Disturbo da accumulo: quando il conservare diventa patologico

Feb 27, 17 Disturbo da accumulo: quando il conservare diventa patologico

Posted by in Ansia e Depressione, Blog

    Il disturbo da accumulo compulsivo, o disposofobia, è la tendenza ad accumulare grandi quantità di oggetti di ogni genere, associata a difficoltà ad eliminarli o a separarsi da essi, con conseguenze negative sulla salute e sulla vita sociale e lavorativa. “Sono arrivata all’età di 26 anni a capire che la cosa è davvero grave; prima non me ne rendevo conto a pieno, complici le distrazioni della giovanissima età… non che ora sia vecchia, ma mi rendo conto che da quando sono nata la mia casa è sempre stata inagibile a tutti, salvo i miei fratelli. Sono sempre stata circondata da disordine e sporcizia, sacchetti ovunque, oggetti ovunque. Non ho mai avuto un armadio con la mia roba ben sistemata, ma sempre buttata su una sedia; ogni volta che compro qualcosa di nuovo una volta indossato ho paura che sparisca in mezzo al caos o chiuso in qualche sacchetto. A soffrire di questa cosa è mia madre, che non ha il minimo senso di ordine e pulizia… patisce se cerchi di spostare qualcosa, patisce se apri troppo le serrande e fai entrare più luce, idem i balconi, sempre chiusi e praticamente inagibili, ci va solo lei per stendere. In cucina ci sono cartoni vuoti, bicchieri di budini ecc.. tenuti lì e mai buttati. Io nella mia vita non ho mai potuto invitare un’amica a casa come tutte le persone normali, non ho mai avuto pranzi o cene con altri componenti della famiglia, e tuttora ho dei forti disagi con il mio attuale fidanzato e chiunque mi chieda perché a casa mia non possono venire e io non so mai cosa rispondere perché mi vergogno e allo stesso tempo mi sento stupida. La famiglia è sfasciata, ci vergogniamo tutti. I miei fratelli si fanno la loro vita, mio padre se ne è andato. Io sto male perché ho capito che l’unica maniera per salvarmi da questo stato di disagio perenne è scappare anche io, ma è pur sempre mia madre e la vorrei aiutare...

read more

Come lo stress cronico modifica il cervello

Mar 11, 16 Come lo stress cronico modifica il cervello

Posted by in Ansia e Depressione, Blog

  Studi recenti hanno dimostrato come uno stress intenso e cronico produca effetti negativi sul nostro cervello, così come esemplificato nel filmato che vi proponiamo. Sottovalutare l’impatto che lo stress può avere sulla vita, porta a conseguenze importanti sulla propria salute psicofisica e alla necessità, in taluni casi, di rivolgersi ad uno specialista per “invertire la rotta” e riportarsi su uno stile di vita più sano e su una modalità più appropriata di gestire le pressioni della vita quotidiana.   Stai dormendo senza riuscire a riposare, ti senti irritabile e umorale, dimentichi piccole cose e ti senti sopraffatto ed isolato? Non ti preoccupare, a tutti è capitato di sentirsi così. Probabilmente stai vivendo un periodo di stress. Lo stress non è sempre qualcosa di negativo. Può essere utilizzato per uno slancio di energia extra o per concentrarsi, come quando competi in uno sport, o devi parlare in pubblico. Ma quando è continuo, e deve essere affrontato giorno dopo giorno, lo stress può in realtà cambiare il tuo cervello. Lo stress cronico, come essere oberati di lavoro, o avere discussioni continue in casa, può influenzare le dimensioni del cervello, la sua struttura e come funziona, fino al livello dei vostri geni. Lo stress parte da quello che si chiama l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), una serie di interazioni fra le ghiandole endocrine del cervello e del rene, che controlla la reazione del nostro corpo allo stress. Quando il cervello rileva una situazione stressante l’asse HPA è immediatamente attivato, e rilascia un ormone chiamato cortisolo, il quale innesca nel corpo una reazione immediata. Ma alti livelli di cortisolo per lunghi periodi di tempo possono danneggiare il cervello. Ad esempio, lo stress cronico aumenta il livello di attività e il numero di connessioni neuronali dell’amigdala, il centro deputato alla paura nel cervello. E quando i livelli di cortisolo aumentano, i segnali elettrici nell’ippocampo, la parte del cervello associata all’apprendimento, memoria e controllo dello stress, si deterioriano. L’ippocampo inibisce anche l’attività dell’asse HPA, così quando si indebolisce, così fa anche...

read more

La fobia sociale: quando stare con gli altri può diventare un ostacolo

Dic 12, 14 La fobia sociale: quando stare con gli altri può diventare un ostacolo

