Tanto non serve a niente?! Curare i percorsi psicologici interrotti o ripetuti

Mag 28, 18 Tanto non serve a niente?! Curare i percorsi psicologici interrotti o ripetuti

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* Marco Caltanissetta Camminando. La pozzanghera. Uno allunga il passo e la schiva contento. Un altro più basso lo accorcia e la centra soddisfatto. Un terzo non la vede, sbuffa schizzato. Anche i percorsi psicologici possono avere durate differenti e obiettivi altrettanto diversi l’uno dall’altro. Talvolta sono finalizzati a mettere a fuoco quel confuso disagio che disturba la persona. Talvolta ad individuare le cause che producono dolore. Spesso l’attenzione va sulle strategie per rimuovere entrambe: cause e sofferenza. Per altri invece il percorso psicologico è un’isola di serenità in cui fermarsi a pensare e a condividere idee, sogni ed emozioni. A condividerli con un’altra persona chiamata psicologo.Ciò che può sorprendere è il constatare come tali percorsi possano essere vissuti e descritti da alcuni nel modo più entusiasta e soddisfatto. Come esperienza che ha cambiato la vita. Come momento di svolta nella gestione delle situazioni fino ad allora problematiche, irritanti o incastrate. O anche come coccola che sorprendentemente ha prodotto risultati al di là delle aspettative. Per altri invece il resoconto è molto più cupo o infuocato. La delusione e la rabbia possono nascondere alla vista vissuti ancor più dolorosi. Quella perdita di speranza per sé e per il proprio futuro che lascia la persona in una solitudine sconsolata. Le frasi ricorrenti sono tristemente note: tanto non serve a niente… non mi è cambiato nulla… nessuno mi può aiutare… ho già parlato con diversi psicologi e non ci credo più… Appare allora utile ricordare che… al di là di obiettivi e modalità, il percorso psicologico è un processo di conoscenza e comprensione di ciò che accade nella persona. Questa conoscenza è trasformativa. Vedere una cosa e dargli significato è trasformativo. E il significato che ognuno dà racconta qualcosa di sé ma non solo. Influenza il modo di vedere il mondo e di comportarsi. Se vedo una pozzanghera è diverso dal non vederla. Se sono un adulto probabilmente allungo il passo. Senza accorgermene mi sono già modificato. Se sono un bambino, forse lo accorcio, per centrarla...

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Convivere con il diabete: il ruolo dello psicologo

Apr 10, 18 Convivere con il diabete: il ruolo dello psicologo

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di Claudia Bonfanti* Cosa comporta convivere con il diabete?   La diagnosi di diabete non solo pone la persona di fronte ai timori relativi alla propria salute nel breve e nel lungo termine, ma le impone di cambiare lo stile di vita mantenuto fino a quel momento. L’alimentazione e l’attività fisica non sono più qualcosa che l’individuo sceglie a seconda dei propri gusti e delle proprie inclinazioni bensì qualcosa che deve essere controllato e monitorato costantemente. A ciò si aggiunge il controllo quotidiano e frequente dei livelli di glicemia e la somministrazione di una terapia che fanno sentire il paziente costretto a una pressante vigilanza del suo stato di salute. Tutto questo può interferire con la vita sociale della persona che non si sente più spontanea né a proprio agio nelle situazioni conviviali e che si sente comunque costretta a continue rinunce o a seguire condotte comportamentali imposte. All’improvviso la vita della persona inizia a girare intorno al fatto di essere diabetico: la giornata è scandita dai controlli glicemici, dal fare o non fare alcune cose piuttosto che altre non perchè “si vuole” ma perchè “si deve”. Le reazioni di rabbia, di non accettazione, di impotenza sono comuni e naturali. Il rischio è però che la persona abbia invece degli stati d’animo più intensi che la possono portare a delle reazioni di ansia e/o di depressione. La depressione secondo i criteri del DSM V è caratterizzata da alcuni sintomi, tra i principali possiamo trovare: umore depresso per la maggior parte del giorno diminuzione o perdita di interesse in quasi tutte le attività agitazione o rallentamento psicomotorio affaticabilità insonnia o ipersonnia perdita o aumento di peso tendenza all’isolamento difficoltà nel concentrarsi o nel prendere decisioni pensieri di morte Come lo psicologo può essere di aiuto a pazienti con diabete Nei casi di diagnosi di diabete si è riscontrato come lo psicologo possa avere un ruolo utile e necessario sia per attivare dei comportamenti di adattamento -nel linguaggio tecnico definiti coping- sia per aiutare il paziente a...

