Centro Clinico di Psicologia: apre la nuova sede.

Ott 26, 17 Centro Clinico di Psicologia: apre la nuova sede.

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Nel mese di novembre sarà operativa la seconda sede del Centro Clinico di Psicologia. Un nuovo spazio e nuovi collaboratori per ampliare l’offerta clinica e rispondere tempestivamente alle richieste di consulenza psicologica. Il Centro Clinico di Psicologia è studio privato di liberi professionisti psicologi e psicoterapeuti, attivo a Monza dal 2013. Nato dalla collaborazione di un gruppo di psicoterapeuti, che ne hanno condiviso il progetto e la realizzazione, nel corso di questi anni si è consolidato come riferimento sul territorio in ambito privato per la consulenza psicologica e la psicoterapia di diverse aree cliniche: Ansia e Depressione, Disturbi del Comportamento Alimentare, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Disturbi di Personalità e Psicotici, Coppie, Adolescenti e Giovani Adulti. Ogni area ha un Referente, che accoglie le richieste di consulenza, coordina l’èquipe ed indirizza il paziente verso il terapeuta più idoneo. Al fine di offrire un intervento completo ed attento alle necessità di ogni singolo paziente, il Centro Clinico di Psicologia ha strutturato collaborazioni con figure professionali complementari a quella dello Psicologo e dello Psicoterapeuta, quali Psichiatri, Neuropsichiatri Infantili, Logopedisti. La nuova sede, sita in via Gerardo dei Tintori 16, si trova nelle vicinanze della sede principale di via Moriggia 3, con possibilità di parcheggio e facilmente raggiungibile con i mezzi...

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Ricerca e formazione continua. Per una psicoterapia rispettosa dei pazienti.

Mag 25, 17 Ricerca e formazione continua. Per una psicoterapia rispettosa dei pazienti.

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Intervista con il Dottor Marco De Coppi* (Psicologo e Psicoterapeuta), a cura di Sofia Tagliabue (Università degli Studi di Bergamo, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali)   Dottor De Coppi, lei partecipa con assiduità a congressi sia in Italia che all’estero: frequenta quelli che riguardano la psicoterapia di coppia, promossi dalla Clinica di Neuropsichiatria dell’Università Bicocca, e quelli organizzati dalla Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dall’International Psychoanalytical Association (IPA). Perché ritiene così importante l’attività scientifica e congressuale? Direi, soprattutto, per rispetto verso i pazienti. Il lavoro di uno psicoterapeuta non si esaurisce nel contesto del proprio studio, ma anzi, dietro al lavoro quotidiano di diagnosi e terapia, ritengo si debba svolgere parallelamente una costante attività di studio e ricerca per poter offrire ai pazienti le migliori cure possibili che la nostra disciplina è in grado di fornire nel momento attuale di ciascuna epoca storica. L’attività scientifica, svolta nell’ambito di congressi nazionali e internazionali, permette di stare al passo con le scoperte e gli sviluppi in ambito psicologico, sia per quanto riguarda il funzionamento dell’essere umano e i disturbi psichici che possono insorgere e sia per ciò che concerne le modalità di cura e psicoterapia. Questo consente allo psicologo clinico, innanzitutto, di valutare quali sono gli “attrezzi” utili e validi per il proprio lavoro e, inoltre, di evitare il rischio di auto-referenzialità: ossia, il rischio di assumere il proprio punto di vista come assoluto invece che favorire il confronto e lo scambio di osservazioni, riflessioni e idee essenziale per la nostra pratica professionale.   Vengono in mente le celebri parole del Nobel per la letteratura George Bernard Show: “Se io ho una mela e tu hai una mela e ce le scambiamo, ognuno di noi avrà una mela; ma se io ho un’idea e tu hai un’idea e ce le scambiamo, ognuno di noi avrà due idee”. Si ritrova? Sì, mi ritrovo molto in questa sua citazione che esprime appieno la fertilità dell’incontro che ci può essere, in questo caso, tra due persone che si...

