica.

 

Ma la letteratura scientifica nell’ambito della psicologia e della psicoterapia è vastissima: come è possibile seguire tutte le pubblicazioni e rimanere aggiornati su tutti gli studi che vengono fatti?

E’ vero: esistono numerose riviste scientifiche di psicoterapia e psicologia clinica che vengono pubblicate regolarmente, in Italia e all’estero, e bisogna necessariamente compiere una scelta. Da questo punto di vista l’appartenenza ad una società scientifica aiuta a seguire percorsi di approfondimento e di studio selezionati.
Personalmente, seguo le pubblicazioni di tre delle più importanti riviste psicoanalitiche a livello nazionale e internazionale: la “Rivista di Psicoanalisi”, storica rivista fondata nel 1932 dallo psicoanalista triestino Edoardo Weiss; “Psiche”, un recente progetto editoriale di cultura psicoanalitica; l’”International Journal of Psychoanalysis”, rivista fondata negli anni ’20 sotto la direzione di Sigmund Freud, che a mio parere rappresenta un importante punto di riferimento per gli studi clinici che provengono da ogni parte del mondo.
Oltre a questo, per mantenere un confronto aperto con le pubblicazioni che appaiono su altre riviste scientifiche, all’interno del Centro Clinico di Psicologia da quest’anno abbiamo istituito un Journal Club: in collaborazione con tirocinanti universitari della Facoltà di Psicologia, viene effettuato un periodico lavoro di monitoraggio e catalogazione delle principali pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali di psicologia clinica e psicoterapia e che riguardano le differenti psicopatologie o forme di disagio che trattiamo.

 

Diceva che è importante anche l’attività di supervisione, in cosa consiste?

La supervisione è una consulenza specialistica, effettuata generalmente da un collega esperto che funziona – per così dire – da “terzo orecchio”: aiuta, cioè, lo psicoterapeuta a districarsi tra le difficoltà diagnostiche e tecniche della professione. Risulta particolarmente utile nei casi in cui lo psicologo non riesca a venire a capo di situazioni cliniche che sono di estrema gravità o complessità oppure quando alcuni aspetti della propria vita privata e della propria personalità interferiscono sul suo lavoro.

 

Questo mi fa pensare al dottor Mari, lo psicoanalista interpretato da Sergio Castellitto nel serial “In Treatment”, che ad un certo punto ha la necessità di prendersi una pausa dalla sua professione forse proprio per l’interferenza di conflitti della propria vita privata o, come spesso si usa dire, per un senso di burnout…

Certo… la nostra è una professione molto delicata poiché il coinvolgimento umano, al di là degli strumenti tecnici e specialistici che ci sono come in ogni altro mestiere, è estremamente intenso. Dunque, per uno psicoterapeuta, avere la consulenza di un supervisore può significare anche poter mantenere un fondamentale punto di appoggio per il proprio equilibrio psichico; condizione questa indispensabile per essere d’aiuto alle persone che si rivolgono a noi.

 

Un po’ come l’analisi personale a cui gli psicoterapeuti si sottopongono durante gli anni della loro formazione?

Esatto. Come l’analisi personale è uno dei capisaldi della formazione negli istituti di training  afferenti all’International Psychoanalytical Association (IPA), così anche la supervisione continua dell’attività clinica è uno strumento indispensabile per garantire le condizioni ottimali di cura dei nostri pazienti.

 

Insomma, dietro all’attività clinica quotidiana con i pazienti c’è un approfondito lavoro di ricerca e formazione continua; è corretto?

Sì, il percorso di formazione dello psicologo e dello psicoterapeuta non termina con la fine degli studi, ma prosegue per tutto l’arco della vita professionale completando e affinando sempre più le competenze e gli strumenti d’intervento che si mettono a disposizione dei pazienti. A mio modo di vedere, questa è una parte molto stimolante del nostro lavoro che, se fatta con autentica passione e coinvolgimento, permette allo psicologo di crescere e maturare anche sul piano personale. La continua ricerca diventa, cioè, un’attitudine mentale dello psicologo stesso: una predisposizione personale caratterizzata da curiosità intellettuale verso il non conosciuto e dall’apertura al confronto, rispettoso e sempre vitale, con l’altro.

 

 

 

* Dottor Marco De Coppi, referente del servizio di Consulenza Psicologica per la Coppia.

Nel 2015, a Boston è stato co-autore di un lavoro per il 49° Congresso dell’International Psychoanalytical Association; nel 2016, a Roma ha partecipato al 18° Congresso della Società Psicoanalitica Italiana ed è, poi, tra gli organizzatori dell’evento formativo-esperienziale “Mens sana in corpore sano? (edition 2016 e 2017)” dell’International Psychoanalytical Studies Organization.