Non mangio e… i sintomi da digiuno nei Disturbi dell’Alimentazione | Il Minnesota Study

Ott 27, 14 Non mangio e… i sintomi da digiuno nei Disturbi dell’Alimentazione | Il Minnesota Study

Posted by in Blog, Disturbi Alimentari

    La classificazione DSM dei disturbi dell’alimentazione include tre categorie diagnostiche principali: anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (NOS). Il sottopeso è un criterio diagnostico chiave per l’Anoressia Nervosa, ma la marcata perdita di peso e la restrizione dietetica , possono essere presenti anche in persone con disturbi dell’alimentazione non sottopeso ( bulimia nervosa o disturbo dell’alimentazione NOS e una storia personale di obesità) (Dalle Grave et al., 2011). Nel Minnesota Study, Keys (Keys et al. 1950) ha fornito una descrizione dettagliata dei sintomi del sottopeso e della restrizione dietetica  riportati da giovani adulti maschi volontari. L’osservazione di David Garner (1997) che molti sintomi, chiamati da Keys “sintomi da digiuno”, sono simili a quelli osservati in persone affette da anoressia nervosa, ha contribuito a migliorare la comprensione e il trattamento dei disturbi dell’alimentazione. Oggi è ampiamente accettato che molti sintomi, in passato attribuiti alla psicopatologia dei Disturbi dell’Alimentazione , in particolar modo l’Anoressia Nervosa, sono la mera conseguenza del sottopeso e della restrizione dietetica calorica. Il Minnesota Study Il Minnesota Study è lo studio più importante pubblicato che abbia valutato gli effetti della restrizione dietetica  e della perdita di peso nelle persone di peso normale. Lo studio, fu ideato per valutare gli effetti fisiologici e psicologici di una severa e prolungata restrizione dietetica calorica e l’efficacia della riabilitazione nutrizione. IN BREVE LA DESCRIZIONE DELLO STUDIO : furono selezionati i 36 uomini che avevano un buon stato di salute fisico e psicologico, i partecipanti erano tutti bianchi di età compresa tra 22 e 33 anni Lo studio fu diviso in tre fasi.  Fase uno ( 12 settimane ), i volontari si cibarono normalmente mentre furono studiati dettagliatamente il loro comportamento, la loro personalità e le loro modalità alimentari.  Fase due ( 24 settimane di semidigiuno ) i partecipanti furono sottoposti a una restrizione che corrispondeva a circa la metà del loro introito calorico iniziale, Questo regime determinò nei partecipanti una perdita approssimativa del 25% del peso iniziale.  Nella fase tre...

read more

Famiglia e disturbi dell’alimentazione: quale relazione, quale comportamento?

Set 06, 14 Famiglia e disturbi dell’alimentazione: quale relazione, quale comportamento?