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Conseguenze psicologiche del cyber bullismo: come i social sono anti-sociali.

Apr 10, 17 Conseguenze psicologiche del cyber bullismo: come i social sono anti-sociali.

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 Il Centro Clinico di Psicologia di Monza ha ospitato anche quest’anno alcuni studenti del Liceo Carlo Porta per svolgere il proprio periodo formativo di alternanza scuola-lavoro. Portando i loro interessi e confrontandosi con i nostri professionisti, hanno approfondito il tema del cyber bullismo, fenomeno quanto mai attuale e diffuso fra giovani e giovanissimi. Da questo scambio ne è nato l’articolo che segue. Indubbiamente, i social network, conosciuti e utilizzati oramai da tutti noi, hanno migliorato alcuni aspetti della società moderna, rendendo possibile la comunicazione anche a grandi distanze, permettendo a tutti di esprimere la propria opinione su ogni fatto e argomento e di condividere in tempo reale esperienze con amici e conoscenti, e consentendo anche alle persone più introverse e impacciate nei rapporti interpersonali di sentirsi più sicure di sé, offrendo un modo “semplice” per aprirsi ed esprimersi. Verrebbe quindi da pensare che i social siano un grande passo avanti per la nostra società, anche se, ultimamente, si sta scoprendo un lato oscuro di essi, poiché molti di questi aspetti rivoluzionari e positivi possono avere effetti negativi, se non sfruttati nel modo corretto. Cos’è il cyber bullismo Molte persone, proprio quelle più timide e introverse, tendono a “rifugiarsi” dietro ai social, ad assumere un’altra identità, diversa dalla propria, più sicura, estroversa e amichevole, prendendo confidenza e stringendo rapporti tramite il web, confidenza e sicurezza che poi perdono nella vita reale, non riuscendo a sviluppare relazioni sociali. In oriente ad esempio si sta sviluppando un fenomeno significativo, detto degli “Hikikomori”, persone che si isolano completamente dal mondo reale esterno, comunicando e “vivendo” esclusivamente tramite il computer ed i social. L’effetto peggiore dell’utilizzo dei social network è però causato proprio dalle persone stesse; a causa della protezione dalla vita reale che forniscono i social infatti, molte persone si sentono così sicure e inattaccabili, poiché “nascoste” dietro a un computer, da non pensare alle conseguenze delle proprie azioni, e praticare il cosiddetto cyber-bullismo, fenomeno comune soprattutto tra gli adolescenti, che si verifica come il classico bullismo ma...

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Disturbo da accumulo: quando il conservare diventa patologico

Feb 27, 17 Disturbo da accumulo: quando il conservare diventa patologico

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    Il disturbo da accumulo compulsivo, o disposofobia, è la tendenza ad accumulare grandi quantità di oggetti di ogni genere, associata a difficoltà ad eliminarli o a separarsi da essi, con conseguenze negative sulla salute e sulla vita sociale e lavorativa. “Sono arrivata all’età di 26 anni a capire che la cosa è davvero grave; prima non me ne rendevo conto a pieno, complici le distrazioni della giovanissima età… non che ora sia vecchia, ma mi rendo conto che da quando sono nata la mia casa è sempre stata inagibile a tutti, salvo i miei fratelli. Sono sempre stata circondata da disordine e sporcizia, sacchetti ovunque, oggetti ovunque. Non ho mai avuto un armadio con la mia roba ben sistemata, ma sempre buttata su una sedia; ogni volta che compro qualcosa di nuovo una volta indossato ho paura che sparisca in mezzo al caos o chiuso in qualche sacchetto. A soffrire di questa cosa è mia madre, che non ha il minimo senso di ordine e pulizia… patisce se cerchi di spostare qualcosa, patisce se apri troppo le serrande e fai entrare più luce, idem i balconi, sempre chiusi e praticamente inagibili, ci va solo lei per stendere. In cucina ci sono cartoni vuoti, bicchieri di budini ecc.. tenuti lì e mai buttati. Io nella mia vita non ho mai potuto invitare un’amica a casa come tutte le persone normali, non ho mai avuto pranzi o cene con altri componenti della famiglia, e tuttora ho dei forti disagi con il mio attuale fidanzato e chiunque mi chieda perché a casa mia non possono venire e io non so mai cosa rispondere perché mi vergogno e allo stesso tempo mi sento stupida. La famiglia è sfasciata, ci vergogniamo tutti. I miei fratelli si fanno la loro vita, mio padre se ne è andato. Io sto male perché ho capito che l’unica maniera per salvarmi da questo stato di disagio perenne è scappare anche io, ma è pur sempre mia madre e la vorrei aiutare...

