Nuova équipe del Centro Clinico di Psicologia autorizzata ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici

Ott 28, 15 Nuova équipe del Centro Clinico di Psicologia autorizzata ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici

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Una nuova équipe, che opera nel Centro Clinico di Psicologia di Monza, è stata recentemente inserita nell’elenco Asl Monza e Brianza dei soggetti autorizzati ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici. L’ASL Monza e Brianza, annualmente, predispone l’Elenco dei Soggetti Autorizzati,  secondo quanto previsto dall’Accordo Stato Regioni del 25 luglio 2012, su “Indicazioni per la diagnosi e la certificazione dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)” e dalla Legge n. 170 dell’8.10.2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifìci di apprendimento in ambito scolastico”. Infatti, la diagnosi e la prima certificazione diagnostica dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento valida ai fini scolastici, possono essere effettuate anche da équipe private solo se autorizzate dalle ASL.  Gli elenchi delle équipe autorizzate compaiono sul sito ASL. Per poter essere inserita negli elenchi, l’équipe deve possedere precisi e indispensabili requisiti.  In primo luogo deve essere multidisciplinare e costituita da logopedista, neuropsichiatra infantile e psicologo,  eventualmente integrata da altri professionisti.  I componenti devono dimostrare una documentata e pluriennale esperienza nell’attività diagnostica dei DSA;  l’èquipe deve inoltre operare con un  protocollo di intervento che rispetti le Raccomandazioni per la pratica clinica dei DSA (2007-2009) e il relativo aggiornamento, nonché i risultati della Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità.  Infine, l’attività dell’èquipe  deve essere soggetta a monitoraggio da parte della ASL.   E’ INDISPENSABILE LA DIAGNOSI?   I Disturbi Specifici di Apprendimento determinano gravi e persistenti difficoltà a livello scolastico, non superabili senza un preciso intervento  diagnostico, clinico e riabilitativo. E’ pertanto  essenziale la tempestività della diagnosi e la precocità dell’intervento, con una presa in carico non solo del bambino o del ragazzo, ma del sistema familiare nel suo insieme.  In caso contrario, il mancato o tardivo riconoscimento di un DSA, può implicare una sequenza di eventi negativi, che possono manifestarsi con vissuti d’inadeguatezza e frustrazione, conflitti emotivi, disinvestimento progressivo nell’esperienza scolastica.   COME SI EFFETTUA UNA DIAGNOSI E CHI PUO’ FARLA?   La diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento e delle problematiche più spesso compresenti, come il disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, i disturbi...

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Le interviste del Centro Clinico di Psicologia #2 | I disturbi dell’apprendimento

Mar 16, 15 Le interviste del Centro Clinico di Psicologia #2 | I disturbi dell’apprendimento

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La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario a cura di Vanessa Collerone e Eleonora Pizzocri, studentesse del Liceo Carlo Porta, Monza. Intervista alla dottoressa Edy Salvan referente dell’area dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento   Buongiorno dottoressa, ci racconti, ci sono dei fattori che portano l’individuo ad avere un determinato disturbo dell’apprendimento? Inizio subito col dirvi che il disturbo dell’apprendimento è una neurodiversità, quindi un problema neuro-biologico che riguarda il funzionamento dei processi cognitivi. I fattori che possono portare un individuo ad avere un DSA non sono ancora certi al 100%. Possiamo comunque ipotizzare l’insorgenza di un successivo disturbo dell’apprendimento, quando è presente un disturbo del linguaggio o anche familiari che hanno questo tipo di problematiche; infatti si è riscontrata l’incidenza della familiarità. Alcuni sostengono invece che un fattore di rischio possa essere un intervento in anestesia totale nei primi 3 anni di vita. Comunque tutto questo non è ancora stato accertato definitivamente. Grazie per la risposta, adesso tutto è più chiaro. Ma, anche se ce ne ha già un po’ parlato, ci può chiarire se l’ambiente familiare influisce su questi disturbi? Se sì, quanto? La famiglia influisce sicuramente sulla progressione del disturbo, nel caso in cui esso non sia diagnosticato e non si sappia che le problematiche scolastiche dell’ individuo sono dovute a una neurodiversità e non a cattiva volontà da parte del bambino. Questo può comportare che il problema sfoci anche in disturbi del comportamento, d’ansia, inibizioni…. Tenendo conto anche di ciò che lei ha scritto sul sito, come ci si accorge che l’individuo ha un disturbo dell’apprendimento senza confonderlo con una normale pigrizia? A prescindere dal fatto che la certezza della presenza di un disturbo possiamo averla solo mediante test particolari, ci sono però dei campanelli di allarme, come un’eccessiva lentezza e un mancato miglioramento, anche in seguito ad interventi massicci di recupero. Nel caso in cui ci si accorga in un’età avanzata, secondo lei, come e quanto è possibile rimediare? Se si cerca di intervenire sul problema...