Posted by in Blog, Disturbi Alimentari

È’ noto che l’eziologia dei Disturbi dell’Alimentazione è complessa, ed è semplicistico poter definire un’unica causa, purtroppo, l’opinione che certe attitudini dei genitori siano la causa primaria persiste tuttora, (nonostante non ci siano studi scientifici evidenti.) Gli stereotipi sulle cause familiari dei Disturbi dell’Alimentazione sono particolarmente frequenti nei media e queste forme di disinformazione possono portare sia le persone affette da DCA sia i loro familiari ad avere idee sbagliate sulle cause del problema e di conseguenza peggiorare la malattia e le relazioni familiari. Sembra – come evidenziano alcuni recenti studi – che l’unico elemento che può giocare un ruolo nel mantenere, o nell’aggravare il disturbo dell’alimentazione sia L’ EMOTIVITA’ ESPRESSA FAMILIARE, cioè la misura delle attitudini e dei comportamenti verso un membro della famiglia ammalato. In generale si può dire che le famiglie con un’elevata emotività espressa sono più critiche, più ostili ed eccessivamente coinvolte emotivamente. E’ fondamentale, quindi, aiutare i genitori a migliorare le loro attitudini e comportamenti nei confronti del membro della famiglia ammalato, affinché il trattamento psicoterapico sia più efficace. Come scrive Riccardo Dalle Grave: i genitori devono sapere che quello che è accaduto alla propria figlia/o non è una conseguenza di una scelta personale o di una mancanza di volontà, ma è il frutto di una malattia che ha un nome (disturbo dell’alimentazione), delle cause e che risponde a specifiche cure. Ogni genitore dovrebbe riflettere se nei confronti della figlia affetta da disturbo dell’ alimentazione adotta lo stesso atteggiamento che terrebbe se la figlia soffrisse di una grave malattia biologia. E’ fondamentale comprendere che chi soffre di un disturbo dell’alimentazione ha uno scarso controllo della sua malattia e che deve essere aiutato per riuscire a sconfiggerla. Aiutare a sconfiggere una malattia grave come il disturbo dell’alimentazione non significa combattere contro la propria figlia ma contro una malattia che l’ha sopraffatta. Per tale motivo è importante evitare di etichettare la figlia come anoressica o bulimica, ma come una persona affetta da una malattia che si chiama anoressia nervosa o bulimia...

read more

Disturbi alimentari, autolesionismo, abuso di alcol e sostanze: gli attacchi al corpo

Per poter comprendere il processo adolescenziale, e in particolare i comportamenti segnali di disagio, è necessario far riferimento a un modello esplicativo capace di prendere in considerazione più fattori e la loro interazione dinamica: la dotazione genetica, il proprio mondo intrapsichico fatto dalle storie di ciascuno, e la realtà esterna, come ambiente capace di sostenere lo sviluppo o intralciarlo. La società attuale è caratterizzata da ampie e rapide trasformazioni che comportano disorientamento, senso di impotenza, indefinitezza. L’adolescente si incontra/scontra con un adulto anch’esso coinvolto nella stessa incertezza identitaria. Gli agiti autolesivi sono comportamenti che spesso costituiscono l’unico modo che l’adolescente trova per esprimere il proprio disagio e malessere, caratterizzati dal prevalere dell’agito sul pensato, e, contemporaneamente per mobilitare l’ambiente nella speranza che qualcosa cambi. Nella pubertà l’adolescente si trova di fronte ad un corpo che cresce, si trasforma, diventa più alto, più robusto, più esile, più forte, un corpo erotico, tanto che si trova costretto a cambiare. Il corpo nella pubertà diventa quindi il protagonista centrale (e che non sempre corrisponde a ciò che si vorrebbe), in quanto trasformandosi impone all’adolescente un poderoso lavoro psichico connesso alla strutturazione della propria identità e alla rielaborazione del legame con gli altri, con i genitori e con i pari. Il cambiamento corporeo determina quindi una trasformazione intrapsichica globale, ossia un processo lungo e complesso durante il quale si modifica e si riorganizza l’intero funzionamento mentale. Individuarsi vuol dire diventare consapevoli di sé  stessi, delle proprie possibilità e dei propri limiti. E’ un processo lungo e complesso che porta con sé tanti interrogativi relativi al chi sono, dove andrò, cosa farò .. e una costante oscillazione tra momenti di euforia e entusiasmo e momenti di incertezza, insicurezza. Il corpo è anche ciò attraverso il quale comunichiamo con gli altri, ciò che gli altri vedono. La maggior parte dei ragazzi riesce ad attraversare il processo adolescenziale con sufficiente serenità e fiducia nonostante i fisiologici alti e bassi in modo costruttivo, trasformando le potenzialità in risorse personali. A volte invece...

read more

“Ci scusiamo per il disagio”: una giornata per confrontarsi sul disagio giovanile