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Studiare… ma con metodo!

Ott 24, 16 Studiare… ma con metodo!

Posted by in Blog, Disturbi Apprendimento

La scuola è ricominciata! Per molti ragazzi, e di conseguenza molte famiglie, le giornate saranno scandite dallo spauracchio delle lunghe ore di studio, della preparazione per le verifiche e per le interrogazioni, dai “tira e molla” con i figli che rimandano sempre il momento di prendere in mano quel benedetto libro! Infatti, studiare è gratificante solo se si possiede un buon metodo di studio e un’appassionata voglia di imparare. Il metodo di studio rappresenta uno degli aspetti di maggiore importanza nell’attività quotidiana di uno studente. Stranamente, però, esso non sempre è oggetto di una trattazione specifica a scuola, tranne i casi in cui il docente lo faccia rientrare nel corso delle proprie lezioni. In terza primaria, i bambini cominciano a “studiare“…ma cosa significa? E, cosa più importante, come? Significa acquisire e memorizzare nozioni, conoscenze e abilità, immagazzinarle nella propria mente per poterle riutilizzare. Apprendimento e studio non sono sinonimi. Si apprendono infatti comportamenti, abitudini, conoscenze, reazioni emotive; invece studiare è una forma di apprendimento che ha come scopo l’apprendere dal testo, o da una lezione, in modo intenzionale (Anderson 1978). Studiare pertanto è un atto intenzionale e auto diretto dallo studente che sceglie obiettivi , tempi e strategie. Possiamo distinguere uno studio “di superficie”, nel quale si cerca di memorizzare “le parole”, e uno studio approfondito, in cui sono i significati a dover essere immagazzinati. Tali significati, poi, devono essere reperibili per creare anche associazioni. Quante volte però ci rendiamo conto che, una volta studiato un argomento, dopo un po’ di tempo, esso non ha lasciato traccia nella mente dei nostri ragazzi? Non è stato interiorizzato, non è reperibile se vogliamo creare associazioni, reti di conoscenza…come se gli argomenti fossero stati appresi “a compartimenti stagni”, con l’unico scopo di superare l’interrogazione o la verifica. Diventare esperto nell’imparare, è un compito complesso e ottenere risultati positivi negli apprendimenti implica conoscere e padroneggiare le proprie abilità cognitive, al fine di adeguarle alle situazioni richieste. Inoltre, è difficile riuscire ad applicare tale metodo con persistenza e continuità...

