di Chiara Mariasole Carugati* e di Cecilia Ricci Mingani**

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Parlare di dipendenze non sempre ha a che vedere con sostanze, gioco patologico o nuove tecnologie, a volte ci sono forme di dipendenza che vincolano in modo altrettanto stringente l’esistenza di un individuo ma che riguardano le relazioni fra le persone.

La possibilità di dipendere da una persona significativa fa parte di un rapporto equilibrato e soddisfacente, se viene mantenuta una dimensione di reciprocità e di riconoscimento di sé stessi e dell’altro come persone distinte, con bisogni, aspirazioni e desideri che possono non sempre coincidere e per i quali é necessaria un’opera di mediazione. In questi casi si parla di interdipendenza.

“Un’indipendenza autentica poggia sulla capacità di dipendere da altre persone, e di permettere ad altre persone di dipendere da noi. Dunque, più che di una polarità dipendenza-indipendenza sarebbe meglio parlare di dipendenze sane e dipendenze patologiche, definendo patologiche le forme «non negoziabili» di dipendenza o le pretese, eccessive e illusorie, d’indipendenza. Da una ricerca disperata dell’altro, visto come regolatore unico degli stati del Sé, a una fuga atterrita dall’altro, visto invece come minaccia alla propria integrità.”

Si parla invece di dipendenza affettiva, patologica, quando il rapporto che una persona instaura con un altro affettivamente importante é caratterizzato dalla necessità di non essere abbandonato, non essere lasciato solo a provvedere ai propri bisogni.

La dipendenza patologica (e le dinamiche di potere che essa porta con sé) si basa su un’idea immodificabile dell’altro come oggetto «nutriente» esclusivo, o comunque molto idealizzato, e sempre a rischio di perdita, e su un’idea di sé come soggetto eternamente e assolutamente bisognoso, incapace di contribuire al proprio sostentamento e benessere”.

Che caratteristiche ha una personalità dipendente?

Le personalità dipendenti sono estremamente preoccupate di perdere la persona verso la quale rivolgono le loro richieste di accudimento e di cura, di riconoscimento della propria persona e della propria vita. Si percepiscono spesso come incapaci di provvedere a sé, di far fronte alle difficoltà o ai propri stati emotivi se non affiancate da un’altra persona che reputano (talvolta senza un reale riscontro nella relazione) più forte, sicura e capace.
Per questo tendono ad attaccarsi agli altri in modo intenso e spesso immediato, ricercandone l’approvazione ed il sostegno in modo eccessivo, modificando il proprio comportamento in modo da assicurarsi l’amore dell’altro, mettendo in secondo piano i propri bisogni nella speranza di essere accettati. La persona dipendente tende a idealizzare la persona amata, a non vederne i difetti, e cercherà di reprimere ogni forma di conflitto o di rabbia nel timore di perderne il supporto o la vicinanza, spostando l’aggressività su di sé: preferirá svalutare se stesso, ritenendosi inadeguato ed incapace, che mettere a rischio la relazione.

Secondo il DSM IV, 8 sono i criteri che possono indirizzare verso la definizione di una disturbo dipendente di personalità:

  • ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni;
  • ha bisogno che gli altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita;
  • ha difficoltà a esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere supporto o approvazione;
  • ha difficoltà a iniziare progetti o a fare cose autonomamente (per una mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità piuttosto che per mancanza di motivazione o di energia);
  • può giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri, fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli;
  • si sente a disagio o indifeso quando è solo per timori esagerati di essere incapace di provvedere a se stesso;
  • quando termina una relazione stretta, ricerca urgentemente un’altra relazione come fonte di accudimento e di supporto;
  • si preoccupa in modo non realistico di essere lasciato a provvedere a se stesso.

L’insicurezza di fondo che caratterizza le personalità dipendenti porta a sopportare anche situazioni spiacevoli, che possono sfociare in episodi di maltrattamento, sia fisico che psicologico, nella intima speranza di ottenere, alla fine, la desiderata vicinanza affettiva.
In ogni caso il timore dell’abbandono, sempre presente, porta ad una riduzione della libera espressione del sé, delle proprie aspirazioni e della tendenza all’autodeterminazione, della ricerca della propria autonomia, percepita come rischiosa, dannosa ed insostenibile.
A fronte della messa in discussione o della fine di una relazione importante, una persona con queste caratteristiche potrá sviluppare un intenso malessere, legato alle angosce abbandoniche ed alla paura della solitudine e tenderá a ricercare una nuova figura di riferimento alla quale aggrapparsi.

Dipendere in maniera “sana” presuppone la necessità di tollerare la tensione che la differenza dall’altro (e dell’altro) comporta e trovare una mediazione possibileinvece di “annullarsi” o sottomettersi per la paura della perdita.
Un percorso psicoterapico può essere la via per affrontare i vissuti di fondo di inadeguatezza, di incapacità di regolare i propri stati emotivi, di prendere decisioni in modo autonomo ed assertivo. Confrontarsi con uno specialista può offrire la possibilità di aprirsi a relazioni paritetiche, in cui possano coesistere le distinte individualità.

Riferimenti bibliografici

Vittorio Lingiardi, “Personalità dipendente e dipendenza relazionale: aspetti diagnostici, descrittivi e dinamici”, in Caretti V., La Barbera D.,  Le dipendenze. Milano, Cortina, 2005

*Dott.ssa Chiara Mariasole Carugati, Coordinatrice del Gruppo DP&P
**Dott.ssa Cecilia Ricci Mingani, Referente del Gruppo DP&P Monza