{"id":2380,"date":"2019-03-04T11:27:47","date_gmt":"2019-03-04T10:27:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centropsicologiamonza.it\/psicoterapia\/?p=2380"},"modified":"2024-09-03T15:11:29","modified_gmt":"2024-09-03T13:11:29","slug":"il-disturbo-da-binge-eating-caratteristiche-cliniche-e-aspetti-emotivi-delle-abbuffate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropsicologiamonza.it\/psicoterapia\/il-disturbo-da-binge-eating-caratteristiche-cliniche-e-aspetti-emotivi-delle-abbuffate\/","title":{"rendered":"Il Disturbo da Binge Eating: caratteristiche cliniche e aspetti emotivi delle abbuffate."},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Di <a href=\"https:\/\/www.centropsicologiamonza.it\/psicoterapia\/equipe\/maria-grazia-galimberti\/\">Maria Grazia Galimberti<\/a> e Lisa Carrara<br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cos&#8217;\u00e8 il Disturbo da Binge Eating?<\/h3>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Disturbo da Binge-Eating<\/strong> (BED) \u00e8 stato riconosciuto per la prima volta come <strong>Disturbo del Comportamento Alimentare<\/strong> a s\u00e9 stante nella quinta e ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5). <br>Secondo i criteri previsti dal Manuale la caratteristica principale del BED \u00e8 la presenza di <strong>ricorrenti episodi di abbuffata<\/strong> (Criterio A), che devono verificarsi, mediamente, <strong>almeno 1 volta a settimana per 3 mesi<\/strong> (Criterio D). Un \u201cepisodio di abbuffata\u201d (traduzione italiana del termine anglosassone \u201cbinge-eating\u201d) consiste nel <strong>mangiare in un determinato periodo di tempo una quantit\u00e0 di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso periodo di tempo<\/strong> (es. meno di due ore) e in circostanze simili (Criterio A1). <br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Durante le abbuffate, generalmente, vengono ingeriti<strong> cibi ritenuti \u201ccattivi o ingrassanti\u201d<\/strong>, con una preferenza per gli alimenti ricchi di carboidrati o di grassi e che non richiedono troppa preparazione per essere cucinati, n\u00e9 masticazione per essere assunti (in particolare dolci, gelati, pane, toast, cioccolata\u2026). Tuttavia studi accurati hanno evidenziato che <strong>ci\u00f2 che caratterizza gli episodi di abbuffata non \u00e8 tanto la qualit\u00e0 dell\u2019alimento o il desiderio incontrollato di uno specifico alimento, quanto piuttosto l\u2019anomalia nella quantit\u00e0 di cibo consumato,<\/strong> con un introito calorico che varia tra le 1.000 e le 20.000 calorie per singolo episodio. Il DSM 5 annovera infatti tra gli aspetti peculiari delle abbuffate (Criterio B) <strong>il mangiare grandi quantit\u00e0 di cibo senza essere realmente affamati o il mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni. <\/strong><br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le abbuffate avvengono solitamente in solitudine e in segreto<\/strong>, tanto che tale comportamento riesce ad essere mantenuto nascosto ai familiari anche per molti anni; inoltre solo raramente vengono programmate, risultando quindi come un <strong>comportamento di natura impulsiva e compulsiva<\/strong>. <br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Un aspetto fondamentale che accompagna l\u2019episodio di abbuffata \u00e8 la <strong>sensazione di perdita di controllo<\/strong> (Criterio A2), che si esprime ad esempio attraverso l\u2019incapacit\u00e0 di astenersi dal mangiare, di smettere di mangiare una volta incominciato o di controllare cosa e quanto si sta mangiando. Si tratta quindi di una sensazione molto variabile da individuo a individuo: alcuni sperimentano la perdita di controllo prima di iniziare a mangiare, altri gradualmente mentre stanno mangiando, altri ancora improvvisamente se si rendono conto di aver mangiato troppo oppure se si sentono gonfi e grassi. <strong>La perdita di controllo viene descritta dai soggetti con BED come l\u2019aspetto pi\u00f9 fastidioso e stressante delle abbuffate, insieme al profondo disagio che ne consegue<\/strong> (Pawaskar et. Al., 2016).  <br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il DSM 5 annovera tra i criteri del Disturbo da Binge Eating la presenza di <strong>\u201cmarked distress\u201d<\/strong> (Criterio C), ossia di un <strong>marcato disagio<\/strong> riguardo le abbuffate. I primi momenti dell\u2019abbuffata sono spesso piacevoli, le emozioni negative vengono placate e scompaiono la fame e il senso di deprivazione; questi effetti positivi durano per\u00f2 poco e vengono sostituiti da <strong>disgusto, senso di colpa e depressione autosvalutativa<\/strong>. <strong>Ci\u00f2 incide profondamente sulla qualit\u00e0 di vita degli individui che \u00e8 infatti significativamente ridotta: si vergognano per la proprio scarsa forza di volont\u00e0<\/strong>, <strong>si sentono in colpa per il loro comportamento e provano un profondo disgusto verso se stessi e assenza di speranza. <br>I pi\u00f9 recenti dati empirici rivelano che la maggior parte degli individui con BED presenta un\u2019elevata comorbidit\u00e0 con altri disturbi psichiatrici (tra il 67% e il 79% dei casi), con una prevalenza per i disturbi d\u2019ansia e i disturbi dell\u2019umore e in particolare il disturbo depressivo.<\/strong> Nella maggior parte dei casi la depressione, essendo una conseguenza al disturbo dell\u2019alimentazione, scompare una volta che il comportamento alimentare si \u00e8 normalizzato; tuttavia a volte, anche dopo la normalizzazione dell\u2019alimentazione, rimane la sensazione di scarso valore personale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Abbuffate ed emozioni: un circolo vizioso<\/h3>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Il legame esistente tra stati emotivi e Disturbo da Binge Eating (BED) non si limita al marcato disagio vissuto in relazione alle abbuffate<\/strong>. La crescente attenzione empirica e clinica ai meccanismi che innescano le abbuffate ha evidenziato infatti <strong>il ruolo peculiare svolto dalle emozioni<\/strong>, tanto che <strong>una spiegazione ampiamente condivisa del perch\u00e9 si verifichino le abbuffate viene fornita proprio dal modello delle emozioni<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p><br>Tale modello nasce come alternativa al <strong>modello della restrizione<\/strong> secondo cui le abbuffate sarebbero la <strong>diretta conseguenza di una dieta ferrea<\/strong>, con il verificarsi della maggior parte degli episodi di abbuffata durante periodi di restrizione alimentare. <\/p>\n\n\n\n<p>Sono due i limiti cui va in contro questo modello: <\/p>\n\n\n\n<p>1) alcune persone che si abbuffano non hanno messo in atto precedenti comportamenti di restrizione alimentare; <\/p>\n\n\n\n<p>2) in alcuni casi gli antecedenti delle abbuffate non sono legati a stimoli di fame o di appetito ma piuttosto a stati emotivi negativi. <br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il modello delle emozioni<\/strong>, cui afferiscono numerosi contributi teorici ed empirici, <strong>si propone di superare i limiti del modello della restrizione<\/strong> e suggerisce <strong>due possibili processi capaci di spiegare il legame tra abbuffate e stati emotivi negativi:<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><br>a) <strong>\u201cil processo del blocco delle emozioni\u201d<\/strong> secondo il quale le abbuffate avrebbero la funzione di allontanare l\u2019attenzione dell\u2019individuo da stati emotivi per lui intollerabili;<\/p>\n\n\n\n<p><br>b) <strong>\u201cil processo della fuga dall\u2019autoconsapevolezza\u201d<\/strong> per cui le abbuffate sarebbero la conseguenza di una sorte di restringimento cognitivo che l\u2019individuo utilizza per fuggire dalla consapevolezza di stati emotivi negativi o situazioni minaccianti l\u2019autostima. Attraverso il restringimento cognitivo il soggetto si focalizza solo sulle conseguenze a breve termine delle abbuffate (es. aspetti positivi derivanti dal placare le emozioni negative) e non su quelle a lungo termine (es. conseguenze fisiche, psicologiche\u2026). <br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Entrambe i processi rimandano ad un aspetto ricorrente nei casi di Disturbo da Binge Eating, ossia<strong> la mancanza di strategie emotive adattive<\/strong>: la ridotta o assente capacit\u00e0 di gestire e rispondere in modo funzionale alle difficolt\u00e0 quotidiane (dalle piccole scocciature alle situazioni di maggiore gravit\u00e0) pu\u00f2 aumentare sia la possibilit\u00e0 di esperire stati emotivi negativi sia il ricorso a strategie di regolazione affettiva alternative che per\u00f2 sono disadattive (es. soppressione, ruminazione\u2026).