Cosa sono i DSA: Disturbi dell’apprendimento

La scuola, per i bambini e i ragazzi,  non è solo un luogo dove imparano nozioni, ma anche un luogo dove crescono, si misurano con il mondo circostante, costruiscono la propria identità ed autostima. Il basso rendimento, la svogliatezza,  la distrazione,  fino a qualche anno fa, venivano considerati come pigrizia, scarso impegno e l’alunno era costantemente sgridato e punito. Le ultime acquisizione scientifiche, invece, hanno dimostrato come molte volte si tratti di veri e propri  Disturbi di Apprendimento. In questo caso, la diagnosi assume un ruolo decisivo per sbloccare le potenzialità e le capacità di questi bambini, per intervenire in modo efficace, rafforzare l’autostima ed ostacolare le problematiche emotive connesse a queste situazioni. Con il termine disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) ci si riferisce ad un gruppo di disturbi consistenti in significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità di lettura, scrittura e matematica.  Ogni disturbo specifico può presentarsi in isolamento (raramente) o in associazione (più tipicamente) ad altri disturbi specifici ed è un problema di natura neurobiologica.  Il bambino con DSA nella scuola primaria si trova precocemente ad affrontare una situazione di forte disagio: mentre i compagni di classe imparano rapidamente e con facilità a leggere e a scrivere, continua ad avere difficoltà insormontabili, continua a rifare gli stessi errori banali, è lento.  Se il problema non viene riconosciuto, il disagio si trascinerà fino alla Scuola Secondaria e per tutto il percorso scolastico.  Queste difficoltà per lui stesso e per gli adulti non trovano ragione, dato che di solito appare come un bambino normale che nel gioco e in altre attività mostra intelligenza e partecipazione. Quasi inevitabilmente l’insuccesso nell’apprendimento di alcune attività elementari porta a vissuti di sfiducia, al calo dell’autostima, alla convinzione di essere poco intelligenti oppure di essere incapaci, o pigri e svogliati.  Da un lato il bambino può presentare un comportamento chiuso in sé stesso, evita il confronto, cerca di nascondersi (per es. vuole stare nell’ultimo banco), parla poco; dall’altro lato può presentare sentimenti di rabbia che portano a comportamenti disturbanti, talora opposizione e...

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Disortografia

Giu 05, 13 Disortografia

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Mi chiamo Ettore, ho dieci anni e frequento la 5a B in una scuola di Milano.  Da tanto tempo mi domandavo perché le mie maestre mi davano sempre sufficiente quando scrivevo, mentre davano nove e dieci ai miei compagni.  Io ce la mettevo tutta quando dovevo fare le verifiche dei dettati  e dei testi in classe, rileggevo sempre bene tutto e, quando consegnavo, ero convinto di aver fatto  tutto esatto.  Tutte le volte, invece, la maestra mi riconsegnava le verifiche con dei brutti segnacci rossi.  A volte capitava che si arrabbiava, mi urlava davanti a tutti i compagni e mi strappava la pagina…Volevo sprofondare per la vergogna! Per fortuna, in quarta, è arrivata una maestra che ha parlato con la mia mamma perché aveva capito che non lo facevo apposta.  La mamma mi ha portato da una dottoressa gentile che mi ha fatto fare dei compiti.  Dopo, la dottoressa  mi ha spiegato cosa mi succedeva veramente e che non era colpa mia.  Mi ha anche detto che io sono “in gamba”… Ora sono tanto felice perché a scuola la maestra  non mi mette più i segnacci rossi, non mi sgrida e, pensate!, posso usare il computer quando scrivo i testi!!!!     E’ un disturbo che si manifesta con una significativa difficoltà nel rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto. Sconosciuta fino a qualche tempo fa, la “disortografia”, si starebbe diffondendo in maniera assai rapida e preoccupante fra i bambini in età scolare. Attualmente alcuni dichiarano un’incidenza del 2-8%, e una frequente associazione con la “dislessia”. Vengono cioè  commessi molti errori e di varia tipologia, ad esempio: –Confusione tra fonemi simili Il soggetto confonde cioè i suoni alfabetici che si assomigliano, ad esempio F e V; T e D; B e P; L e R, ecc. – Confusione tra grafemi simili In questo caso il soggetto ha difficoltà a riconoscere i segni alfabetici che presentano somiglianza nella forma, ad esempio: b e p; – Omissioni E’ frequente che il soggetto tralasci...

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Di cosa si occupa la psicologia scolastica

Mag 23, 13 Di cosa si occupa la psicologia scolastica

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La Psicologia Scolastica è la disciplina che studia i problemi di apprendimento, di comportamento, psicologici e relazionali nella scuola, supportando inoltre i genitori, perché le famiglie non possono essere escluse dal percorso scolastico dei loro figli. Si occupa in particolare dell’area dello svantaggio scolastico che comprende problematiche diverse e che viene indicata come Area dei Bisogni Educativi Speciali (Special Educational Needs), includendo sia le difficoltà certificabili, sia quelle non certificabili. La psicologia scolastica si focalizza principalmente su due aspetti: ricerca le motivazioni che rendono uno scolaro meno efficiente di un altro rileva la presenza di gravi o lievi anomalie, per le quali propone un’assistenza sistematica per l’intero ciclo degli studi o per il periodo di tempo necessario alla soluzione del problema   Sono usati pertanto strumenti e tecniche per la valutazione dei livelli di apprendimento (stili di apprendimento; stili cognitivi, ecc…), per la valutazione dei disturbi dell’apprendimento, di problematiche comportamentali, nonché per la valutazione di variabili socio-relazionali, motivazionali, emotivo-affettive. Le aree di intervento, inoltre, sono l’orientamento scolastico, la prevenzione delle difficoltà di apprendimento, del disagio psicosociale, della dispersione scolastica. Questa disciplina si occupa, infine, della  progettazione e dell’intervento rivolto agli alunni nei casi di difficoltà o disturbi dell’apprendimento, di difficoltà socio-relazionali, di disturbi del comportamento (iperattività; bullismo; ecc.), di gravi disturbi cognitivi, nonché di interventi di supporto rivolti a genitori e...

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