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Strumenti compensativi e misure dispensative per DSA

Gen 12, 15 Strumenti compensativi e misure dispensative per DSA

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  Nel dibattito sui disturbi di apprendimento si sente parlare spesso di azioni come compensare, dispensare, abilitare, riabilitare. Vediamo di fare un po’ di chiarezza su questi termini. Che differenza c’è tra abilitare, riabilitare, compensare e dispensare? ABILITARE e RIABILITARE Queste parole indicano l’azione d’intervento diretto sulla funzione deficitaria.  La riabilitazione è limitata nel tempo e  i benefici sono futuri. Si tratta d’interventi  personalizzati  che puntano a sviluppare competenze, in modo da favorire la completa autonomia dello studente.   L’abilitazione mira pertanto direttamente al potenziamento di un’abilità o di una funzione. COMPENSARE E’ l’opposto del riabilitare perché vuol dire sfruttare le funzioni integre ignorando quelle deficitarie. La compensazione è permanente e i benefici sono immediati. Essa offre un vantaggio funzionale indiretto:  l’abilità non è recuperata, ma si punta su strategie alternative per raggiungere analoghi risultati DISPENSARE appresenta il momento di una presa d’atto della situazione, pur  non modificando le competenze.  Dipende dagli altri e non dà autonomia.  Ha lo scopo di evitare che il disturbo possa comportare un generale insuccesso scolastico con ricadute personali, anche gravi. Prima di passare ad elencare alcuni strumenti compensativi, vorrei sottolineare che ognuno di essi deve essere sempre “personalizzato”.  Chi si occupa di bambini e ragazzi con DSA, sa benissimo quanto ognuno di loro sia un caso a parte.  Per questa ragione, gli strumenti non devono essere considerati come rigidi mezzi per aggirare le problematiche, ma vanno calibrati in base alle caratteristiche cognitive, emotive e psicologiche dell’alunno… Usiamo un’analogia:  quando è presente un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, vuol dire che è presente un’intelligenza in norma, ma vuol dire anche avere bisogno di compensare una mancanza di automatismo… Allora gli strumenti compensativi sono per i DSA, come gli occhiali per chi soffre di miopia:  gli occhiali devono essere calibrati sulla base delle diottrie, così come gli interventi per compensare devono essere adattati alle caratteristiche del bambino.  Questo vuol dire ad esempio che, se tra le indicazioni c’è di non far leggere ad alta voce, ma il bambino spontaneamente vuole leggere, non si...

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Aspetti emotivi del disturbo di apprendimento: alcune riflessioni

