Sto Impazzendo?

Feb 02, 15 Sto Impazzendo?

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Questo timore , non così eccezionale in adolescenza, corrisponde a una paura caratteristica: quella di perdere il controllo di sé. Può riflettere forti pressioni, di diversa origine: pressione dell’aumento dei desideri e della intensa paura che non si riescano a realizzare, per insicurezza o per l’immaginato rifiuto da parte degli altri; pressioni dei limiti esterni, genitoriali per esempio, insieme alla necessità di gestire l’amore nei loro confronti; pressione derivata dalle troppe incertezze sul futuro e sulla capacità di affrontarle, insieme al dubbio sulle possibilità di essere all’altezza delle aspettative; pressione legata alle contraddizioni e oscillazioni di cui il ragazzo è portatore, al suo bisogno per esempio degli altri che si oppone al suo bisogno di autonomia e di potercela fare da solo. A volte le contraddizioni sono talmente forti da dare la sensazione di non riuscire più a contenerle, di essere quindi sul punto di esplodere: quella che viene cioè chiamata “follia”. Le reazioni possono andare dall’espressione del malessere attraverso una forma di violenza esplosiva, direzionata verso il mondo esterno o verso il proprio corpo, al ripiegamento su sé stessi, con senso di impotenza, isolamento e disperazione. In genere si chiama “follia” ciò che non si comprende, tanto più intensa quanto maggiore sarà la fatica a descrivere a parole ciò che si vive, e dunque a capire . Questi momenti di forte  incertezza, di malessere non sono per forza segno di una malattia, ma non bisogna sottovalutare un timore così intenso. La migliore risposta è aiutare a capire ciò che sta succedendo e a mettere in parole ciò che al momento si subisce, per poterlo gradualmente gestire e integrare, proponendo anche un consulto esterno competente.   Dr.ssa Valentina Miot Referente Area Adolescenti e Giovani...

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Disturbi alimentari, autolesionismo, abuso di alcol e sostanze: gli attacchi al corpo

Per poter comprendere il processo adolescenziale, e in particolare i comportamenti segnali di disagio, è necessario far riferimento a un modello esplicativo capace di prendere in considerazione più fattori e la loro interazione dinamica: la dotazione genetica, il proprio mondo intrapsichico fatto dalle storie di ciascuno, e la realtà esterna, come ambiente capace di sostenere lo sviluppo o intralciarlo. La società attuale è caratterizzata da ampie e rapide trasformazioni che comportano disorientamento, senso di impotenza, indefinitezza. L’adolescente si incontra/scontra con un adulto anch’esso coinvolto nella stessa incertezza identitaria. Gli agiti autolesivi sono comportamenti che spesso costituiscono l’unico modo che l’adolescente trova per esprimere il proprio disagio e malessere, caratterizzati dal prevalere dell’agito sul pensato, e, contemporaneamente per mobilitare l’ambiente nella speranza che qualcosa cambi. Nella pubertà l’adolescente si trova di fronte ad un corpo che cresce, si trasforma, diventa più alto, più robusto, più esile, più forte, un corpo erotico, tanto che si trova costretto a cambiare. Il corpo nella pubertà diventa quindi il protagonista centrale (e che non sempre corrisponde a ciò che si vorrebbe), in quanto trasformandosi impone all’adolescente un poderoso lavoro psichico connesso alla strutturazione della propria identità e alla rielaborazione del legame con gli altri, con i genitori e con i pari. Il cambiamento corporeo determina quindi una trasformazione intrapsichica globale, ossia un processo lungo e complesso durante il quale si modifica e si riorganizza l’intero funzionamento mentale. Individuarsi vuol dire diventare consapevoli di sé  stessi, delle proprie possibilità e dei propri limiti. E’ un processo lungo e complesso che porta con sé tanti interrogativi relativi al chi sono, dove andrò, cosa farò .. e una costante oscillazione tra momenti di euforia e entusiasmo e momenti di incertezza, insicurezza. Il corpo è anche ciò attraverso il quale comunichiamo con gli altri, ciò che gli altri vedono. La maggior parte dei ragazzi riesce ad attraversare il processo adolescenziale con sufficiente serenità e fiducia nonostante i fisiologici alti e bassi in modo costruttivo, trasformando le potenzialità in risorse personali. A volte invece...

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Quando preoccuparsi?

Mag 27, 13 Quando preoccuparsi?