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La coppia dallo psicologo

Apr 22, 16 La coppia dallo psicologo

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  Ne parliamo con il dottor Marco De Coppi, referente del servizio di consulenza psicologica per la coppia. Da un’intervista effettuata dalle studentesse del Liceo Carlo Porta di Monza (Fabiola, Martina, Laura e Camilla) Quali sono le possibili origini di una crisi o di un conflitto per cui una coppia si rivolge a uno psicologo? Le origini sono molteplici e fondamentalmente legate alla storia specifica di ciascuna coppia e, al tempo stesso, personale di ognuno dei partner. Si possono, per esempio, ritrovare all’inizio del rapporto quando le aspettative rispetto al legame di coppia o ai progetti di vita non vengono sufficientemente condivise e i partner scoprono solo più tardi che queste sono profondamente diverse; oppure può anche accadere che si resti intrappolati nei modelli relazionali della propria famiglia d’origine senza riuscire a dar vita con il partner a qualcosa di nuovo che derivi dal loro specifico incontro. Altre volte, poi, le criticità e i conflitti insorgono nell’evoluzione del rapporto quando, cioè, per diverse vicissitudini i partner non hanno curato gli aspetti emotivi e comunicativi del loro stare insieme. La vita di coppia, infatti, attraversa diverse fasi evolutive – dall’innamoramento alla stabilizzazione – che non possono essere date per scontate, altrimenti il rischio è di assistere a una progressiva desertificazione emotiva del legame affettivo oppure all’emergere di angosce claustrofobiche che conducono i partner verso stati di insoddisfazione e di rigetto reciproco o unilaterale. Dalla sua esperienza, c’è un’età prevalente o un momento specifico della vita di coppia in cui si chiede un aiuto specialistico? La richiesta di terapia psicologica, sia come coppia sia individualmente, rispetto a problematiche affettivo-relazionali coinvolge fasce di popolazione di ogni età: dalla giovane età adulta, quando i legami di coppia iniziano a consolidarsi e a evolvere in una progettualità, all’età matura quando la maggiore autonomia dei figli e i passaggi del ciclo di vita portano i partner ad una riorganizzazione degli investimenti emotivi personali e di coppia. A chiedere assistenza psicologica sono, inoltre, le coppie in fase di separazione che necessitano...

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Come lo stress cronico modifica il cervello

Mar 11, 16 Come lo stress cronico modifica il cervello

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  Studi recenti hanno dimostrato come uno stress intenso e cronico produca effetti negativi sul nostro cervello, così come esemplificato nel filmato che vi proponiamo. Sottovalutare l’impatto che lo stress può avere sulla vita, porta a conseguenze importanti sulla propria salute psicofisica e alla necessità, in taluni casi, di rivolgersi ad uno specialista per “invertire la rotta” e riportarsi su uno stile di vita più sano e su una modalità più appropriata di gestire le pressioni della vita quotidiana.   Stai dormendo senza riuscire a riposare, ti senti irritabile e umorale, dimentichi piccole cose e ti senti sopraffatto ed isolato? Non ti preoccupare, a tutti è capitato di sentirsi così. Probabilmente stai vivendo un periodo di stress. Lo stress non è sempre qualcosa di negativo. Può essere utilizzato per uno slancio di energia extra o per concentrarsi, come quando competi in uno sport, o devi parlare in pubblico. Ma quando è continuo, e deve essere affrontato giorno dopo giorno, lo stress può in realtà cambiare il tuo cervello. Lo stress cronico, come essere oberati di lavoro, o avere discussioni continue in casa, può influenzare le dimensioni del cervello, la sua struttura e come funziona, fino al livello dei vostri geni. Lo stress parte da quello che si chiama l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), una serie di interazioni fra le ghiandole endocrine del cervello e del rene, che controlla la reazione del nostro corpo allo stress. Quando il cervello rileva una situazione stressante l’asse HPA è immediatamente attivato, e rilascia un ormone chiamato cortisolo, il quale innesca nel corpo una reazione immediata. Ma alti livelli di cortisolo per lunghi periodi di tempo possono danneggiare il cervello. Ad esempio, lo stress cronico aumenta il livello di attività e il numero di connessioni neuronali dell’amigdala, il centro deputato alla paura nel cervello. E quando i livelli di cortisolo aumentano, i segnali elettrici nell’ippocampo, la parte del cervello associata all’apprendimento, memoria e controllo dello stress, si deterioriano. L’ippocampo inibisce anche l’attività dell’asse HPA, così quando si indebolisce, così fa anche...

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Gli Esperti Supporto tra Pari: dall’esperienza personale ad una futura professione.

