Studiare… ma con metodo!

Ott 24, 16 Studiare… ma con metodo!

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La scuola è ricominciata! Per molti ragazzi, e di conseguenza molte famiglie, le giornate saranno scandite dallo spauracchio delle lunghe ore di studio, della preparazione per le verifiche e per le interrogazioni, dai “tira e molla” con i figli che rimandano sempre il momento di prendere in mano quel benedetto libro! Infatti, studiare è gratificante solo se si possiede un buon metodo di studio e un’appassionata voglia di imparare. Il metodo di studio rappresenta uno degli aspetti di maggiore importanza nell’attività quotidiana di uno studente. Stranamente, però, esso non sempre è oggetto di una trattazione specifica a scuola, tranne i casi in cui il docente lo faccia rientrare nel corso delle proprie lezioni. In terza primaria, i bambini cominciano a “studiare“…ma cosa significa? E, cosa più importante, come? Significa acquisire e memorizzare nozioni, conoscenze e abilità, immagazzinarle nella propria mente per poterle riutilizzare. Apprendimento e studio non sono sinonimi. Si apprendono infatti comportamenti, abitudini, conoscenze, reazioni emotive; invece studiare è una forma di apprendimento che ha come scopo l’apprendere dal testo, o da una lezione, in modo intenzionale (Anderson 1978). Studiare pertanto è un atto intenzionale e auto diretto dallo studente che sceglie obiettivi , tempi e strategie. Possiamo distinguere uno studio “di superficie”, nel quale si cerca di memorizzare “le parole”, e uno studio approfondito, in cui sono i significati a dover essere immagazzinati. Tali significati, poi, devono essere reperibili per creare anche associazioni. Quante volte però ci rendiamo conto che, una volta studiato un argomento, dopo un po’ di tempo, esso non ha lasciato traccia nella mente dei nostri ragazzi? Non è stato interiorizzato, non è reperibile se vogliamo creare associazioni, reti di conoscenza…come se gli argomenti fossero stati appresi “a compartimenti stagni”, con l’unico scopo di superare l’interrogazione o la verifica. Diventare esperto nell’imparare, è un compito complesso e ottenere risultati positivi negli apprendimenti implica conoscere e padroneggiare le proprie abilità cognitive, al fine di adeguarle alle situazioni richieste. Inoltre, è difficile riuscire ad applicare tale metodo con persistenza e continuità...

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Nuova équipe del Centro Clinico di Psicologia autorizzata ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici

Ott 28, 15 Nuova équipe del Centro Clinico di Psicologia autorizzata ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici

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Una nuova équipe, che opera nel Centro Clinico di Psicologia di Monza, è stata recentemente inserita nell’elenco Asl Monza e Brianza dei soggetti autorizzati ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici. L’ASL Monza e Brianza, annualmente, predispone l’Elenco dei Soggetti Autorizzati,  secondo quanto previsto dall’Accordo Stato Regioni del 25 luglio 2012, su “Indicazioni per la diagnosi e la certificazione dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)” e dalla Legge n. 170 dell’8.10.2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifìci di apprendimento in ambito scolastico”. Infatti, la diagnosi e la prima certificazione diagnostica dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento valida ai fini scolastici, possono essere effettuate anche da équipe private solo se autorizzate dalle ASL.  Gli elenchi delle équipe autorizzate compaiono sul sito ASL. Per poter essere inserita negli elenchi, l’équipe deve possedere precisi e indispensabili requisiti.  In primo luogo deve essere multidisciplinare e costituita da logopedista, neuropsichiatra infantile e psicologo,  eventualmente integrata da altri professionisti.  I componenti devono dimostrare una documentata e pluriennale esperienza nell’attività diagnostica dei DSA;  l’èquipe deve inoltre operare con un  protocollo di intervento che rispetti le Raccomandazioni per la pratica clinica dei DSA (2007-2009) e il relativo aggiornamento, nonché i risultati della Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità.  Infine, l’attività dell’èquipe  deve essere soggetta a monitoraggio da parte della ASL.   E’ INDISPENSABILE LA DIAGNOSI?   I Disturbi Specifici di Apprendimento determinano gravi e persistenti difficoltà a livello scolastico, non superabili senza un preciso intervento  diagnostico, clinico e riabilitativo. E’ pertanto  essenziale la tempestività della diagnosi e la precocità dell’intervento, con una presa in carico non solo del bambino o del ragazzo, ma del sistema familiare nel suo insieme.  In caso contrario, il mancato o tardivo riconoscimento di un DSA, può implicare una sequenza di eventi negativi, che possono manifestarsi con vissuti d’inadeguatezza e frustrazione, conflitti emotivi, disinvestimento progressivo nell’esperienza scolastica.   COME SI EFFETTUA UNA DIAGNOSI E CHI PUO’ FARLA?   La diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento e delle problematiche più spesso compresenti, come il disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, i disturbi...