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Nonostante sia importante che i genitori sappiano tollerare le difficoltà transitorie legate ai momenti di crisi che il figlio adolescente attraversa e non siano eccessivamente ansiosi, è necessario comunque avere degli strumenti per capire quando è il caso di mobilitarsi per chiedere il parere dello specialista e riconoscere un’adolescenza problematica che rischia di portare alla formazione stabile di disturbi di natura psicologica. Il disagio può avere manifestazioni eclatanti oppure restare sommerso sotto un’eccessiva quiete che può nascondere però una sofferenza anche grave. Molti sono perplessi dalla possibilità di ricorrere ad un aiuto psicologico come se questo potesse rappresentare un’inutile amplificazione dei problemi oppure una minaccia ai propri equilibri familiari e quindi fosse preferibile aspettare o mettere tutto a tacere. Lasciare lievitare i problemi, però, non è la soluzione. Meglio affrontare la situazione cercando un aiuto esterno competente e ristabilire un clima di fiducia se non altro nella possibilità che le difficoltà vengano affrontate dall’adolescente così come dai suoi genitori. I genitori possono essere normalmente in ansia per il futuro dei propri figli, le difficoltà scolastiche, le persone nuove che frequenta, i comportamenti trasgressivi, l’instabilità emotiva e la fragilità di fronte alle frustrazioni. In certi casi si accorgono però che c’è qualcosa di più di un normale malessere. Oltre alla presenza di comportamenti di aggressività e trasgressione visibili e manifesti si può considerare un motivo di preoccupazione anche il fatto che il ragazzo perda le caratteristiche tipiche di mutevolezza mettendo in stallo il processo di cambiamento. Il ritiro, sentimenti profondi di noia e apatia generalizzati e costanti, presenza di rituali o un’eccessiva rigidità di certi comportamenti possono impedire di aprirsi alle nuove esperienze e mettere in scacco il processo di crescita. E’ fondamentale sottolineare la specificità di ogni singola situazione, ma è sempre importante in linea generale parlare con sincerità e partire da una comunicazione chiara al ragazzo delle proprie preoccupazioni e della proposta di chiedere un aiuto esterno.     Sei un genitore e vedi nei comportamenti di tuo figlio il segnale di un...

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Quando inizia e quando finisce l’adolescenza?

Mag 27, 13 Quando inizia e quando finisce l’adolescenza?

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A determinare l’inizio dell’adolescenza è il fenomeno fisiologico e universale della pubertà, che si manifesta attraverso le trasformazioni del corpo e la comparsa dei caratteri sessuali secondari, che accompagnano il raggiungimento della maturità delle ghiandole sessuali e la loro produzione di ormoni, diversi nel ragazzo e nella ragazza. Il corpo è il protagonista centrale di questo momento evolutivo e il cambiamento che si impone avvia un processo di trasformazione che coinvolge tutte le aree del funzionamento mentale. Esso introduce la discontinuità pur garantendo la continuità: è lo stesso corpo ma è un altro corpo, sconosciuto, di cui riappropriarsi (E.Pelanda). Il presentarsi di nuove possibilità, anche cognitive di astrazione e riflessione su di sè, pone l’adolescente di fronte all’individuazione, alla consapevolezza di sé, delle proprie possibilità e dei propri limiti. E’ un processo che mette in discussione le basi narcisistiche della personalità, cioè il senso di identità e di continuità con la propria storia, la fiducia e il senso di sicurezza e che ripone le basi per le scelte future. Se la pubertà sancisce il punto di partenza di un innegabile cambiamento, la fine dell’adolescenza al contrario è più difficile da determinare. Nel corso degli ultimi decenni l’adolescenza si è notevolmente allungata, prolungando la moratoria tra la dipendenza del bambino e le responsabilità dell’adulto (“la famiglia lunga del giovane adulto”). Il film “Tanguy” a questo proposito ne è un’ottima rappresentazione. Ovviamente molte sono le cause sociali ed economiche che concorrono a determinare questo fenomeno: la maggiore durata del corso di studi e della formazione al lavoro, le difficoltà economiche che ritardano l’inizio di un inserimento lavorativo stabile, la precarietà professionale, la crisi dell’istituzione matrimoniale, una sempre più grande libertà dai vincoli di tipo sociale. Mai come negli ultimi anni gli adolescenti hanno vissuto il paradosso di una precoce acquisizione di spazi di autonomia insieme ad un ritardo crescente dell’entrata nella vita adulta. Allo stesso tempo i rapporti tra genitori e figli sono cambiati profondamente rispetto al passato, all’interno di un contesto di famiglia “affettivizzata” in...

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