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La diagnosi non basta: possibili interventi dopo una diagnosi di dislessia o altro DSA

Di Manuela Mariuzzo* Dopo una diagnosi di DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento) spesso risulta opportuno attivare interventi di tipo clinico, che possono migliorare le abilità carenti dell’alunno e favorire la sua autonomia scolastica. Tali interventi devono essere definiti da uno specialista in modo individualizzato, sulla base delle caratteristiche specifiche dell’alunno. Ancora oggi, nonostante la legge 170 del 2010 abbia determinato maggiore formazione e informazione sul tema dei DSA, talvolta la prima diagnosi di DSA non viene effettuata in modo tempestivo, ma arriva dopo anni di esperienze scolastiche negative, in cui si susseguono fallimenti nonostante l’impegno profuso, con la frustrazione di non essere compresi nelle proprie difficoltà. Soprattutto in questi casi la diagnosi di DSA viene generalmente accolta con sollievo, sia dall’alunno che dai genitori, e viene considerata come un punto di arrivo, pensando che con “l’aiuto scolastico” di cui il ragazzo ha diritto, si potranno proseguire gli studi senza più affanno. In parte questo corrisponde al vero, ma occorre precisare che la sola applicazione di misure compensative e dispensative a scuola, in presenza di una diagnosi di DSA, può sì aiutare lo studente a raggiungere in modo adeguato gli obiettivi didattici, ma non è sempre sufficiente per consentire al ragazzo di migliorare le proprie abilità di base ed acquisire un personale e funzionale metodo di studio. Questo può determinare il mancato raggiungimento di un’adeguata autonomia scolastica, a scapito dell’autostima del ragazzo. In questi casi è dunque opportuno che, in presenza di una diagnosi di DSA, venga avviato un adeguato percorso di trattamento delle abilità carenti.  A chi rivolgersi in caso di sospetto DSA o diagnosi di DSA Come trattiamo i DSA: interventi specialistici Come attivare un percorso di trattamento in seguito a diagnosi di DSA I percorsi di trattamento dei DSA vanno predisposti ed attuati con un approccio individualizzato, adattandoli il più possibile alle caratteristiche ed alle necessità dello studente con diagnosi di DSA. Ad esempio alunni con profilo simile ma frequentanti scuole di ordini differenti, avranno differenti bisogni e dunque i loro percorsi...

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Depressione post partum ed altre problematiche legate alla gravidanza ed al puerperio: il ruolo della psicologo

Feb 23, 18 Depressione post partum ed altre problematiche legate alla gravidanza ed al puerperio: il ruolo della psicologo

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Di Claudia Bonfanti* Si sente spesso parlare di depressione post partum e di baby blues, in particolare negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione degli operatori sanitari (ginecologo, ostetrica e psicologo) nei confronti delle donne che si apprestano al parto o che hanno partorito. La gravidanza ed il puerperio sono dei momenti delicati nella vita di una donna per quanto riguarda la sua salute mentale: vi sono cause biologiche, psicologiche, organiche e sociali che contribuiscono a rendere quel periodo ricco ma molto vulnerabile. I cambiamenti legati alla maternità ed al puerperio I cambiamenti che sia la gravidanza che la maternità comportano non hanno a che fare solo con mutamenti del mondo esterno -cambio di stile di vita, di abitudini, di ritmi, di priorità- ma anche e soprattutto con mutamenti del mondo interno. Infatti si ha a che fare con questioni sottili riguardanti il proprio modo di percepirsi madre che riporta a rivedere il rapporto con la propria di madre e l’immagine che di essa si è avuta, si riattivano delle parti di sé in quanto bambina, in un mescolarsi di ricordi del rapporto con i propri genitori che vengono ora rivisti e trasformati. Anche il rapporto con se stessa e con il proprio bambino è complesso: il bambino è un soggetto separato dalla neomamma ma anche appartenente ed unito a lei. Si devono inoltre creare dei nuovi confini ogni volta diversi a seconda delle fasi: la donna da singolo individuo si trova ad avere qualcuno che fa parte di lei per poi trovarsi nuovamente sola ma in una condizione differente da quella iniziale. Pure il rapporto di coppia con gli equilibri tra i partner e la sessualità possono subirà una modificazione per la quale non sempre si è preparati. Qualora ci fosse, da parte della neomamma, dei familiari o dal personale sanitario, il dubbio di una difficoltà nell’affrontare il periodo pre o post partum è opportuno rivolgersi a uno psicologo per una valutazione della situazione. È ampliamente dimostrato come una depressione materna comporti non solo...

