{"id":1360,"date":"2015-04-13T15:43:55","date_gmt":"2015-04-13T13:43:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centropsicologiamonza.it\/psicoterapia\/?p=1360"},"modified":"2024-09-03T15:12:47","modified_gmt":"2024-09-03T13:12:47","slug":"le-interviste-del-centro-clinico-di-psicologia-3-i-disturbi-di-personalita-e-le-psicosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centropsicologiamonza.it\/psicoterapia\/le-interviste-del-centro-clinico-di-psicologia-3-i-disturbi-di-personalita-e-le-psicosi\/","title":{"rendered":"Le interviste del Centro Clinico di Psicologia #3: i disturbi di personalit\u00e0 e le psicosi"},"content":{"rendered":"<h3>Shutter Island: realt\u00e0 o allucinazione?<\/h3>\n<p>a cura di Vanessa Collerone e Eleonora Pizzocri, studentesse del Liceo Carlo Porta, Monza.<\/p>\n<p>Intervista alla dottoressa Cecilia Ricci Mingani, referente dell&#8217;area Disturbi della personalit\u00e0 e psicotici<\/p>\n<h4>Buongiorno dottoressa! Pronta? Cominciamo?<\/h4>\n<p>Bene, allora ci dica da cosa derivano i disturbi di personalit\u00e0 e psicosi?<br \/>\nNon si pu\u00f2 parlare di una singola causa scatenate, ma di una serie di fattori che determinano il disturbo grave; essi sono fattori biologici, psicologici e sociali. \u00c8 proprio l\u2019interazione tra sensibilit\u00e0 genetica, processi intrapsichici, attraverso cui l\u2019individuo interagisce con il mondo, e contesto sociale nel quale la persona vive, fa esperienze e cresce, che spiega e determina la gravit\u00e0 psicopatologica, un solo fattore non \u00e8 sufficiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>E dunque ci sono dei segni premonitori, qualche segnale che ci avverte?<\/h4>\n<p>La letteratura scientifica concorda nel stabilire un&#8217;et\u00e0 specifica per l&#8217;esordio del disturbo grave, psicotico o meno, i 17\/18 anni e 25 anni, all\u2019ingresso dell\u2019adolescenza, dove l\u2019individuo \u00e8 alle prese con la strutturazione della propria identit\u00e0.<br \/>\nEsistono per\u00f2 dei segnali di disagio precedenti l\u2019esordio: durante lo sviluppo infatti l&#8217;individuo pu\u00f2 dimostrare difficolt\u00e0 nell\u2019area cognitiva, linguistica, motoria e sociale. Non \u00e8 detto che tutti questi segnali successivamente evolvano in un disturbo grave, ma sono comunque significativi della sofferenza dell\u2019individuo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Adesso avremmo una domanda di chiarificazione, in cosa consiste il disturbo istrionico?<\/h4>\n<p>\u00c8 un disturbo di personalit\u00e0, pi\u00f9 o meno grave, in cui l&#8217;individuo manifesta in modo accentuato la propria emotivit\u00e0, attraverso teatralizzazioni ed esplosioni esterne di stati interni.<br \/>\nL&#8217;individuo \u00e8 in una costante ricerca di attenzioni, anche utilizzando il proprio corpo, che diventa strumento di provocazione e seduzione per instaurare delle relazioni, che risultano comunque poco significative.<br \/>\nNon appartiene alle psicosi, in quanto il contatto con la realt\u00e0 viene mantenuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Bene, pu\u00f2 portarci un esempio?<\/h4>\n<p>Quando lavoravo in comunit\u00e0 psichiatrica, ricordo una ragazza che, durante un pasto, si era versata in testa dell&#8217;acqua per avere l\u2019attenzione di tutti e poi, allo stesso scopo, buttarsi a terra volontariamente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Invece portando il caso di un disturbo di dipendenza, come reagisce la persona da cui dipende l&#8217;individuo ?<\/h4>\n<p>Dipende dalla struttura di personalit\u00e0 del soggetto, c\u2019\u00e8 chi si sente gratificato e potente nel vivere questa dipendenza, altri invece si sentono soffocare per la troppa presenza, per le continue richieste e rassicurazioni ed agiscono in termini d\u2019allontanamento dal dipendente, provocando una sofferenza profonda nel paziente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Nel caso invece di un individuo che ha delle allucinazioni, come vive una volta presa coscienza che quello che vede o che sente non ha corrispondenza nella realt\u00e0? Come glielo si comunica?