La diagnosi non basta: possibili interventi dopo una diagnosi di dislessia o altro DSA

Di Manuela Mariuzzo* Dopo una diagnosi di DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento) spesso risulta opportuno attivare interventi di tipo clinico, che possono migliorare le abilità carenti dell’alunno e favorire la sua autonomia scolastica. Tali interventi devono essere definiti da uno specialista in modo individualizzato, sulla base delle caratteristiche specifiche dell’alunno. Ancora oggi, nonostante la legge 170 del 2010 abbia determinato maggiore formazione e informazione sul tema dei DSA, talvolta la prima diagnosi di DSA non viene effettuata in modo tempestivo, ma arriva dopo anni di esperienze scolastiche negative, in cui si susseguono fallimenti nonostante l’impegno profuso, con la frustrazione di non essere compresi nelle proprie difficoltà. Soprattutto in questi casi la diagnosi di DSA viene generalmente accolta con sollievo, sia dall’alunno che dai genitori, e viene considerata come un punto di arrivo, pensando che con “l’aiuto scolastico” di cui il ragazzo ha diritto, si potranno proseguire gli studi senza più affanno. In parte questo corrisponde al vero, ma occorre precisare che la sola applicazione di misure compensative e dispensative a scuola, in presenza di una diagnosi di DSA, può sì aiutare lo studente a raggiungere in modo adeguato gli obiettivi didattici, ma non è sempre sufficiente per consentire al ragazzo di migliorare le proprie abilità di base ed acquisire un personale e funzionale metodo di studio. Questo può determinare il mancato raggiungimento di un’adeguata autonomia scolastica, a scapito dell’autostima del ragazzo. In questi casi è dunque opportuno che, in presenza di una diagnosi di DSA, venga avviato un adeguato percorso di trattamento delle abilità carenti.  A chi rivolgersi in caso di sospetto DSA o diagnosi di DSA Come trattiamo i DSA: interventi specialistici Come attivare un percorso di trattamento in seguito a diagnosi di DSA I percorsi di trattamento dei DSA vanno predisposti ed attuati con un approccio individualizzato, adattandoli il più possibile alle caratteristiche ed alle necessità dello studente con diagnosi di DSA. Ad esempio alunni con profilo simile ma frequentanti scuole di ordini differenti, avranno differenti bisogni e dunque i loro percorsi...

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Studiare… ma con metodo!

Ott 24, 16 Studiare… ma con metodo!

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La scuola è ricominciata! Per molti ragazzi, e di conseguenza molte famiglie, le giornate saranno scandite dallo spauracchio delle lunghe ore di studio, della preparazione per le verifiche e per le interrogazioni, dai “tira e molla” con i figli che rimandano sempre il momento di prendere in mano quel benedetto libro! Infatti, studiare è gratificante solo se si possiede un buon metodo di studio e un’appassionata voglia di imparare. Il metodo di studio rappresenta uno degli aspetti di maggiore importanza nell’attività quotidiana di uno studente. Stranamente, però, esso non sempre è oggetto di una trattazione specifica a scuola, tranne i casi in cui il docente lo faccia rientrare nel corso delle proprie lezioni. In terza primaria, i bambini cominciano a “studiare“…ma cosa significa? E, cosa più importante, come? Significa acquisire e memorizzare nozioni, conoscenze e abilità, immagazzinarle nella propria mente per poterle riutilizzare. Apprendimento e studio non sono sinonimi. Si apprendono infatti comportamenti, abitudini, conoscenze, reazioni emotive; invece studiare è una forma di apprendimento che ha come scopo l’apprendere dal testo, o da una lezione, in modo intenzionale (Anderson 1978). Studiare pertanto è un atto intenzionale e auto diretto dallo studente che sceglie obiettivi , tempi e strategie. Possiamo distinguere uno studio “di superficie”, nel quale si cerca di memorizzare “le parole”, e uno studio approfondito, in cui sono i significati a dover essere immagazzinati. Tali significati, poi, devono essere reperibili per creare anche associazioni. Quante volte però ci rendiamo conto che, una volta studiato un argomento, dopo un po’ di tempo, esso non ha lasciato traccia nella mente dei nostri ragazzi? Non è stato interiorizzato, non è reperibile se vogliamo creare associazioni, reti di conoscenza…come se gli argomenti fossero stati appresi “a compartimenti stagni”, con l’unico scopo di superare l’interrogazione o la verifica. Diventare esperto nell’imparare, è un compito complesso e ottenere risultati positivi negli apprendimenti implica conoscere e padroneggiare le proprie abilità cognitive, al fine di adeguarle alle situazioni richieste. Inoltre, è difficile riuscire ad applicare tale metodo con persistenza e continuità...

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