Il 31 maggio si terrà in Piazza S. Paolo a Monza un evento dal titolo “Ci scusiamo per il disagio”, organizzato dalla Consulta Provinciale degli Studenti di Monza e Brianza con il patrocinio del Comune di Monza. La giornata rappresenta la prosecuzione di un progetto legato ai giovani e al disagio psicologico giovanile sul quale gli studenti hanno lavorato durante quest’anno, constatando come sempre più adolescenti si trovino a dover richiedere il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta anche in età precoce. Il programma della giornata, oltre alla premiazione di un concorso fotografico legato alla tematica trattata e ad un concerto conclusivo, prevede un incontro-dibattito fra gli studenti e degli esperti per confrontarsi su alcune aspetti che sono emersi centrali nell’espressione del disagio giovanile. Si parlerà in particolare di disturbi alimentari, di autolesionismo e di abuso di droghe e alcol, manifestazioni attuali di un malessere che spesso non trova altra forma di espressione e di parola se non attraverso il corpo. Il Centro Clinico di Psicologia parteciperà all’evento con gli interventi della dott.ssa Valentina Miot (psicologa, psicoterapeuta, referente dell’area Adolescenti e Giovani Adulti) e della dott.ssa Cecilia Ricci Mingani (psicologa, psicoterapeuta).   L’appuntamento è per le 14.30, in piazza S. Paolo a Monza. Area Adolescenti e Giovani Adulti Referente: dott.ssa Valentina Miot Per info e contatti mail: info@centropsicologiamonza.it tel: 347.0045494            ...

read more

Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare

  I Disturbi dell’Alimentazione sono definiti come persistenti disturbi del comportamento alimentare e/o di comportamenti finalizzati al controllo del peso, che danneggiano la salute fisica e il funzionamento psicosociale. Chi soffre di Disturbi dell’Alimentazione giudica il proprio valore in termini di peso e di forma corporea e sulla capacità di controllo dell’alimentazione. I Disturbi dell’Alimentazione sono disturbi psichiatrici che coinvolgono il corpo anche in termini di complicanze mediche; tanto le restrizioni dietetiche quanto e i comportamenti di compenso (per esempio il vomito) possono condurre a problematiche che, se non adeguatamente trattate, possono costituire un fattore di rischio per la salute e per la vita stessa. L’intervento adeguato per queste complesse problematiche è di tipo multidisciplinare e si fonda sulla collaborazione di diverse figure professionali: il medico psichiatra, il medico internista, lo specialista nutrizionista e lo psicoterapeuta esperto in materia. I Disturbi alimentari sono: Anoressia nervosa  Bulimia nervosa Disturbo dell’alimentazione NAS  La prospettiva transdiagnostica Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Disturbo dell’Alimentazione NAS condividono lo stesso nucleo psicopatologico, cioè l’eccessiva valutazione del peso e della forma corporea. Questa è definita come la tendenza a giudicare il proprio valore in modo predominante o esclusivo in termini di peso e di forma del corpo. Una persona ha un Disturbo del Comportamento Alimentare se sono presenti le tre seguenti caratteristiche: Anomalie del comportamento alimentare e/o di comportamenti di controllo del peso persistenti (es. tre mesi) Eccessiva valutazione del peso e/o della forma del corpo e/o del controllo dell’alimentazione( es. pesare ripetutamente il cibo, contare calorie) Danni alla salute fisica e al funzionamento psicosociale causati dalle anomalie del comportamento alimentare, del controllo dell’alimentazione e dall’eccessiva valutazione del peso e delle forme del corpo L’espressione più caratteristica dell’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo è l’estrema preoccupazione per il peso: le persone con DCA,  infatti,  tendono a pesarsi frequentemente preoccupandosi per le minime variazioni di peso o evitano totalmente di pesarsi mantenendo la loro preoccupazione. Un’altra espressione del problema è la preoccupazione per la forma del corpo, che spiega...

