La diagnosi non basta: possibili interventi dopo una diagnosi di dislessia o altro DSA

Mar 22, 18 La diagnosi non basta: possibili interventi dopo una diagnosi di dislessia o altro DSA

Di Manuela Mariuzzo*

Dopo una diagnosi di DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento) spesso risulta opportuno attivare interventi di tipo clinico, che possono migliorare le abilità carenti dell’alunno e favorire la sua autonomia scolastica. Tali interventi devono essere definiti da uno specialista in modo individualizzato, sulla base delle caratteristiche specifiche dell’alunno.

Ancora oggi, nonostante la legge 170 del 2010 abbia determinato maggiore formazione e informazione sul tema dei DSA, talvolta la prima diagnosi di DSA non viene effettuata in modo tempestivo, ma arriva dopo anni di esperienze scolastiche negative, in cui si susseguono fallimenti nonostante l’impegno profuso, con la frustrazione di non essere compresi nelle proprie difficoltà.

Soprattutto in questi casi la diagnosi di DSA viene generalmente accolta con sollievo, sia dall’alunno che dai genitori, e viene considerata come un punto di arrivo, pensando che con “l’aiuto scolastico” di cui il ragazzo ha diritto, si potranno proseguire gli studi senza più affanno.

In parte questo corrisponde al vero, ma occorre precisare che la sola applicazione di misure compensative e dispensative a scuola, in presenza di una diagnosi di DSA, può sì aiutare lo studente a raggiungere in modo adeguato gli obiettivi didattici, ma non è sempre sufficiente per consentire al ragazzo di migliorare le proprie abilità di base ed acquisire un personale e funzionale metodo di studio. Questo può determinare il mancato raggiungimento di un’adeguata autonomia scolastica, a scapito dell’autostima del ragazzo.

In questi casi è dunque opportuno che, in presenza di una diagnosi di DSA, venga avviato un adeguato percorso di trattamento delle abilità carenti

A chi rivolgersi in caso di sospetto DSA o diagnosi di DSA

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Come attivare un percorso di trattamento in seguito a diagnosi di DSA

I percorsi di trattamento dei DSA vanno predisposti ed attuati con un approccio individualizzato, adattandoli il più possibile alle caratteristiche ed alle necessità dello studente con diagnosi di DSA. Ad esempio alunni con profilo simile ma frequentanti scuole di ordini differenti, avranno differenti bisogni e dunque i loro percorsi saranno progettati in modo diverso.

Secondo le Raccomandazioni Cliniche sui DSA (PARCC, 2011), inoltre, un trattamento va attivato qualora sussistano una serie di condizioni necessarie alla sua realizzazione. In particolare il trattamento che segue una diagnosi di DSA deve verificare la presenza di due fondamentali presupposti: la presenza di una condizione clinica che limita in modo severo l’autonomia nell’uso dell’abilità alterata e la motivazione e disponibilità da parte dell’alunno e dei suoi genitori ad affrontare il percorso riabilitativo per tutta la sua durata.

Trattamento precoce delle difficoltà scolastiche

Percorsi di trattamento delle abilità cognitive e/o scolastiche possono essere molto utili anche a bambini che, pur non avendo una diagnosi di DSA, manifestano precocemente carenze a livello scolastico. Non considerare tempestivamente tali difficoltà e non colmare tali lacune può significare arrivare alla scuola secondaria con difficoltà ancora maggiori.

Risulta dunque di primaria importanza un intervento precoce, per consentire allo studente di proseguire nel migliore dei modi il proprio percorso scolastico. Nella pratica clinica si rilevano spesso casi di ragazzi giunti in valutazione tardivamente, con metodi di studio inadatti ed inefficaci, ma ormai consolidati e dunque più difficilmente modificabili. E’ fondamentale quindi individuare tempestivamente le difficoltà, anche nei primi anni della scuola primaria, durante i quali ancora non è possibile formulare una vera e propria diagnosi di DSA, ma è possibile rilevare eventuali ritardi nell’automatizzazione delle abilità di letto-scrittura e/o calcolo ed intraprendere percorsi di potenziamento che possano colmare tali carenze o quanto meno limitarne l’incidenza.

Differenza fra trattamento e potenziamento

Il termine “potenziamento” fa riferimento ad attività mirate a favorire lo sviluppo normale di una competenza cognitiva, la quale può essere in ritardo per diversi motivi, non legati a patologia; potenziando tale abilità si ha l’obiettivo di far sì che tale competenza si evolva secondo linee di sviluppo normali, consentendo al bambino di raggiungere un livello di abilità di poco superiore a quello che avrebbe potuto raggiungere senza tali attività.

Il “trattamento” invece si riferisce all’insieme di azioni dirette ad aumentare l’efficienza di un processo alterato; è gestito da un professionista sanitario, ha caratteristiche di specificità sia per gli obiettivi a cui si indirizza, sia per le caratteristiche metodologiche e le modalità di erogazione (PARCC, 2011).

Il potenziamento dunque si applica anche a livello scolastico, con la finalità di accompagnare ogni bambino nella sua “zona di sviluppo prossimale” (Vygotskij, 1934), mentre il trattamento risulta opportuno in caso di diagnosi di DSA e viene attuato da uno specialista.

Efficacia del trattamento dei DSA

L’efficacia del trattamento dipende da diversi fattori, tra loro combinati: la gravità del disturbo, la sua pervasività (cioè quanti aspetti sono coinvolti, sia relativi all’apprendimento che di tipo emotivo-relazionale), la motivazione al trattamento (non tutti i ragazzi con diagnosi di DSA o difficoltà di apprendimento sono disponibili a farsi aiutare), la durata del trattamento (i miglioramenti di solito non sono immediati), la disponibilità di risorse (la collaborazione che si può ottenere da genitori, insegnanti e gruppo dei pari).

In genere, adeguati trattamenti abilitativi in seguito ad una diagnosi di DSA portano ad un miglioramento del disturbo, che difficilmente viene completamente superato in quanto determinato da fattori congeniti non modificabili. Ciò che si può ottenere, però, è una migliore evoluzione delle competenze alterate, la capacità di utilizzare al meglio opportune strategie e adeguati strumenti e, non da ultimo, evitare che si instaurino altre forme di disagio.

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*Psicologa perfezionata in Diagnosi e Trattamento del Disturbo Specifico di Apprendimento

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