Gli Esperti Supporto tra Pari: dall’esperienza personale ad una futura professione.

  In occasione delle serate rivolte ai familiari, organizzate dal Gruppo DP&P – Orientamento, supporto e cura dei disturbi di personalità e delle psicosi – a Saronno, dal titolo “Conoscere e comprendere i disturbi psicotici”, abbiamo avuto l’opportunità di invitare all’incontro conclusivo dedicato ai servizi sul territorio un ESP, Esperto Supporto tra Pari.   CHI SONO GLI ESPERTI SUPPORTO TRA PARI? L’Esperto in Supporto tra Pari (ESP) è, o è stato, un utente dei Servizi di salute mentale che trae, dalla propria esperienza di malattia, un punto di forza in grado di fornire una diversa prospettiva, a se stesso e ad altri pazienti, per affrontare il percorso terapeutico. Proprio in questa ottica non si sostituisce ai normali operatori previsti dai Servizi ma affianca gli stessi operatori svolgendo un ruolo unico e non da questi imitabile: offre un maggiore impatto empatico-relazionale “alla pari” che, nella nostra esperienza, ha umanizzato molti percorsi di cura. In tal modo l’ESP va a svolgere una funzione non realizzabile dagli operatori: diventa una ‘prova vivente’ del possibile cambiamento ed offre quella quota di speranza possibile, non mutuabile dall’operatore ma soltanto da chi ha attraversato la malattia in prima persona. Nelle nostre esperienze, come in molte esperienze anglosassoni, l’ESP mantiene un riferimento col Servizio di salute mentale tramite operatori con funzioni di tutor . L’ESP ha vissuto in prima persona la malattia mentale, sviluppando, quindi, un sapere basato sull’esperienza diretta (sapere esperienziale) e ha individuato un proprio percorso di guarigione basato, da un lato, sulla consapevolezza del proprio disturbo ma anche delle personali risorse e, dall’altro, sulla capacità di utilizzo dei Servizi di salute mentale e delle risorse della comunità.   COME SI DIVENTA ESPERTI SUPPORTO TRA PARI? Dopo aver conseguito con successo un apposito percorso di formazione che ne certifica l’idoneità al Supporto tra Pari (StP), l’ESP può aiutare altre persone con problemi di salute mentale e disagio sociale offrendo capacità empatiche e di ascolto consolidate dalla sua stessa esperienza. Mediamente i corsi tenuti in Lombardia, a partire dal 2005,...

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Le interviste del Centro Clinico di Psicologia #3: i disturbi di personalità e le psicosi

Shutter Island: realtà o allucinazione? a cura di Vanessa Collerone e Eleonora Pizzocri, studentesse del Liceo Carlo Porta, Monza. Intervista alla dottoressa Cecilia Ricci Mingani, referente dell’area Disturbi della personalità e psicotici Buongiorno dottoressa! Pronta? Cominciamo? Bene, allora ci dica da cosa derivano i disturbi di personalità e psicosi? Non si può parlare di una singola causa scatenate, ma di una serie di fattori che determinano il disturbo grave; essi sono fattori biologici, psicologici e sociali. È proprio l’interazione tra sensibilità genetica, processi intrapsichici, attraverso cui l’individuo interagisce con il mondo, e contesto sociale nel quale la persona vive, fa esperienze e cresce, che spiega e determina la gravità psicopatologica, un solo fattore non è sufficiente.   E dunque ci sono dei segni premonitori, qualche segnale che ci avverte? La letteratura scientifica concorda nel stabilire un’età specifica per l’esordio del disturbo grave, psicotico o meno, i 17/18 anni e 25 anni, all’ingresso dell’adolescenza, dove l’individuo è alle prese con la strutturazione della propria identità. Esistono però dei segnali di disagio precedenti l’esordio: durante lo sviluppo infatti l’individuo può dimostrare difficoltà nell’area cognitiva, linguistica, motoria e sociale. Non è detto che tutti questi segnali successivamente evolvano in un disturbo grave, ma sono comunque significativi della sofferenza dell’individuo.   Adesso avremmo una domanda di chiarificazione, in cosa consiste il disturbo istrionico? È un disturbo di personalità, più o meno grave, in cui l’individuo manifesta in modo accentuato la propria emotività, attraverso teatralizzazioni ed esplosioni esterne di stati interni. L’individuo è in una costante ricerca di attenzioni, anche utilizzando il proprio corpo, che diventa strumento di provocazione e seduzione per instaurare delle relazioni, che risultano comunque poco significative. Non appartiene alle psicosi, in quanto il contatto con la realtà viene mantenuto.   Bene, può portarci un esempio? Quando lavoravo in comunità psichiatrica, ricordo una ragazza che, durante un pasto, si era versata in testa dell’acqua per avere l’attenzione di tutti e poi, allo stesso scopo, buttarsi a terra volontariamente.   Invece portando il caso di un disturbo...