Posted by in Ansia e Depressione, Blog

La fobia sociale si manifesta come un’intensa paura di diventare ansiosi e di essere umiliati nelle situazioni sociali, nello specifico di imbarazzarsi di fronte ad altre persone. Una persona che soffre di ansia sociale tenderà a pensare che le altre persone siano decisamente migliori nel parlare in pubblico o nel gestirsi nelle situazioni sociali; al contempo si focalizzerà su ogni piccolo errore commesso nelle situazioni sociali, ingigantendone le proporzioni. Il semplice arrossire può apparire estremamente imbarazzante per una persona con fobia sociale, la quale spesso sentirà di avere tutti gli occhi puntati su di sé. Alcune persone con fobia sociale hanno specifiche paure, come parlare in pubblico o confrontarsi con il proprio capo per questioni di lavoro. Altre volte le paure possono essere generalizzate, come ad esempio qualsiasi situazione sociale si presenti, in particolare quelle che coinvolgono persone non conosciute. Al contrario di quanto spesso capita di pensare, la fobia sociale non va confusa con la timidezza. In rare circostanze, l’ansia sociale può evolvere nel timore di usare i servizi igienici pubblici, di mangiare fuori casa e con altre persone, o di parlare al telefono alla presenza di qualcun’altro. L’ansia sociale non è timidezza. Mentre le persone timide possono sentirsi a disagio in mezzo ad altri, spesso non sperimentano gli stessi livelli estremi di ansia che provano persone con ansia sociale. In aggiunta, le persone timide generalmente non mettono in atto quelle estreme strategie di evitamento di situazioni sociali utilizzate dalle persone con questo disturbo. Una persona con ansia sociale potrebbe non essere timida per nulla. Può essere completamente a proprio agio con le persone per la maggior parte del tempo ma particolari situazioni, come ad esempio fare un discorso in pubblico, può provocare un’ansia a livelli intollerabili. L’ansia sociale condiziona la vita normale, interferisce con la carriera o con le relazioni sociali. Per esempio, un impiegato può rinunciare ad una promozione sul lavoro se questo comporta doversi esporre in presentazioni pubbliche. La preoccupazione per un evento sociale può iniziare settimane prima della data...

read more

Attacchi di panico: un’angoscia senza confini

Set 29, 14 Attacchi di panico: un’angoscia senza confini

Posted by in Ansia e Depressione, Blog

La paura è un’emozione primaria dominata dall’istinto che consente ad ogni essere vivente di sopravvivere ad un pericolo percepito, quindi non è di per sé una malattia; è un allarme naturale, che avverte l’individuo e lo attiva in modo che eviti la minaccia. Se i nostri progenitori del Neolitico non avessero avuto paura delle inondazioni e delle bestie feroci, non avrebbero costruito delle palafitte che hanno consentito la sopravvivenza loro e della specie. Ed anche oggi se non percepissimo paura, non ci metteremmo in salvo dal sopraggiungere di una macchina mentre attraversiamo le strisce pedonali. Nella nostra mente quindi si attiva una paura che permette all’individuo di mettere in atto strategie difensive efficaci di uscita dalla minaccia. Essa fu definita da Freud come angoscia segnale, distinta da quella automatica. Quest’ultima non funziona più come segnale, ma invade la mente paralizzando chi la esperisce. Quando quindi la paura perde la sua funzione primaria di autoprotezione, e diventa troppo intensa, sproporzionata e non correlabile ad una causa, blocca e crea seri problemi alla persona durante la sua quotidianità. Questo è il caso degli attacchi di panico. In essi il paziente è angosciato quando non dovrebbe esserlo. Questo perché? Quali sono le cause degli attacchi di panico?   Nell’attacco di panico i contenuti della paura non sono collegati ad eventi reali percepiti, ma sono immaginati, fantasticati e di natura catastrofica: il paziente dapprima sente che qualcosa non va, l’ansia cresce, aumentano i sintomi fisici (palpitazioni, senso di vertigine, tremori corporei, sudorazione profusa, sensazione di soffocamento, diarrea e vomito) ed inizia a credere di essere sul punto di morire, di avere un attacco cardiaco, di svenire, di impazzire e di perdere il controllo. La persona è così convinta dell’imminenza della propria morte da non riuscire a rassicurarsi ( per esempio “sono in ansia per l’esame”, “ho mal di pancia per il colloquio”), ma esperisce una sensazione tragica senza possibilità di confinamento e contenimento (il pensiero è “non sono in ansia, sto morendo!”). La mente, non riuscendo più ad arginare tale...

read more