<\/h4>\n<p>Non si pu\u00f2 dire ad un paziente allucinato che quello che vede o che sente non \u00e8 reale perch\u00e9 \u00e8 la sua realt\u00e0, per lui esiste e reagirebbe alla nostra critica aggressivamente o scappando via. Pian piano invece si porta il soggetto alla critica personale delle allucinazioni, condividendo l\u2019angoscia sottostante che le ha prodotte e facendogli sperimentare, nel lavoro psicoterapeutico, che \u00e8 una modalit\u00e0 difensiva di cui ha avuto bisogno per relazionarsi con il mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Ma che differenze ci sono tra allucinazione e delirio?<\/h4>\n<p>I deliri sono costruzioni strutturate di un pensiero complesso che distorce la realt\u00e0 comune esterna ed assumono una valenza significativa, praticamente inattaccabile; essi possono avere diversi temi, dalla sensazione di essere perseguitati e spiati, a sensazioni di grandiosit\u00e0 e potere, ad altri dai contenuti mistici.<br \/>\nLe allucinazioni sono invece delle percezioni uditive, visive o tattili distorte, senza una stimolazione ambientale corrispondente: si pu\u00f2 vedere, sentire o toccare una cosa che non ha un riscontro aderente alla realt\u00e0.<br \/>\nCon le allucinazioni possono essere copresenti al delirio o meno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Ci parli di un delirio o di un&#8217;allucinazione che l&#8217;ha particolarmente colpita.<\/h4>\n<p>Un&#8217;allucinazione che mi ha particolarmente colpita \u00e8 successa all&#8217;inizio della mia esperienza clinica: una donna vedeva nel suo giardino dei nani che si tramutavano in mostri spaventosi e lei per sconfiggerli si \u00e8 buttata su essi riportando gravi lesioni corporee.<br \/>\nPortando l&#8217;esempio di un delirio, invece, mi \u00e8 capitato un caso di un signore che pensava di essere terzo figlio della lupa che aveva allevato Romolo e Remo, ma che poi a differenza di quest\u2019ultimi non aveva avuto tanta fama.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Com&#8217;\u00e8 strutturato un colloquio?<\/h4>\n<p>Solitamente ricevo la telefonata dei familiari che desiderano capire come gestire la situazione di un loro familiare con disturbo grave in casa oppure chiedono un aiuto diretto al parente che sta male.<br \/>\nBisogna quindi capire come intervenire, chi (tra famiglia e soggetto sofferente) \u00e8 motivato ad affrontare un percorso di valutazione diagnostica e poi successiva terapia.<br \/>\nCi sono casi in cui non c\u2019\u00e8 la disponibilit\u00e0 della persona che soffre ad iniziare nemmeno un percorso psicodiagnostico, ma esiste un disagio familiare estremamente elevato: si lavora pertanto con la famiglia, fornendo loro uno spazio di condivisione e gestione delle angosce, per trovare uno stile comunicativo nuovo per relazionarsi efficacemente con chi soffre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Considerando che spesso la psicosi ha un decorso cronico, in cosa consiste la cura e la guarigione di queste patologie?<\/h4>\n<p>C&#8217;\u00e8 da premettere che non tutte le psicosi tendono a cronicizzarsi. Se le difficolt\u00e0 non vengono curate in tempo, possono non essere del tutto sanabili, ma se si agisce tempestivamente con interventi integrati si pu\u00f2 riuscire a garantire un funzionamento che permette una vita migliore, non di ritiro forzato dal mondo in quanto fonte di angosce incontenibili. Il paziente potr\u00e0 quindi fare determinate esperienze ( per esempio lavorare, studiare, avere hobbies\u2026) in modo differente, con una struttura psichica meno fragile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Come si crea l&#8217;alleanza tra paziente e psicologo?<\/h4>\n<p>L\u2019alleanza si crea inizialmente attraverso la valutazione e condivisione del quadro psicodiagnostico, ossia ci\u00f2 che vive il paziente, non le etichette, ma le paure, le angosce, le risorse, quindi il mondo interno del paziente che si rivolge a me.