read more

Come si trattano i DCA: interventi specialistici

Giu 09, 13 Come si trattano i DCA: interventi specialistici

Posted by in Disturbi Alimentari

Équipe   All’interno del Centro Clinico di Psicologia di Monza opera un’équipe multidisciplinare (psicoterapeuta, medico internista, nutrizionista, psichiatra) che si rivolge, attraverso interventi specialistici, a tutte le persone che si trovano ad affrontare un disagio legato ai disturbi del comportamento alimentare e al proprio corpo e che cercano una risposta alla loro domanda d’aiuto. L’équipe segue le indicazioni formative dell’AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso) per il trattamento dei disturbi alimentari. Dott.ssa Maria Grazia Galimberti Psicologa, Psicoterapeuta Responsabile Unità Operativa Locale AIDAP di Monza Dott.ssa Manuela Caslini Psichiatra Dott.ssa Chiara Galli Medico internista Dott.ssa Vanessa Sangiorgio Nutrizionista   Consultazione psicologica Colloquio volto alla valutazione della domanda di cura e a determinare il tipo di intervento necessario: psicoterapia, o invio ad altre strutture specialistiche. Valutazione psicodiagnostica Test volti ad approfondire i sintomi  presenti, le problematiche esperite, i vissuti relativi all’alimentazione e al corpo, gli aspetti relazionali e di personalità. Psicoterapia individuale a orientamento cognitivo – comportamentale transdiagnostica La letteratura psicologica ha proposto numerose e teorie per spiegare lo sviluppo e il mantenimento dei Disturbi dell’ Alimentazione. Tra queste, la teoria cognitivo comportamentale transdiagnostica è quella che più ha influenzato il trattamento basato sull’evidenza scientifica. Cognitivo comportamentale significa che l’intervento analizza principalmente i pensieri (cognitivo) e i comportamenti (comportamentale) implicati nel mantenimento dei Disturbi dell’Alimentazione. Transdiagnostica significa che la terapia è applicabile a tutti i disturbi dell’alimentazione (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbi dell’Alimentazione non altrimenti specificati). Psicoterapia di sostegno per la coppia genitoriale Il Centro Clinico di Psicologia può fornire un supporto alla coppia genitoriale, particolarmente indicato in caso di pazienti minorenni, giovani o a breve distanza dall’esordio dei sintomi. Questo intervento ha lo scopo di diminuire significativamente i livelli di emotività familiare e di modificare alcune modalità d’interazione che possono avere un ruolo importante nello sviluppo e nel mantenimento del disturbo. Valutazione psichiatrica e terapia psicofarmacologica Una valutazione psichiatrica può essere necessaria nei casi in cui i livelli di ansia e/o depressione dovessero essere troppo elevati e quindi inficiare il trattamento psicoterapeutico e può considerare...