  In occasione delle serate rivolte ai familiari, organizzate dal Gruppo DP&P – Orientamento, supporto e cura dei disturbi di personalità e delle psicosi – a Saronno, dal titolo “Conoscere e comprendere i disturbi psicotici”, abbiamo avuto l’opportunità di invitare all’incontro conclusivo dedicato ai servizi sul territorio un ESP, Esperto Supporto tra Pari.   CHI SONO GLI ESPERTI SUPPORTO TRA PARI? L’Esperto in Supporto tra Pari (ESP) è, o è stato, un utente dei Servizi di salute mentale che trae, dalla propria esperienza di malattia, un punto di forza in grado di fornire una diversa prospettiva, a se stesso e ad altri pazienti, per affrontare il percorso terapeutico. Proprio in questa ottica non si sostituisce ai normali operatori previsti dai Servizi ma affianca gli stessi operatori svolgendo un ruolo unico e non da questi imitabile: offre un maggiore impatto empatico-relazionale “alla pari” che, nella nostra esperienza, ha umanizzato molti percorsi di cura. In tal modo l’ESP va a svolgere una funzione non realizzabile dagli operatori: diventa una ‘prova vivente’ del possibile cambiamento ed offre quella quota di speranza possibile, non mutuabile dall’operatore ma soltanto da chi ha attraversato la malattia in prima persona. Nelle nostre esperienze, come in molte esperienze anglosassoni, l’ESP mantiene un riferimento col Servizio di salute mentale tramite operatori con funzioni di tutor . L’ESP ha vissuto in prima persona la malattia mentale, sviluppando, quindi, un sapere basato sull’esperienza diretta (sapere esperienziale) e ha individuato un proprio percorso di guarigione basato, da un lato, sulla consapevolezza del proprio disturbo ma anche delle personali risorse e, dall’altro, sulla capacità di utilizzo dei Servizi di salute mentale e delle risorse della comunità.   COME SI DIVENTA ESPERTI SUPPORTO TRA PARI? Dopo aver conseguito con successo un apposito percorso di formazione che ne certifica l’idoneità al Supporto tra Pari (StP), l’ESP può aiutare altre persone con problemi di salute mentale e disagio sociale offrendo capacità empatiche e di ascolto consolidate dalla sua stessa esperienza. Mediamente i corsi tenuti in Lombardia, a partire dal 2005,...

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Nuova équipe del Centro Clinico di Psicologia autorizzata ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici

Ott 28, 15 Nuova équipe del Centro Clinico di Psicologia autorizzata ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici

Posted by in Blog, Disturbi Apprendimento

Una nuova équipe, che opera nel Centro Clinico di Psicologia di Monza, è stata recentemente inserita nell’elenco Asl Monza e Brianza dei soggetti autorizzati ad effettuare attività di prima certificazione diagnostica valida ai fini scolastici. L’ASL Monza e Brianza, annualmente, predispone l’Elenco dei Soggetti Autorizzati,  secondo quanto previsto dall’Accordo Stato Regioni del 25 luglio 2012, su “Indicazioni per la diagnosi e la certificazione dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)” e dalla Legge n. 170 dell’8.10.2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifìci di apprendimento in ambito scolastico”. Infatti, la diagnosi e la prima certificazione diagnostica dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento valida ai fini scolastici, possono essere effettuate anche da équipe private solo se autorizzate dalle ASL.  Gli elenchi delle équipe autorizzate compaiono sul sito ASL. Per poter essere inserita negli elenchi, l’équipe deve possedere precisi e indispensabili requisiti.  In primo luogo deve essere multidisciplinare e costituita da logopedista, neuropsichiatra infantile e psicologo,  eventualmente integrata da altri professionisti.  I componenti devono dimostrare una documentata e pluriennale esperienza nell’attività diagnostica dei DSA;  l’èquipe deve inoltre operare con un  protocollo di intervento che rispetti le Raccomandazioni per la pratica clinica dei DSA (2007-2009) e il relativo aggiornamento, nonché i risultati della Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità.  Infine, l’attività dell’èquipe  deve essere soggetta a monitoraggio da parte della ASL.   E’ INDISPENSABILE LA DIAGNOSI?   I Disturbi Specifici di Apprendimento determinano gravi e persistenti difficoltà a livello scolastico, non superabili senza un preciso intervento  diagnostico, clinico e riabilitativo. E’ pertanto  essenziale la tempestività della diagnosi e la precocità dell’intervento, con una presa in carico non solo del bambino o del ragazzo, ma del sistema familiare nel suo insieme.  In caso contrario, il mancato o tardivo riconoscimento di un DSA, può implicare una sequenza di eventi negativi, che possono manifestarsi con vissuti d’inadeguatezza e frustrazione, conflitti emotivi, disinvestimento progressivo nell’esperienza scolastica.   COME SI EFFETTUA UNA DIAGNOSI E CHI PUO’ FARLA?   La diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento e delle problematiche più spesso compresenti, come il disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, i disturbi...