<br>    <\/p>\n\n\n\n<p>Il modello delle emozioni evidenzia che <strong>gestire le emozioni attraverso le abbuffate crea un circolo vizioso:<\/strong> se <strong>da un lato le abbuffate fungono da aiuto per affrontare a breve termine gli stati emotivi negativi, dall\u2019altro tale comportamento non porta ad affrontare e risolvere i fattori che contribuiscono a sviluppare i problemi emotivi coinvolti. <\/strong><br>    <strong>Le abbuffate<\/strong>, infine, qualunque sia il meccanismo che le inneschi, <strong>danno spesso luogo a emozioni negative<\/strong> (marcato disagio, senso di colpa, disgusto verso se stessi) <strong>che a loro volta rischiano di innescare ulteriori episodi di abbuffata.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, attualmente si ritiene che le abbuffate possano verificarsi per differenti motivi (variabili anche all\u2019interno dello stesso individuo) e che <strong>sia gli effetti psicologici e biologici della dieta restrittiva<\/strong> (modello della restrizione alimentare) <strong>sia le emozioni negative<\/strong> (modello delle emozioni) <strong>contribuiscano all\u2019insorgenza e al mantenimento delle abbuffate<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Comprendere i meccanismi che conducono alle abbuffate ha importanti <strong>implicazioni terapeutiche<\/strong>; l\u2019esperienza clinica suggerisce che nei casi in cui le abbuffate si verifichino nel contesto di un regime alimentare restrittivo sia pi\u00f9 utile cercare di eliminare prima la dieta ferrea e poi, se le abbuffate persistono, lavorare sui fattori sottostanti gli stati emotivi negativi e promuovere l\u2019acquisizione di strategie emotive adattive (es. accettazione, rielaborazione\u2026).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per avere maggiori informazioni o richiedere un consulto psicologico contatta il Centro Clinico di Psicologia di Monza:&nbsp;<br>039.9416276 \u2013 info@centropsicologiamonza.it<br><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Dott.ssa Maria Grazia Galimberti, Psicologa, Psicoterapeuta, Referente <a href=\"https:\/\/www.centropsicologiamonza.it\/psicoterapia\/area-disturbi-del-comportamento-alimentare-dca\/\">Area Disturbi del Comportamento Alimentare<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\n\nPhoto by&nbsp;<a href=\"https:\/\/unsplash.com\/photos\/pLKgCsBOiw4?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Eaters Collective<\/a>&nbsp;on&nbsp;<a href=\"https:\/\/unsplash.com\/search\/photos\/food-messy?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Unsplash<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h4>\n\n\n\n<p><br>Dalle Grave R. (2013), Alle mie pazienti dico. Informazione e auto-aiuto per superare i disturbi dell\u2019alimentazione. Positive Press, Verona 2013.<br>Dingemans A., Danner U. e Parks M. (2017), Emotion Regulation in Binge Eating Disorder: a review. Nutrients 2017, 9.<br>Pawaskar M., Solo K., Valant J., Schmitt E., Nwankwo M. e Hermann B.K. (2016), Characterization of Binge Eating Behavior in individuals with Binge Eating Disorder in an adult population in the United States. Primary Care Companion CNS Disorder, 18 (5).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Maria Grazia Galimberti e Lisa Carrara Cos&#8217;\u00e8 il Disturbo da Binge Eating? Il Disturbo da Binge-Eating (BED) \u00e8 stato riconosciuto per la prima volta come Disturbo del Comportamento Alimentare a s\u00e9 stante nella quinta e ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5). 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