Nov 21, 14 Aspetti emotivi del disturbo di apprendimento: alcune riflessioni

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COME E’ LA VITA UN BAMBINO CON DSA?  QUALI SONO I SUOI VISSUTI, LE SUE EMOZIONI? Il Disturbo di Apprendimento incide pesantemente sulla vita scolastica e relazionale dei bambini e dei ragazzi.  Proviamo a riflettere: un bambino in età scolare trascorre buona parte della giornata a scuola e una buona parte del tempo rimanente a casa per svolgere i compiti scolastici. E’ cioè continuamente messo di fronte ai suoi fallimenti e, nel peggiore dei casi, ai rimproveri.  Immaginiamo il suo disagio se il disturbo non è adeguatamente riconosciuto e compensato!   QUALI SONO LE REAZIONI COMPORTAMENTALI DEL BAMBINO CHE SI CONFRONTA CON QUESTI PROBLEMI? Il bambino, a causa di un meccanismo di difesa personale, tende ad evitare le situazioni che lo mettono in difficoltà e in ansia, cioè, nel caso specifico dei bambini e ragazzi con DSA,  tutte quelle situazioni che richiedono una prestazione scolastica che risulta difficile. Accade perciò che si rifiuti di leggere, di scrivere,… evita nel complesso tutte quelle attività che per altri sono semplici e automatiche, ma che per lui rappresentano scogli insormontabili, scogli che non fanno altro che confermare un’immagine di sé svalutata. Questa modalità di “evitamento” varia a seconda del bambino, delle sue caratteristiche. Alcuni, infatti, mettono in atto reazioni comportamentali disturbanti o di tipo esplosivo, di aggressività, di rabbia e di opposizione. Altri, invece, quando si tratta di andare a scuola o fare i compiti, lamentano disturbi somatici, quali mal di testa, mal di pancia, nausea, ecc; altri, si colpevolizzano in continuazione per le proprie incapacità.   QUALI SONO LE CONSEGUENZE EMOTIVE E PSICOLOGICHE PER L’ALUNNO DSA? L’ingresso alla scuola primaria, a volte, coincide con il primo manifestarsi di problematiche emotive nel bambino con DSA, in quanto le difficoltà portano lo studente ad avere frequenti insuccessi a scuola. Questo susseguirsi di risultati negativi, cui si aggiungono frequenti rimproveri, è spesso devastante:  il bambino si sente non bravo come gli altri, si percepisce inferiore ai compagni. Questa situazione lo porta a sentirsi colpevole, poco amato dagli altri.  Tutto ciò mina la sua autostima,  la...

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Cosa sono i DSA: Disturbi dell’apprendimento

La scuola, per i bambini e i ragazzi,  non è solo un luogo dove imparano nozioni, ma anche un luogo dove crescono, si misurano con il mondo circostante, costruiscono la propria identità ed autostima. Il basso rendimento, la svogliatezza,  la distrazione,  fino a qualche anno fa, venivano considerati come pigrizia, scarso impegno e l’alunno era costantemente sgridato e punito. Le ultime acquisizione scientifiche, invece, hanno dimostrato come molte volte si tratti di veri e propri  Disturbi di Apprendimento. In questo caso, la diagnosi assume un ruolo decisivo per sbloccare le potenzialità e le capacità di questi bambini, per intervenire in modo efficace, rafforzare l’autostima ed ostacolare le problematiche emotive connesse a queste situazioni. Con il termine disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) ci si riferisce ad un gruppo di disturbi consistenti in significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità di lettura, scrittura e matematica.  Ogni disturbo specifico può presentarsi in isolamento (raramente) o in associazione (più tipicamente) ad altri disturbi specifici ed è un problema di natura neurobiologica.  Il bambino con DSA nella scuola primaria si trova precocemente ad affrontare una situazione di forte disagio: mentre i compagni di classe imparano rapidamente e con facilità a leggere e a scrivere, continua ad avere difficoltà insormontabili, continua a rifare gli stessi errori banali, è lento.  Se il problema non viene riconosciuto, il disagio si trascinerà fino alla Scuola Secondaria e per tutto il percorso scolastico.  Queste difficoltà per lui stesso e per gli adulti non trovano ragione, dato che di solito appare come un bambino normale che nel gioco e in altre attività mostra intelligenza e partecipazione. Quasi inevitabilmente l’insuccesso nell’apprendimento di alcune attività elementari porta a vissuti di sfiducia, al calo dell’autostima, alla convinzione di essere poco intelligenti oppure di essere incapaci, o pigri e svogliati.  Da un lato il bambino può presentare un comportamento chiuso in sé stesso, evita il confronto, cerca di nascondersi (per es. vuole stare nell’ultimo banco), parla poco; dall’altro lato può presentare sentimenti di rabbia che portano a comportamenti disturbanti, talora opposizione e...