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Sessualità e disfunzioni sessuali nell’individuo e nella coppia

Set 23, 15 Sessualità e disfunzioni sessuali nell’individuo e nella coppia

Posted by in Blog, Coppie

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS considera la sessualità “un aspetto centrale dell’essere umano che comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione”. Sempre l’OMS definisce la salute sessuale quale stato di “benessere fisico, emotivo, mentale e sociale legato alla sessualità, non riducibile all’assenza di malattia, disfunzione o infermità; rilevante per tutta la durata della vita di un individuo, non solo a quelle negli anni riproduttivi, ma anche per i giovani e gli anziani.” (World Health Organization; 2006) Il funzionamento sessuale è dato da una complessa interazione tra fattori biologici, legati al sistema endocrino, nervoso e all’apparato genitale, socioculturali e psicologici che attengono alla storia personale di ciascuno: al proprio sviluppo psicofisico, al rapporto con il corpo, alle modalità emotive e affettive di vivere le relazioni intime. Nei rapporti di coppia, la sessualità riveste un ruolo importante non solo – ovviamente – a livello procreativo, ma anche affettivo e relazionale. Nella sessualità, infatti, la coppia scopre un proprio modo di “comunicare” l’intimità dei bisogni e, attraverso il piacere che deriva dal rapporto sessuale, trova l’appagamento reciproco ai propri desideri. Tutto ciò rinforza il legame affettivo tra i partner. Come altre funzioni dell’organismo, la sessualità può andare incontro a problematiche o a veri e propri disturbi – ad esempio vaginismo, anorgasmia, eiaculazione precoce, impotenza e altri ancora – che ne condizionano il funzionamento e che ricadono sulla salute e sul benessere psichico della persona e della coppia. La pubblicazione del DSM 5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 2014), da parte dell’American Psychiatric Association, ha ridefinito le Disfunzioni Sessuali per meglio comprenderle dal punto di vista clinico e affrontarle sul piano terapeutico, al fine di restituire ad ogni persona che ne soffre e ad ogni coppia la propria salute sessuale. In linea generale, tali disfunzioni sono caratterizzate da difficoltà che ostacolano o impediscono il rapporto sessuale. Nello specifico, la persona che ne soffre vive il rapporto sessuale in modo problematico sperimentando emozioni...

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Disturbi del comportamento alimentare l’informazione e la sensibilizzazione al liceo Zucchi di Monza