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Le interviste del Centro Clinico di Psicologia #2 | I disturbi dell’apprendimento

Mar 16, 15 Le interviste del Centro Clinico di Psicologia #2 | I disturbi dell’apprendimento

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La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario a cura di Vanessa Collerone e Eleonora Pizzocri, studentesse del Liceo Carlo Porta, Monza. Intervista alla dottoressa Edy Salvan referente dell’area dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento   Buongiorno dottoressa, ci racconti, ci sono dei fattori che portano l’individuo ad avere un determinato disturbo dell’apprendimento? Inizio subito col dirvi che il disturbo dell’apprendimento è una neurodiversità, quindi un problema neuro-biologico che riguarda il funzionamento dei processi cognitivi. I fattori che possono portare un individuo ad avere un DSA non sono ancora certi al 100%. Possiamo comunque ipotizzare l’insorgenza di un successivo disturbo dell’apprendimento, quando è presente un disturbo del linguaggio o anche familiari che hanno questo tipo di problematiche; infatti si è riscontrata l’incidenza della familiarità. Alcuni sostengono invece che un fattore di rischio possa essere un intervento in anestesia totale nei primi 3 anni di vita. Comunque tutto questo non è ancora stato accertato definitivamente. Grazie per la risposta, adesso tutto è più chiaro. Ma, anche se ce ne ha già un po’ parlato, ci può chiarire se l’ambiente familiare influisce su questi disturbi? Se sì, quanto? La famiglia influisce sicuramente sulla progressione del disturbo, nel caso in cui esso non sia diagnosticato e non si sappia che le problematiche scolastiche dell’ individuo sono dovute a una neurodiversità e non a cattiva volontà da parte del bambino. Questo può comportare che il problema sfoci anche in disturbi del comportamento, d’ansia, inibizioni…. Tenendo conto anche di ciò che lei ha scritto sul sito, come ci si accorge che l’individuo ha un disturbo dell’apprendimento senza confonderlo con una normale pigrizia? A prescindere dal fatto che la certezza della presenza di un disturbo possiamo averla solo mediante test particolari, ci sono però dei campanelli di allarme, come un’eccessiva lentezza e un mancato miglioramento, anche in seguito ad interventi massicci di recupero. Nel caso in cui ci si accorga in un’età avanzata, secondo lei, come e quanto è possibile rimediare? Se si cerca di intervenire sul problema...

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Strumenti compensativi e misure dispensative per DSA

Gen 12, 15 Strumenti compensativi e misure dispensative per DSA

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  Nel dibattito sui disturbi di apprendimento si sente parlare spesso di azioni come compensare, dispensare, abilitare, riabilitare. Vediamo di fare un po’ di chiarezza su questi termini. Che differenza c’è tra abilitare, riabilitare, compensare e dispensare? ABILITARE e RIABILITARE Queste parole indicano l’azione d’intervento diretto sulla funzione deficitaria.  La riabilitazione è limitata nel tempo e  i benefici sono futuri. Si tratta d’interventi  personalizzati  che puntano a sviluppare competenze, in modo da favorire la completa autonomia dello studente.   L’abilitazione mira pertanto direttamente al potenziamento di un’abilità o di una funzione. COMPENSARE E’ l’opposto del riabilitare perché vuol dire sfruttare le funzioni integre ignorando quelle deficitarie. La compensazione è permanente e i benefici sono immediati. Essa offre un vantaggio funzionale indiretto:  l’abilità non è recuperata, ma si punta su strategie alternative per raggiungere analoghi risultati DISPENSARE appresenta il momento di una presa d’atto della situazione, pur  non modificando le competenze.  Dipende dagli altri e non dà autonomia.  Ha lo scopo di evitare che il disturbo possa comportare un generale insuccesso scolastico con ricadute personali, anche gravi. Prima di passare ad elencare alcuni strumenti compensativi, vorrei sottolineare che ognuno di essi deve essere sempre “personalizzato”.  Chi si occupa di bambini e ragazzi con DSA, sa benissimo quanto ognuno di loro sia un caso a parte.  Per questa ragione, gli strumenti non devono essere considerati come rigidi mezzi per aggirare le problematiche, ma vanno calibrati in base alle caratteristiche cognitive, emotive e psicologiche dell’alunno… Usiamo un’analogia:  quando è presente un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, vuol dire che è presente un’intelligenza in norma, ma vuol dire anche avere bisogno di compensare una mancanza di automatismo… Allora gli strumenti compensativi sono per i DSA, come gli occhiali per chi soffre di miopia:  gli occhiali devono essere calibrati sulla base delle diottrie, così come gli interventi per compensare devono essere adattati alle caratteristiche del bambino.  Questo vuol dire ad esempio che, se tra le indicazioni c’è di non far leggere ad alta voce, ma il bambino spontaneamente vuole leggere, non si...