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Come trattiamo i DSA: interventi specialistici

Giu 05, 13 Come trattiamo i DSA: interventi specialistici

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Diagnosi dei DSA La diagnosi è effettuata attraverso la somministrazione dei test di valutazione delle abilità scolastiche, congrui per età e classe frequentata dal bambino/a e test multidimensionali per la valutazione del livello intellettivo (WISC IV – WISC III). Lo strumento attualmente più utilizzato per la valutazione di livello della lettura in età evolutiva sono le Prove di lettura MT (Cornoldi, Colpo & Gruppo MT, 1981); un’altro strumento di grande utilità è la Batteria per la valutazione della Dislessia e della Disortografia Evolutiva (Sartori, Job, Tressoldi, 1995), un test che mira a fornire una diagnosi differenziale dei disturbi di lettura e scrittura.  Inoltre, molto utile per una valutazione di livello delle abilità di scrittura è la Batteria per la valutazione della scrittura e della competenza ortografica (Tressoldi, Cornoldi, 1991). La comunità scientifica internazionale ha stabilito un criterio fondamentale per la definizione e la diagnosi dei  DSA: il criterio della discrepanza. Come suggerisce la stessa parola, i DSA sono caratterizzati e si identificano da una inattesa “scollatura”,  “divario”, tra livello intellettivo generale (comunemente detto “intelligenza”) e riuscita negli apprendimenti di base. Un bambino con un’intelligenza nella media e un’abilità di lettura significativamente inferiore rispetto a quella dei coetanei, mostra appunto una discrepanza inattesa, che potrebbe indicare la presenza di un disturbo specifico dell’apprendimento. D’altra parte, non può essere diagnosticato chi ha un’abilità di lettura, scrittura o calcolo inferiore a quella dei coetanei, ma anche un livello intellettivo sotto la media: non c’è alcuna discrepanza se i risultati negli apprendimenti sono in linea con le potenzialità intellettive generali. La valutazione del livello intellettivo costituisce quindi un punto fisso nella diagnosi dei DSA e si svolge attraverso la somministrazione dei cosiddetti “test di intelligenza”. Tra questi i più noti e utilizzati test d’intelligenza globale sono le scale Wechsler. La scala WISC sta per Wechsler Intelligence Scale  for  Children,  ossia scala d’intelligenza Wechsler per bambini. E’ il più classico  test d’intelligenza per bambini dai 6 ai 16 anni ed è costituito da  una serie di prove di varia natura chiamate subtest. Trattamento disturbi specifici dell’apprendimento Il...

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Di cosa si occupa la psicologia scolastica

Mag 23, 13 Di cosa si occupa la psicologia scolastica

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La Psicologia Scolastica è la disciplina che studia i problemi di apprendimento, di comportamento, psicologici e relazionali nella scuola, supportando inoltre i genitori, perché le famiglie non possono essere escluse dal percorso scolastico dei loro figli. Si occupa in particolare dell’area dello svantaggio scolastico che comprende problematiche diverse e che viene indicata come Area dei Bisogni Educativi Speciali (Special Educational Needs), includendo sia le difficoltà certificabili, sia quelle non certificabili. La psicologia scolastica si focalizza principalmente su due aspetti: ricerca le motivazioni che rendono uno scolaro meno efficiente di un altro rileva la presenza di gravi o lievi anomalie, per le quali propone un’assistenza sistematica per l’intero ciclo degli studi o per il periodo di tempo necessario alla soluzione del problema   Sono usati pertanto strumenti e tecniche per la valutazione dei livelli di apprendimento (stili di apprendimento; stili cognitivi, ecc…), per la valutazione dei disturbi dell’apprendimento, di problematiche comportamentali, nonché per la valutazione di variabili socio-relazionali, motivazionali, emotivo-affettive. Le aree di intervento, inoltre, sono l’orientamento scolastico, la prevenzione delle difficoltà di apprendimento, del disagio psicosociale, della dispersione scolastica. Questa disciplina si occupa, infine, della  progettazione e dell’intervento rivolto agli alunni nei casi di difficoltà o disturbi dell’apprendimento, di difficoltà socio-relazionali, di disturbi del comportamento (iperattività; bullismo; ecc.), di gravi disturbi cognitivi, nonché di interventi di supporto rivolti a genitori e...

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