  Il Liceo classico B. Zucchi di Monza ha previsto, nel corso dell’anno scolastico, alcuni giorni di didattica autogestita in cui gli studenti hanno avuto l’opportunità di invitare professionisti esterni alla scuola per parlare di argomenti o problematiche specifiche.  In tale contesto è stata contattata la dott.ssa Mariagrazia Galimberti, referente Unità Locale dell’AIDAP (Associazione Italiana Disturbi del Peso e dell’Alimentazione) a Monza, che insieme alla dr.ssa Valentina Miot, referente area Adolescenti del Centro Clinico di Psicologia, ha partecipato con un intervento informativo sui disturbi del comportamento alimentare. L’incontro ha preso avvio dalla lettura dei risultati di un Questionario che era stato preparato specificatamente  e distribuito a un campione di studenti nei giorni precedenti,  al fine di avere una fotografia delle conoscenze sui disturbi alimentari, dell’esperienza personale di conoscenza di persone che ne hanno sofferto e dei canali di comunicazione del problema. Nello specifico riportiamo quanto emerso dalle risposte degli studenti:   1. Sai cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare? 1b. Se sì:   Conosci qualcuno vicino a te che ne ha sofferto? 2b. Se sì, ne hai parlato con qualcuno?         Con chi? Ti capita di confrontarti con gli altri?   3b. Su cosa ti confronti di più? Ti sei mai sentito insoddisfatto del tuo peso e delle tue forme corporee? 4b Se sì, che cosa hai provato? 4c. Dove ti è capitato maggiormente? Ti è mai capitato di parlarne a qualcuno?   5b. Se sì, a chi?   L’anoressia nervosa , la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata sono stati poi descritti nelle loro caratteristiche principali e nella loro diffusione all’interno della popolazione. Hanno una eziologia complessa, che comprende fattori biologici, psicologici, familiari, socio culturali. Sono stati approfonditi soprattutto i fattori socioculturali e i meccanismi psicologici implicati,  i fattori di rischio e di mantenimento , considerando i disturbi del comportamento alimentare nella loro complessità. Sono problemi psichici , non disturbi dell’appetito o nutrizionali, che possono però avere anche gravi conseguenze mediche, da qui la necessità di trattamenti...

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Le abbuffate: caratteristiche, fattori scatenanti e conseguenze

Giu 08, 15 Le abbuffate: caratteristiche, fattori scatenanti e conseguenze

Posted by in Blog, Disturbi Alimentari

Comincia col pensiero del cibo che mi nego quando sono a dieta. In poco tempo diventa un impellente desiderio di mangiare. All’inizio mangiare è un sollievo e un conforto…. Ma poi non riesco a fermarmi, e mi abbuffo. Continuo in modo frenetico, fino a essere completamente piena. Alla fine mi ritrovo con un gran senso di colpa e arrabbiata con me stessa. Un largo gruppo di persone affette da disturbi del comportamento alimentare, sperimentano periodicamente l’assunzione incontrollata di una grande quantità di cibo, gli anglosassoni chiamano questo comportamento binge-eating, che in italiano possiamo tradurre in “abbuffate”. Come si definiscono le abbuffate  mangiare in un periodo definito di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte della gente mangerebbe nello stesso tempo (abbuffata oggettiva) la quantità di cibo assunta non è elevata ma percepita soggettivamente come elevata (abbuffata soggettiva)  sensazione di perdere il controllo durante l’episodio non si ha la sensazione di perdita di controllo, in questo caso si parla di iperfagia (anche l’iperfagia può essere oggettiva, se la quantità di cibo assunto è’ elevata, o soggettiva se è scarsa) (tabella 1.) Cos’è un’abbuffata: caratteristiche Durante le abbuffate, generalmente, sono assunti cibi definiti ” cattivi “, cioè quelli evitati nelle fasi di restrizione perché considerati troppo calorici. Un’ altra caratteristica abbastanza comune delle abbuffate è l’elevata velocità dell’assunzione di cibo (velocità doppia rispetto alle persone che non hanno un disturbo dell’alimentazione), spesso il cibo non è neppure masticato ed è accompagnato da grandi quantitativi di liquidi per favorire sia l’ inghiottire sia il vomito. Spesso durante l’attacco bulimico le persone sono molto agitate, con manifestazioni di una totale perdita di controllo sul proprio comportamento, in casi estremi possono rubare il cibo nei supermercati, agli amici, o anche a raccogliere gli alimenti scartati nella spazzatura. Le pazienti descrivono le proprie sensazioni come se durante un attacco bulimico fossero in trance (sensazione di stato alterato di coscienza), talvolta, invece, utilizzano meccanismi di distrazione più coscienti, come guardare la televisione o ascoltare la...

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