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Trauma e trattamento con EMDR

Gen 24, 18 Trauma e trattamento con EMDR

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(Eye Movement Desensitization and Reprocessing: Desensibilizzazione e Riprocessamento attraverso i Movimenti Oculari). Di Michela Natoli* Cos’è il trauma? La parola trauma deriva dal greco e ha il significato di ferita. Un trauma psicologico può quindi essere definito come una ferita emotiva, una ferita dell’anima. Proprio come accade per le ferite del corpo, anche quelle psicologiche possono rimarginarsi con il tempo e con le capacità riparative innate che possediamo. In alcuni casi però, a causa della gravità delle ferite oppure per la fragilità che possiamo avere in un dato momento della nostra vita, questo processo di guarigione innato può non bastare o essere bloccato e può quindi essere utile un aiuto specializzato. Che tipi di trauma esistono? Alcune esperienze hanno un impatto particolarmente forte dentro di noi, in particolare quelle in cui si sperimenta un pericolo o una seria minaccia alla propria esistenza o a quella dei propri cari. A questa tipologia appartengono i traumi derivanti ad esempio da disastri naturali, incidenti, abusi, morti improvvise, etc, che vengono definiti traumi con la “T” maiuscola. Accanto a questi esistono una serie di altre esperienze, che sono viste dall’esterno come di portata inferiore, ma che soggettivamente possono essere molto disturbanti: i traumi con la “t” minuscola. A questa tipologia appartengono i traumi derivanti da esperienze negative di relazione con le altre persone importanti della nostra vita, come ad esempio umiliazioni ripetute, maltrattamenti verbali, mancanza di cure da parte di genitori depressi… In questi casi il pericolo che viene percepito non è tanto quello dell’integrità fisica, ma diventa una minaccia alla possibilità della costruzione di un’identità emotiva più solida e forte. Cosa succede in presenza di trauma? Il trauma, che sia una forte esperienza negativa (T maiuscola), o una serie di esperienze meno eclatanti ma che disturbano fortemente la persona (t minuscola), è comunque definibile come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e di vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive. Ovviamente non tutte le persone reagiscono al trauma...

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Siblings: fratelli di persone con disabilità fisica o mentale.

Dic 16, 17 Siblings: fratelli di persone con disabilità fisica o mentale.

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Analisi della letteratura e di progetti di supporto di Sofia Tagliabue* I siblings, intesi in psicologia come i fratelli sani di persone disabili o con malattie croniche o invalidanti, vengono spesso lasciati in secondo piano nell’analisi del vissuto emotivo e psicologico familiare generato dalla presenza di una persona malata in famiglia. Vissuto psicologico dei siblings Tuttavia, non deve essere approfondito solo l’impatto emotivo che i genitori subiscono nell’avere un figlio disabile, ma è importante sapere che anche la relazione fraterna risente profondamente della presenza della disabilità. Cosa significa per un fratello convivere con la malattia e rispecchiarsi in una persona così “diversa”? Quali conseguenze possono derivarne, sia a livello personale, sociale, psicologico, che a livello di relazione? Tipicamente la sensazione provata dal sibling è di “invisibilità”, come se i suoi problemi non fossero presi in considerazione, in quanto meno importanti delle problematiche legate alla malattia del fratello. Il sibling si sente dunque messo in secondo piano e non si sente libero di poter esprimere i propri sentimenti negativi (legittimi) a riguardo, come rabbia, vergogna, gelosia, invidia e imbarazzo. I siblings sperimentano inoltre ambivalenza rispetto al coinvolgimento nelle cure e confusione di ruolo all’interno della famiglia. Spesso il sibling si rende poco bisognoso di cure ed è anzi lui a doversi prendere cura non solo del fratello, ma anche dei genitori, esausti a causa delle molte energie, fisiche e mentali, che devono spendere per il figlio disabile. Il sibling può provare anche insicurezza e preoccupazione, sia per il proprio futuro che per quello del fratello, tristezza e sensazione di perdita; perdita di una relazione fraterna “normale”, perdita della propria routine ed esistenza ordinaria, sconvolta dai frequenti “imprevisti” causati dalla malattia e perdita delle proprie aspirazioni future. Che diritto ho io di progettarmi un futuro quando mio fratello non lo avrà? Cosa succederà quando non ci saranno più i nostri genitori a pensare a lui? È mio dovere prendermi cura di lui per tutta la vita? Una delle emozioni più frequenti è inoltre la paura, per...

