Quando la coppia va in crisi: come e perché prendersene cura

Ott 08, 14 Quando la coppia va in crisi: come e perché prendersene cura

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  La crisi di coppia è un evento fisiologico del legame affettivo tra due persone che stanno insieme e che condividono un progetto di vita: convivenza, matrimonio, famiglia con figli. La crisi può essere un importante momento evolutivo che permette ai partner di riorganizzarsi sul piano emotivo e relazionale, dinnanzi a eventi stressanti interni o esterni alla coppia stessa: perdita di interesse reciproco, tradimenti, malattie, licenziamenti, lutti. Allo stesso modo, una fisiologica crisi di coppia può sopraggiungere a seguito di un evento aspettato e desiderato, come ad esempio la nascita di un figlio o il suo ingresso in adolescenza, ma che richiede a ciascuno un cambiamento dei precedenti assetti relazionali e di vita quotidiana. L’esito della crisi dipende dalla modalità con cui i partner affrontano il conflitto e le turbolenze emotive proprie di ogni relazione intima. Quando la coppia si trova in una situazione di stallo rispetto a un momento di crisi, dominata da sensazioni d’immobilità relazionale (né con te, né senza di te), oppure quando la comunicazione risulta ormai compromessa (litigi, incomprensioni, rivendicazioni reciproche) è indicata una consulenza specialistica che aiuti i partner ad affrontare la crisi cercando possibili vie di risoluzione.   Che cos’è la Consulenza Psicologica per la coppia? E’ un intervento clinico – di diagnosi e cura – per le relazioni di coppia. Attraverso colloqui psicologici di natura esplorativa e ricostruttiva delle dinamiche affettive e relazionali, i partner (insieme o individualmente) possono sviluppare una migliore comprensione dei problemi e una più profonda consapevolezza delle proprie risorse per affrontarli. Vediamo persone di ogni età, indipendentemente dal loro stato civile (coniugati, conviventi, separati/divorziati, single) e dall’orientamento sessuale. Per quali problemi è indicata? Nelle crisi di coppia (incomprensioni, difficoltà di comunicazione, frequenti litigi, tradimenti, distanziamenti di rapporto, difficoltà sessuali), per analizzare i conflitti e trovare una possibile via di risoluzione. Nelle situazioni di separazione e divorzio, per riorganizzare i legami nella quotidianità della nuova vita con i figli, con gli ex, con la famiglia d’origine e allargata, con i nuovi partner. In caso di difficoltà...

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Famiglia e disturbi dell’alimentazione: quale relazione, quale comportamento?

Set 06, 14 Famiglia e disturbi dell’alimentazione: quale relazione, quale comportamento?

Posted by in Blog, Disturbi Alimentari

È’ noto che l’eziologia dei Disturbi dell’Alimentazione è complessa, ed è semplicistico poter definire un’unica causa, purtroppo, l’opinione che certe attitudini dei genitori siano la causa primaria persiste tuttora, (nonostante non ci siano studi scientifici evidenti.) Gli stereotipi sulle cause familiari dei Disturbi dell’Alimentazione sono particolarmente frequenti nei media e queste forme di disinformazione possono portare sia le persone affette da DCA sia i loro familiari ad avere idee sbagliate sulle cause del problema e di conseguenza peggiorare la malattia e le relazioni familiari. Sembra – come evidenziano alcuni recenti studi – che l’unico elemento che può giocare un ruolo nel mantenere, o nell’aggravare il disturbo dell’alimentazione sia L’ EMOTIVITA’ ESPRESSA FAMILIARE, cioè la misura delle attitudini e dei comportamenti verso un membro della famiglia ammalato. In generale si può dire che le famiglie con un’elevata emotività espressa sono più critiche, più ostili ed eccessivamente coinvolte emotivamente. E’ fondamentale, quindi, aiutare i genitori a migliorare le loro attitudini e comportamenti nei confronti del membro della famiglia ammalato, affinché il trattamento psicoterapico sia più efficace. Come scrive Riccardo Dalle Grave: i genitori devono sapere che quello che è accaduto alla propria figlia/o non è una conseguenza di una scelta personale o di una mancanza di volontà, ma è il frutto di una malattia che ha un nome (disturbo dell’alimentazione), delle cause e che risponde a specifiche cure. Ogni genitore dovrebbe riflettere se nei confronti della figlia affetta da disturbo dell’ alimentazione adotta lo stesso atteggiamento che terrebbe se la figlia soffrisse di una grave malattia biologia. E’ fondamentale comprendere che chi soffre di un disturbo dell’alimentazione ha uno scarso controllo della sua malattia e che deve essere aiutato per riuscire a sconfiggerla. Aiutare a sconfiggere una malattia grave come il disturbo dell’alimentazione non significa combattere contro la propria figlia ma contro una malattia che l’ha sopraffatta. Per tale motivo è importante evitare di etichettare la figlia come anoressica o bulimica, ma come una persona affetta da una malattia che si chiama anoressia nervosa o bulimia...

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