read more

Bulimia Nervosa

Mag 23, 13 Bulimia Nervosa

Posted by in Disturbi Alimentari

  Bulimia nervosa: chi colpisce? La Bulimia Nervosa è una patologia che colpisce l’1% delle adolescenti e delle giovani donne. L’incidenza del disturbo è oggi in aumento, fino a 11-13 nuovi casi per 100.000 abitanti all’anno. Come per l’ Anoressia l’esordio avviene in adolescenza e nella prima età adulta. Gli uomini sono colpiti raramente e non si hanno dati per affermare che il disturbo sia in aumento tra i maschi. Le persone colpite sono generalmente di peso normale, solo in alcuni casi presentano una condizione di obesità. Caratteristiche della bulimia nervosa e decorso               La Bulimia Nervosa sovente inizia con una dieta ferrea e con caratteristiche e intenti simili a quelli dell’Anoressia Nervosa. La restrizione dietetica viene presto interrotta dall’insorgere di comportamenti di abbuffata; di conseguenza il peso corporeo rimane nella norma. Nella maggior parte dei casi le abbuffate sono seguite da comportamenti di compenso eliminativi (vomito, lassativi, diuretici) o, in alcuni casi, non eliminativi ( restrizione dietetica estrema, esercizio fisico eccessivo). Il passaggio all’Anoressia Nervosa è raro, mentre è frequente un’evoluzione verso i Disturbi dell’Alimentazione NAS. Il complesso dei sintomi che sovente si associa alla Bulimia Nervosa può condurre al peggioramento delle relazioni sociali e dalla carriera scolastica o lavorativa ma un intervento tempestivo può ridurre sensibilmente il tasso di cronicizzazione. I tratti distintivi della Bulimia Nervosa sono:   Episodi Bulimici (assunzione di grandi quantità di cibo e perdita di controllo) Comportamenti di compenso (es. vomito autoindotto, uso improprio di lassativi e diuretici, digiuno forzato, esercizio fisico eccessivo e compulsivo) Eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo   Come trattiamo la bulimia nervosa   Se pensi di avere problemi legati alla bulimia  e desideri ricevere una consulenza da uno dei nostri specialisti, puoi contattare il Centro Clinico di Psicologia di Monza     039.9416276 (Segreteria)    339.7777811  (Dott.ssa Maria Grazia Galimberti, Referente Disturbi del Comportamento Alimentare)      info@centropsicologiamonza.it E’  inoltre possibile consultare la pagina...

read more

Le cause potenziali dei disturbi del comportamento alimentare

Mag 22, 13 Le cause potenziali dei disturbi del comportamento alimentare

Posted by in Disturbi Alimentari

  Non è facile determinare le cause di questi disturbi, la letteratura del settore evidenzia numerosi fattori di rischio potenziali: i fattori di rischio non sono fattori causali o determinanti la malattia, ma fattori che incrementano il rischio di svilupparla. Fattori di rischio generali sesso femminile: le donne subiscono maggiormente la pressione sociale verso la magrezza e quindi sono maggiormente indotte a fare le diete, che aumentano di otto volte il rischio di sviluppare un disturbo alimentare adolescenza e prima età adulta: quando l’identità non è ancora ben definita, le situazioni stressanti minacciano il senso di autocontrollo e la dieta diventa un modo per riacquistarlo. Inoltre, soprattutto nell’anoressia nervosa, l’assunzione di caratteristiche fisiche prepuberali, può costituire un nido sicuro che protegge dalle sfide dell’adolescenza vivere in una società occidentale: le società occidentali enfatizzano la magrezza con molti preconcetti sull’obesità, vissuta come una mancanza di volontà e non come una malattia   Fattori di rischio individuali Caratteristiche presenti all’interno della famiglia presenza del disturbo alimentare all’interno della famiglia depressione alcolismo tratti ossessivi o perfezionistici obesità Esperienze prima dello sviluppo del disturbo alimentare complicazioni prenatali o perinatali (comprese nascite premature ) interazioni familiari problematiche che possono favorire il disturbo, ma soprattutto agire nel mantenimento del disturbo stesso (eccessiva protezione che scoraggia l’autonomia) abusi sessuali esperienze di derisione per il peso lavori, sport, o attività che incoraggiano la magrezza (modelle, ballerine, ginnaste, fondiste) Caratteristiche individuali obesità: la predisposizione all’obesità, in un ambiente culturale che enfatizza la magrezza, può favorire l’eccessiva preoccupazione per il peso e per la forma del corpo e incoraggiare la dieta ferrea. problemi alimentari nella prima infanzia: i conflitti alimentari, le discussioni sul mangiare e un’atmosfera non piacevole durante i pasti si associano allo sviluppo di Anoressia Nervosa. tratti di personalità: necessità generale di autocontrollo,  perfezionismo, bassa autostima e pensiero tutto-nulla. Un altro tratto presente, soprattutto quando ci sono abbuffate e comportamenti di compenso, è la difficoltà di tollerare e gestire le emozioni, che sono spesse eccessive o coartate. disturbi d’ansia, anche pregressi rispetto...

read more