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Separazione, divorzio e depressione

Dic 06, 17 Separazione, divorzio e depressione

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di Marco de Coppi * e Sofia Tagliabue ** La fine di una relazione è indubbiamente un evento stressante per qualunque persona che può anche portare, in alcuni casi, allo sviluppo di problematiche psicologiche come la depressione; ma perché questo è vero solo per certe persone e non per altre? La separazione e il divorzio sono fenomeni alquanto diffusi nella società odierna. Come, infatti, è riportato nei dati Istat del 2015 in Italia il tasso dei divorzi è del 25% (in continua crescita anche a seguito dell’introduzione del “divorzio breve”). Tuttavia, l’Italia è uno dei paesi con il tasso più basso; infatti in Spagna, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Portogallo e Ungheria è del 60% e in Belgio del 70%. Anche in Russia e negli Stati Uniti il 50% dei matrimoni si conclude con un divorzio. Separazione, divorzio e depressione: quale correlazione? Le relazioni interpersonali sono fondamentali per l’essere umano e quelle più significative, come possono essere quelle affettive e sentimentali tra partner, hanno indubbiamente un effetto importante sulla salute psichica delle persone. Una separazione o un divorzio, cioè la conclusione definitiva di una relazione e quindi il venir meno di un progetto di vita condiviso, rappresentano eventi di grande portata emotiva, talvolta difficili da accettare, che generano tipici sentimenti di rabbia, tristezza o aggressività, ma che possono anche avere, in certi casi, conseguenze patologiche a lungo termine sull’umore della persona e determinare lo sviluppo di una depressione. La depressione clinicamente significativa che può insorgere a seguito di una separazione è diversa dagli stati emotivi, dolorosi ma fisiologici, che accompagnano ogni lutto e ogni perdita importante. I disturbi dell’umore, di cui la depressione è parte, sono riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in base ad alcuni sintomi specifici che si presentano per un periodo continuativo e significativo: sensazione di tristezza, vuoto e disperazione diminuzione di interesse e piacere per tutte le attività della giornata marcata perdita o aumento di peso insonnia o al contrario ipersonnia mancanza di energia, senso di colpa e di autosvalutazione eccessivi o inappropriati...

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Centro Clinico di Psicologia: apre la nuova sede.

Ott 26, 17 Centro Clinico di Psicologia: apre la nuova sede.

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Nel mese di novembre sarà operativa la seconda sede del Centro Clinico di Psicologia. Un nuovo spazio e nuovi collaboratori per ampliare l’offerta clinica e rispondere tempestivamente alle richieste di consulenza psicologica. Il Centro Clinico di Psicologia è studio privato di liberi professionisti psicologi e psicoterapeuti, attivo a Monza dal 2013. Nato dalla collaborazione di un gruppo di psicoterapeuti, che ne hanno condiviso il progetto e la realizzazione, nel corso di questi anni si è consolidato come riferimento sul territorio in ambito privato per la consulenza psicologica e la psicoterapia di diverse aree cliniche: Ansia e Depressione, Disturbi del Comportamento Alimentare, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Disturbi di Personalità e Psicotici, Coppie, Adolescenti e Giovani Adulti. Ogni area ha un Referente, che accoglie le richieste di consulenza, coordina l’èquipe ed indirizza il paziente verso il terapeuta più idoneo. Al fine di offrire un intervento completo ed attento alle necessità di ogni singolo paziente, il Centro Clinico di Psicologia ha strutturato collaborazioni con figure professionali complementari a quella dello Psicologo e dello Psicoterapeuta, quali Psichiatri, Neuropsichiatri Infantili, Logopedisti. La nuova sede, sita in via Gerardo dei Tintori 16, si trova nelle vicinanze della sede principale di via Moriggia 3, con possibilità di parcheggio e facilmente raggiungibile con i mezzi...

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