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Aspetti emotivi del disturbo di apprendimento: alcune riflessioni

Nov 21, 14 Aspetti emotivi del disturbo di apprendimento: alcune riflessioni

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COME E’ LA VITA UN BAMBINO CON DSA?  QUALI SONO I SUOI VISSUTI, LE SUE EMOZIONI? Il Disturbo di Apprendimento incide pesantemente sulla vita scolastica e relazionale dei bambini e dei ragazzi.  Proviamo a riflettere: un bambino in età scolare trascorre buona parte della giornata a scuola e una buona parte del tempo rimanente a casa per svolgere i compiti scolastici. E’ cioè continuamente messo di fronte ai suoi fallimenti e, nel peggiore dei casi, ai rimproveri.  Immaginiamo il suo disagio se il disturbo non è adeguatamente riconosciuto e compensato!   QUALI SONO LE REAZIONI COMPORTAMENTALI DEL BAMBINO CHE SI CONFRONTA CON QUESTI PROBLEMI? Il bambino, a causa di un meccanismo di difesa personale, tende ad evitare le situazioni che lo mettono in difficoltà e in ansia, cioè, nel caso specifico dei bambini e ragazzi con DSA,  tutte quelle situazioni che richiedono una prestazione scolastica che risulta difficile. Accade perciò che si rifiuti di leggere, di scrivere,… evita nel complesso tutte quelle attività che per altri sono semplici e automatiche, ma che per lui rappresentano scogli insormontabili, scogli che non fanno altro che confermare un’immagine di sé svalutata. Questa modalità di “evitamento” varia a seconda del bambino, delle sue caratteristiche. Alcuni, infatti, mettono in atto reazioni comportamentali disturbanti o di tipo esplosivo, di aggressività, di rabbia e di opposizione. Altri, invece, quando si tratta di andare a scuola o fare i compiti, lamentano disturbi somatici, quali mal di testa, mal di pancia, nausea, ecc; altri, si colpevolizzano in continuazione per le proprie incapacità.   QUALI SONO LE CONSEGUENZE EMOTIVE E PSICOLOGICHE PER L’ALUNNO DSA? L’ingresso alla scuola primaria, a volte, coincide con il primo manifestarsi di problematiche emotive nel bambino con DSA, in quanto le difficoltà portano lo studente ad avere frequenti insuccessi a scuola. Questo susseguirsi di risultati negativi, cui si aggiungono frequenti rimproveri, è spesso devastante:  il bambino si sente non bravo come gli altri, si percepisce inferiore ai compagni. Questa situazione lo porta a sentirsi colpevole, poco amato dagli altri.  Tutto ciò mina la sua autostima,  la...

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Che Cos’è il Metodo Feuerstein?

Ott 22, 14 Che Cos’è il Metodo Feuerstein?

