Di Claudia Bonfanti*

Si sente spesso parlare di depressione post partum e di baby blues, in particolare negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione degli operatori sanitari (ginecologo, ostetrica e psicologo) nei confronti delle donne che si apprestano al parto o che hanno partorito.

La gravidanza ed il puerperio sono dei momenti delicati nella vita di una donna per quanto riguarda la sua salute mentale: vi sono cause biologiche, psicologiche, organiche e sociali che contribuiscono a rendere quel periodo ricco ma molto vulnerabile.

I cambiamenti legati alla maternità ed al puerperio

I cambiamenti che sia la gravidanza che la maternità comportano non hanno a che fare solo con mutamenti del mondo esterno -cambio di stile di vita, di abitudini, di ritmi, di priorità- ma anche e soprattutto con mutamenti del mondo interno. Infatti si ha a che fare con questioni sottili riguardanti il proprio modo di percepirsi madre che riporta a rivedere il rapporto con la propria di madre e l’immagine che di essa si è avuta, si riattivano delle parti di sé in quanto bambina, in un mescolarsi di ricordi del rapporto con i propri genitori che vengono ora rivisti e trasformati.

Anche il rapporto con se stessa e con il proprio bambino è complesso: il bambino è un soggetto separato dalla neomamma ma anche appartenente ed unito a lei. Si devono inoltre creare dei nuovi confini ogni volta diversi a seconda delle fasi: la donna da singolo individuo si trova ad avere qualcuno che fa parte di lei per poi trovarsi nuovamente sola ma in una condizione differente da quella iniziale.

Pure il rapporto di coppia con gli equilibri tra i partner e la sessualità possono subirà una modificazione per la quale non sempre si è preparati.

Qualora ci fosse, da parte della neomamma, dei familiari o dal personale sanitario, il dubbio di una difficoltà nell’affrontare il periodo pre o post partum è opportuno rivolgersi a uno psicologo per una valutazione della situazione. È ampliamente dimostrato come una depressione materna comporti non solo un malessere sulla donna stessa ma anche degli effetti sul bambino: a breve termine difficoltà nell’alimentarsi, nel sonno, nell’agitazione psicomotoria mentre a lungo termine disturbi dell’attaccamento, disturbi emotivi, cognitivi e comportamentali.

Che cos’è il maternity blues

Lo psicologo è in grado di distinguere un maternity blues da una depressione post partum.

Il maternity blues colpisce il 30-80% delle neomamma ed è caratterizzato da:

-Presenza dei sottocitati sintomi che compaiono nei primi 3/ 4 giorni dopo il parto, durano circa una settimana/10 giorni

– Pianto facile

-Astenia (ossia estrema stanchezza)

-Irritabilità

-Umore depresso o ansioso

-Mancanza di concentrazione

Spesso sono sufficienti le rassicurazioni dei medici e la presenza dei familiari che supportano la donna. A volte può essere indicata una serie di incontri psicoeducativi -meglio se con il coinvolgimento del partner-con lo psicologo anche per evitare che il disturbo sfoci, come avviene nel 20% di donne che hanno avuto il maternity blues, in una depressione post partum entro l’anno di vita del bambino.

Che cos’è la depressione post partum

La depressione post partum è riscontrata nel 10-15% delle donne durante il primo anno di vita del bambino, è caratterizzata dalla presenza di almeno 5 tra:

-Umore depresso

-Anedonia (ossia perdita della capacità di provare piacere)

-Modificazione dell’appetito e del peso

-Modificazione del sonno (insonnia o ipersonnia)

-Astenia

-Ansia

-Perdita della libido

-Sentimenti di colpa o di inutilità

-Bassa autostima

-Mancanza di concentrazione e di attenzione

-Isolamento

-Rallentamento o agitazione psicomotoria

-Pensieri ricorrenti di morte

A questi si aggiungono:

-Sentimenti ambivalente verso il figlio

-Sentirsi sola

-Sensazione di essere incapace di prendersi cura del bambino

-Insicurezza nella gestione del figlio

-Talvolta la mamma ha il timore di poter far male al proprio bambino.

Il ruolo dello psicologo

Lo psicologo durante la fase di conoscenza iniziale presterà attenzione anche all’eventuale presenza di fattori di rischio quali ad esempio recenti eventi di vita stressanti, conflittualità di coppia, precedenti episodi depressivi, familiarità per depressione, sintomi della sfera ansiosa o depressiva durante la gravidanza, difficoltà economiche o isolamento sociale.

Lo psicologo a seguito di una valutazione imposterà il trattamento più indicato scegliendo tra un supporto psicologico o una psicoterapia. Nel supporto l’obiettivo principale è sostenere la donna nel sua nuovo ruolo di madre, aiutarla a cercare un nuovo equilibrio nella vita di coppia e a trovare degli strumenti di gestione sia emotiva che concreta della nuova esperienza che sta vivendo. La psicoterapia riguarda la persona nel suo complesso e viene dato spazio a quei vissuto e a quelle emozioni che pur non appartenendo strettamente al presente fanno sentire la loro presenza e il loro impatto sull’attuale stato d’animo della donna e suo suo modo di gestire questa fase di vita.

Per ricevere informazioni su un primo colloquio presso il Centro Clinico di Psicologia, telefona al 039.9416276 o scrivi una mail a info@centropsicologiamonza.it

 

*Psicologa, Psicoterapeuta

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