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Senza te non vivo più: personalità dipendente e dipendenza affettiva

Parlare di dipendenze non sempre ha a che vedere con sostanze, gioco patologico o nuove tecnologie, a volte ci sono forme di dipendenza che vincolano in modo altrettanto stringente l’esistenza di un individuo ma che riguardano le relazioni fra le persone. La possibilità di dipendere da una persona significativa fa parte di un rapporto equilibrato e soddisfacente, se viene mantenuta una dimensione di reciprocità e di riconoscimento di sé stessi e dell’altro come persone distinte, con bisogni, aspirazioni e desideri che possono non sempre coincidere e per i quali é necessaria un’opera di mediazione. In questi casi si parla di interdipendenza. “Un’indipendenza autentica poggia sulla capacità di dipendere da altre persone, e di permettere ad altre persone di dipendere da noi. Dunque, più che di una polarità dipendenza-indipendenza sarebbe meglio parlare di dipendenze sane e dipendenze patologiche, definendo patologiche le forme «non negoziabili» di dipendenza o le pretese, eccessive e illusorie, d’indipendenza. Da una ricerca disperata dell’altro, visto come regolatore unico degli stati del Sé, a una fuga atterrita dall’altro, visto invece come minaccia alla propria integrità.” Si parla invece di dipendenza affettiva, patologica, quando il rapporto che una persona instaura con un altro affettivamente importante é caratterizzato dalla necessità di non essere abbandonato, non essere lasciato solo a provvedere ai propri bisogni. “La dipendenza patologica (e le dinamiche di potere che essa porta con sé) si basa su un’idea immodificabile dell’altro come oggetto «nutriente» esclusivo, o comunque molto idealizzato, e sempre a rischio di perdita, e su un’idea di sé come soggetto eternamente e assolutamente bisognoso, incapace di contribuire al proprio sostentamento e benessere”. Che caratteristiche ha una personalità dipendente?   Le personalità dipendenti sono estremamente preoccupate di perdere la persona verso la quale rivolgono le loro richieste di accudimento e di cura, di riconoscimento della propria persona e della propria vita. Si percepiscono spesso come incapaci di provvedere a sé, di far fronte alle difficoltà o ai propri stati emotivi se non affiancate da un’altra persona che reputano (talvolta senza un reale riscontro nella relazione) più forte,...

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Come trattiamo i disturbi di personalità e psicotici

Mar 06, 14 Come trattiamo i disturbi di personalità e psicotici

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Orientamento ai servizi pubblici Chi si trova ad affrontare per la prima volta la sofferenza mentale spesso non ha punti di riferimento per orientarsi nella cura. Magari ha già raccolto nel tempo alcuni segnali del malessere proprio o del proprio congiunto ma non sa a chi rivolgere i propri dubbi e le domande. Il Gruppo DP&P si propone come luogo per accogliere la domanda ed orientare se necessario verso il servizio pubblico, informando ed indicando le strutture presenti sul territorio e le modalità di accesso, le associazioni del terzo settore che possono offrire supporto. Consultazione psicodiagnostica Si tratta di un percorso a termine (numero predefinito di incontri) con uno psichiatra o con uno psicoterapeuta durante il quale si approfondisce il malessere della persona e si definisce la natura della sua sofferenza. In termini clinici si fa “diagnosi”: questo non significa solo dare un nome al disturbo presentato (il metodo più ampiamente diffuso è il DSM, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), ma anche delineare il “funzionamento psichico” della persona, ovvero come l’individuo affronta nel proprio personale modo le situazioni della vita, le relazioni e la sofferenza. Questo aiuta a comprendere che ruolo ha il disturbo psichico nella vita del paziente, a che cosa serve e orienta allo stesso tempo la cura verso soluzioni alternative al disagio. Il percorso di consultazione psicologica può comprendere una valutazione psicodiagnostica: si tratta della somministrazione di Test di personalità e sintomatologici che integrano le informazioni emerse dai colloqui di consultazione ed offrono così una visione più ampia ed approfondita del quadro clinico. I test sono somministrati da uno psicologo psicodiagnosta, specializzato nell’uso di questi strumenti. A completare il quadro può essere indicata una valutazione psichiatrica con un medico psichiatra, il quale darà ulteriori informazioni sulla diagnosi basandosi sui sintomi presenti al momento e sulla storia clinica – se presente – della persona e fornirà indicazioni sull’utilità di una cura farmacologia se necessario. La consultazione psicodiagnostica è di fondamentale importanza per fare una “fotografia” del problema riportato e per...

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