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Questo metodo parte dall’assunto che l‘intelligenza si può insegnare, che in ogni uomo vi è un potenziale di apprendimento. Esiste pertanto una Modificabilità Cognitiva e  l’intelligenza dell’individuo non è statica, ma plastica, si può sviluppare e potenziare attraverso Esperienze di Apprendimento Mediato. In questo tipo di apprendimento, il mediatore assume un’importanza centrale,  ponendosi come “filtro” tra gli stimoli dell’ambiente e l’individuo. L’obiettivo è comunque quello di rendere l’apprendimento autonomo e non più guidato.   CHI LO HA IDEATO? L’ideatore del metodo, Reuven Feuerstein, ha dedicato la vita a dare un contributo innovativo alla costruzione della matrice teorica dell’educazione cognitiva e alla diffusione dei suoi principi. Reuven Feuerstein nasce in Romania nel 1921 da genitori ebrei. Allievo di Piaget, negli anni di insegnamento a figli di deportati di Auschwitz, a bambini scampati alla persecuzione nazista, tutti con gravi traumi psicologici, che affluiscono ad Israele da ogni parte del mondo, matura il suo interesse per la psicologia dell’apprendimento. Prende così corpo la prima formulazione della teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale: solo una grande capacità di modificarsi, può spiegare come bambini e adolescenti travolti da eventi così catastrofici come quelli dell’olocausto, riescano a tornare poi a una vita normale fatta di giochi, studio e progetti per il futuro. L’attività dello studioso è culminata nel 1992 con l’apertura dell’ICELP (l’International Center for Enhancement of Learning Potential), un centro di ricerca, formazione e terapia che ha la finalità di aiutare bambini, adolescenti e giovani adulti in situazione di difficoltà cognitive a raggiungere livelli di funzionamento più elevati.  Il 29 Ottobre 1999,  presso l’Università degli Studi di Torino, fu insignito di  laurea ad honorem.  È stato a Rimini nel 1996 per il Seminario sull’LPAD (Learning Propensity Assessment Device) e spesso in Italia in varie occasioni formative.  Il professore è morto in Israele il 29 aprile 2014.   IN COSA CONSISTE IL METODO FEUERSTEIN? Sono stati messi a punto due sistemi basati sulla teoria della Modificabilità Cognitiva e sull’Apprendimento Mediato: – il Programma di Arricchimento Strumentale (P.A.S.) – il sistema di valutazione del potenziale di apprendimento...

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Lo screening scolastico: riconoscere precocemente i disturbi dell’apprendimento

Set 23, 14 Lo screening scolastico: riconoscere precocemente i disturbi dell’apprendimento

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“…ognuno è un genio, ma, se si giudica un pesce dalla sua abilità nell’arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido” (A.Einstein)   L’individuazione precoce , attraverso lo screening scolastico, di un alunno con Disturbo Specifico di Apprendimento è un obiettivo importantissimo perché accelera eventuali interventi riabilitativi, che hanno una “finestra evolutiva”, cioè un periodo in cui sono efficaci al massimo; tale finestra poi tende a ridursi rapidamente col tempo, fino a scomparire. Non solo:  riconoscerlo vuol dire evitare di sottoporre il bambino al rischio di complicazioni di carattere emotivo e psicologico. Il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca ha approvato, di concerto con il Ministero della Salute, le Linee Guida relative alla predisposizione dei protocolli regionali per le attività di individuazione precoce dei casi sospetti di DSA.  Esse stabiliscono che il DSA può essere riconosciuto tale solo all’ingresso nella scuola primaria, e precisamente al termine della classe seconda per la letto-scrittura, e della terza per la discalculia, laddove il bambino viene esposto all’insegnamento di lettura, calcolo e scrittura sistematico.  Ciononostante, i segnali premonitori possono essere individuati anche durante l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia. Attraverso uno screening nelle prime classi della Scuola Primaria, con l’uso di strumenti standardizzati, si possono individuare i bambini che presentano unacompromissione dell’apprendimento della letto- scrittura e della matematica. “Con il termine screening si intende una metodologia di rilevazione che è in grado di predire il disturbo sulla base della presenza di un segno critico selezionato in precedenza (test predittivo). Il test predittivo misura un fattore di rischio per il disturbo ed è basato sull’assunzione che il risultato del test indica una condizione di rischio che causa una condizione di disturbo. Lo screening non ha le pretese di evidenziare in modo inequivocabile un disturbo, ma di individuare, con buon livello di attendibilità, i soggetti a rischio.” (A. Paoletti, G. Stella, Indici qualitativi di rischio negli screening sui disturbi specifici di apprendimento.” Dislessia, vol. I, gennaio 2008). Lo screening può essere realizzato da professionisti appartenenti a profili professionali diversi, anche insegnanti, ma formati in questa pratica. Esso si basa su alcune prove collettive da somministrare all’intera classe, ma non rappresenta una diagnosi.  Le  prove della Scuola Primaria, in genere, consistono in compiti scolastici (letture, dettati, comprensioni del testo,..). Per quanto riguarda lo screening nella Scuola dell’Infanzia, i questionari osservativi compilati dagli insegnanti possono...

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