Centro Clinico di Psicologia

Giu 24, 13 Centro Clinico di Psicologia

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  Il Centro Clinico di Psicologia, sito a Monza in via Moriggia 3, è studio privato di psicologi e psicoterapeuti che erogano prestazioni altamente specialistiche nella presa in cura delle seguenti aree cliniche: Disturbi d’Ansia e dell’Umore, Disturbi del Comportamento Alimentare, Disturbi di Personalità e Psicosi, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, disagio in Adolescenza, problematiche legate alla Coppia. Ogni area clinica è trattata da una specifica équipe multidisciplinare che opera tenendo conto delle Linee Guida nazionali (Istituto Superiore di Sanità e Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), internazionali del NICE (National Institute for Clinical Excellence) e secondo le indicazioni di buona prassi clinica dell’Organizzazione Mondiale della Salute inerenti i Piani di Salute Mentale. Collaborano al Centro Clinico di Psicologia le seguenti figure professionali: psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, endocrinologo, nutrizionista, neuropsichiatra infantile, logopedista. Tutti gli specialisti sono in possesso formazione ed esperienza specifica per l’area clinica trattata. Ove necessario, è previsto il raccordo con Enti pubblici e privati accreditati al Sistema Sanitario Nazionale (Aziende Ospedaliere, Aziende Sanitarie Locali, I.R.C.C.S.). Le prestazioni specialistiche sono erogate in regime libero professionale e la solvenza è a carico degli...

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Cosa sono i disturbi d’ansia e dell’umore

I Disturbi d’Ansia e dell’Umore sono certamente i disturbi psichici più comuni. Essi provocano gravi sofferenze che rischiano di compromettere il funzionamento familiare, sociale e lavorativo della persona colpita. Sono disturbi che possono insorgere a qualsiasi età ed indipendentemente dal sesso o dallo status socio-economico di appartenenza. Prendendo in considerazione i dati dei principali studi epidemiologici pubblicati sulla rivista Psychological Medicine nel 2012, i ricercatori hanno calcolato che, globalmente, la depressione nella sue varie forme interessa il 4,7% della popolazione, mentre l’ansia addirittura il 7,3%. Disturbi d’ansia L’ansia è un’esperienza emotiva universale che, di per sé, non è inadeguata poiché rappresenta una risposta a stimoli esterni più o meno intensi (una situazione nuova o inaspettata, esame, un colloquio di lavoro, una gara, un evento di vita significativo come ad esempio il matrimonio, ecc.). Nella giusta misura, l’ansia fornisce la spinta per essere più pronti ed efficienti ad affrontare la situazione. Essa rappresenta, infatti, un meccanismo protettivo per il soggetto, in quanto è finalizzata ad anticipare la percezione del pericolo prima ancora che si manifesti e a mettere in moto i meccanismi fisiologici che spingono all’esplorazione, per individuare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata, oppure (quando necessario) all’evitamento e alla fuga. Può succedere che allo stato d’allarme non corrisponde un pericolo reale da affrontare e risolvere. In questi casi l’ansia diviene una risposta sproporzionata o irrealistica che disturba la persone, invece di essere elemento di spinta all’adattamento ambientale. Se gli episodi ansiosi sono fastidiosi, ma gestibili, occasionali e di durata limitata nel tempo non ci si deve preoccupare. Al contrario, è importante consultare uno specialista e intraprendere un trattamento specifico quando nervosismo, agitazione, paure immotivate o sintomi quali fisici tachicardia e vertigini  diventano molto intensi e persistenti al punto da impedire di svolgere le proprie attività quotidiane o interferire con le relazioni familiari, sociali o lavorative. Si possono individuare diverse tipologie di disturbo d’ansia. Quelle di più frequente riscontro nella popolazione sono: Disturbo d’Ansia Generalizzata Disturbo da Attacchi di Panico Fobie Disturbo Ossessivo-Compulsivo...

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Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare

  I Disturbi dell’Alimentazione sono definiti come persistenti disturbi del comportamento alimentare e/o di comportamenti finalizzati al controllo del peso, che danneggiano la salute fisica e il funzionamento psicosociale. Chi soffre di Disturbi dell’Alimentazione giudica il proprio valore in termini di peso e di forma corporea e sulla capacità di controllo dell’alimentazione. I Disturbi dell’Alimentazione sono disturbi psichiatrici che coinvolgono il corpo anche in termini di complicanze mediche; tanto le restrizioni dietetiche quanto e i comportamenti di compenso (per esempio il vomito) possono condurre a problematiche che, se non adeguatamente trattate, possono costituire un fattore di rischio per la salute e per la vita stessa. L’intervento adeguato per queste complesse problematiche è di tipo multidisciplinare e si fonda sulla collaborazione di diverse figure professionali: il medico psichiatra, il medico internista, lo specialista nutrizionista e lo psicoterapeuta esperto in materia. I Disturbi alimentari sono: Anoressia nervosa  Bulimia nervosa Disturbo dell’alimentazione NAS  La prospettiva transdiagnostica Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Disturbo dell’Alimentazione NAS condividono lo stesso nucleo psicopatologico, cioè l’eccessiva valutazione del peso e della forma corporea. Questa è definita come la tendenza a giudicare il proprio valore in modo predominante o esclusivo in termini di peso e di forma del corpo. Una persona ha un Disturbo del Comportamento Alimentare se sono presenti le tre seguenti caratteristiche: Anomalie del comportamento alimentare e/o di comportamenti di controllo del peso persistenti (es. tre mesi) Eccessiva valutazione del peso e/o della forma del corpo e/o del controllo dell’alimentazione( es. pesare ripetutamente il cibo, contare calorie) Danni alla salute fisica e al funzionamento psicosociale causati dalle anomalie del comportamento alimentare, del controllo dell’alimentazione e dall’eccessiva valutazione del peso e delle forme del corpo L’espressione più caratteristica dell’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo è l’estrema preoccupazione per il peso: le persone con DCA,  infatti,  tendono a pesarsi frequentemente preoccupandosi per le minime variazioni di peso o evitano totalmente di pesarsi mantenendo la loro preoccupazione. Un’altra espressione del problema è la preoccupazione per la forma del corpo, che spiega...