<br \/>\nAttraverso questa condivisione, il paziente si sente compreso ed inizia cos\u00ec a sentire di potersi fidare dell\u2019altro per affrontare le sue problematiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>In che modo e con quali mezzi si reintegra l&#8217;individuo nella societ\u00e0? Come reagiscono generalmente gli altri?<\/h4>\n<p>Il tipo di risocializzazione dipende dalla gravit\u00e0 del ritiro. Se la sofferenza del soggetto ha elicitato un ritiro massiccio dalle relazioni, si possono strutturare interventi di riabilitazione psichiatrica con educatori esperti che aiutino il soggetto a fare esperienze a contatto con il mondo, che da tempo, o a volte mai, ha fatto. Posso anche essere esperienze semplici, quali andare a bere il caff\u00e8 al bar, fare la spesa, andare dal parrucchiere o in piscina, ma che aiutano il paziente a sentirsi adeguato e competente sul fare e prendersi cura di s\u00e9.<br \/>\nCi sono poi delle altre attivit\u00e0 terapeutiche pi\u00f9 strutturate, come l&#8217;arteterapia o la musicoterapia, volte ad esprimere parti di s\u00e9 attraverso canali comunicativi diversi dal linguaggio linguistico e con l\u2019effetto secondario, non per importanza, di facilitare l\u2019instaurarsi di nuove relazioni all&#8217;interno del gruppo dei partecipanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Che ruolo ricopre la famiglia nel disturbo e nella terapia?<\/h4>\n<p>La famiglia ricopre un ruolo molto importante, pi\u00f9 collabora e meglio \u00e8.<br \/>\nLa famiglia \u00e8 determinante nel decorso della malattia e nell\u2019evitare soprattutto delle ricadute: creare un ambiente pi\u00f9 sereno, in cui l\u2019interazione \u00e8 meno conflittuale e rigida , il riconoscimento delle capacit\u00e0 e risorse prendono il posto delle critiche, l\u2019affettivit\u00e0 \u00e8 fluida e le aspettative sono aderenti alle capacit\u00e0 del soggetto, aiuta il paziente ad abbassare lo stato di allarme e d\u2019angoscia. Se invece la famiglia delega totalmente la cura, gli interventi risultano pi\u00f9 difficili e a volte assolutamente inutili. La famiglia pu\u00f2 e deve fare la sua parte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Dopo aver ascoltato un paziente che delira per un&#8217;intera seduta cosa si porta a casa?<\/h4>\n<p>I pazienti che arrivano da me difficilmente delirano un\u2019intera seduta, ma quando mi \u00e8 capitato, \u00e8 stato importante l\u2019invio dallo psichiatra per un contenimento a livello farmacologico. Una volta ristabilito l\u2019equilibrio psichico minimo, ci possono poi essere momenti pi\u00f9 o meno frequenti in cui il paziente grave si riacutizza: bisogna imparare a filtrare e a schermarsi un po\u2019 dalla sua angoscia, anche se molto potente, per evitare che immobilizzi il nostro pensiero e le azioni terapeutiche necessarie da compiere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Da professionista quale lei \u00e8, risulta possibile conciliare il lavoro con un&#8217;eventuale famiglia?<\/h4>\n<p>Per me \u00e8 stato faticoso, ma comunque possibile . La lunga formazione professionale mi ha portato a fare delle scelte ed anche temporanee rinunce, ma chi non ne fa? Sono felice di essermi prima concessa del tempo per raggiungere ci\u00f2 a cui aspiravo e desideravo in ambito lavorativo, anche se la mia preparazione professionale \u00e8 ancora in essere, e successivamente soddisfare altri desideri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Shutter Island: realt\u00e0 o allucinazione? a cura di Vanessa Collerone e Eleonora Pizzocri, studentesse del Liceo Carlo Porta, Monza. Intervista alla dottoressa Cecilia Ricci Mingani, referente dell&#8217;area Disturbi della personalit\u00e0 e psicotici Buongiorno dottoressa! Pronta? Cominciamo? Bene, allora ci dica da cosa derivano i disturbi di personalit\u00e0 e psicosi? 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