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Adolescenti e giovani adulti

Giu 06, 13 Adolescenti e giovani adulti

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  L’adolescenza segna l’inizio di un intenso passaggio, sia fisico che psicologico, tra l’infanzia e l’età adulta. L’adolescente è allo stesso tempo un bambino e un adulto, ma in realtà  non è più un bambino e non è ancora un adulto. La domanda più importante che si pone è: “Chi sono io?”, nella continua ricerca di sè, e nelle trasformazioni delle relazioni con gli altri. Il cambiamento del corpo in primis impone una trasformazione globale e mette in moto un processo lento e complesso che coinvolge sia l’immagine e la rappresentazione di sé che le relazioni con le persone emotivamente significative. Cambia il pensiero, la percezione di se stessi, ci si confronta con ciò che si vorrebbe essere, cambia la visione del mondo, ci si interroga sul futuro. E’ un processo che continua anche negli anni successivi e che porta con sé tanti interrogativi relativi al chi sono, dove andrò, cosa farò, con chi sarò, e che comporta oscillazioni tra spinte progressive e regressive, tra movimenti in avanti e indietro, tra momenti di entusiasmo ed euforia e altri di insicurezza e incertezza. La maggior parte dei ragazzi riesce ad attraversare il processo adolescenziale e della giovane età adulta con sufficiente serenità e fiducia, pur con i fisiologici alti e bassi.   A volte invece questo passaggio può essere vissuto come fonte di ansia, di eccessive tensioni e insicurezze. Il disagio giovanile si può manifestare attraverso comportamenti quali ritiro sociale, fobie e abbandoni del percorso formativo (scolastico e universitario) o del lavoro, ansia e attacchi di panico,  dipendenze o abuso di alcol e droghe, depressione, autosabotaggio del proprio corpo e delle proprie potenzialità, disturbi o disordini del comportamento alimentare, difficoltà affettive e relazionali, espressioni di un’impasse o di un blocco evolutivo. Quando non è il ragazzo a chiedere aiuto direttamente, e’ comunque importante cogliere la valenza comunicativa dei comportamenti, unico modo forse in quel momento per esprimere una difficoltà o una sofferenza. Una valutazione-consultazione psicologica tiene in considerazione i diversi comportamenti e aspetti all’interno del funzionamento...

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Cosa sono i DSA: Disturbi dell’apprendimento

La scuola, per i bambini e i ragazzi,  non è solo un luogo dove imparano nozioni, ma anche un luogo dove crescono, si misurano con il mondo circostante, costruiscono la propria identità ed autostima. Il basso rendimento, la svogliatezza,  la distrazione,  fino a qualche anno fa, venivano considerati come pigrizia, scarso impegno e l’alunno era costantemente sgridato e punito. Le ultime acquisizione scientifiche, invece, hanno dimostrato come molte volte si tratti di veri e propri  Disturbi di Apprendimento. In questo caso, la diagnosi assume un ruolo decisivo per sbloccare le potenzialità e le capacità di questi bambini, per intervenire in modo efficace, rafforzare l’autostima ed ostacolare le problematiche emotive connesse a queste situazioni. Con il termine disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) ci si riferisce ad un gruppo di disturbi consistenti in significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità di lettura, scrittura e matematica.  Ogni disturbo specifico può presentarsi in isolamento (raramente) o in associazione (più tipicamente) ad altri disturbi specifici ed è un problema di natura neurobiologica.  Il bambino con DSA nella scuola primaria si trova precocemente ad affrontare una situazione di forte disagio: mentre i compagni di classe imparano rapidamente e con facilità a leggere e a scrivere, continua ad avere difficoltà insormontabili, continua a rifare gli stessi errori banali, è lento.  Se il problema non viene riconosciuto, il disagio si trascinerà fino alla Scuola Secondaria e per tutto il percorso scolastico.  Queste difficoltà per lui stesso e per gli adulti non trovano ragione, dato che di solito appare come un bambino normale che nel gioco e in altre attività mostra intelligenza e partecipazione. Quasi inevitabilmente l’insuccesso nell’apprendimento di alcune attività elementari porta a vissuti di sfiducia, al calo dell’autostima, alla convinzione di essere poco intelligenti oppure di essere incapaci, o pigri e svogliati.  Da un lato il bambino può presentare un comportamento chiuso in sé stesso, evita il confronto, cerca di nascondersi (per es. vuole stare nell’ultimo banco), parla poco; dall’altro lato può presentare sentimenti di rabbia che portano a comportamenti disturbanti, talora opposizione e...

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