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Disturbi alimentari, autolesionismo, abuso di alcol e sostanze: gli attacchi al corpo Posted by on 18 Giu, 2014

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Separazione, divorzio e depressione Posted by on 6 Dic, 2017

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Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare...

Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare Posted by on 10 Giu, 2013

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Cosa sono i DSA: Disturbi dell’apprendimento Posted by on 5 Giu, 2013
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Cosa sono i disturbi d’ansia e dell’umore

I Disturbi d’Ansia e dell’Umore sono certamente i disturbi psichici più comuni. Essi provocano gravi sofferenze che rischiano di compromettere il funzionamento familiare, sociale e lavorativo della persona colpita. Sono disturbi che possono insorgere a qualsiasi età ed indipendentemente dal sesso o dallo status socio-economico di appartenenza. Prendendo in considerazione i dati dei principali studi epidemiologici pubblicati sulla rivista Psychological Medicine nel 2012, i ricercatori hanno calcolato che, globalmente, la depressione nella sue varie forme interessa il 4,7% della popolazione, mentre l’ansia addirittura il 7,3%. Disturbi d’ansia L’ansia è un’esperienza emotiva universale che, di per sé, non è inadeguata poiché rappresenta una risposta a stimoli esterni più o meno intensi (una situazione nuova o inaspettata, esame, un colloquio di lavoro, una gara, un evento di vita significativo come ad esempio il matrimonio, ecc.). Nella giusta misura, l’ansia fornisce la spinta per essere più pronti ed efficienti ad affrontare la situazione. Essa rappresenta, infatti, un meccanismo protettivo per il soggetto, in quanto è finalizzata ad anticipare la percezione del pericolo prima ancora che si manifesti e a mettere in moto i meccanismi fisiologici che spingono all’esplorazione, per individuare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata, oppure (quando necessario) all’evitamento e alla fuga. Può succedere che allo stato d’allarme non corrisponde un pericolo reale da affrontare e risolvere. In questi casi l’ansia diviene una risposta sproporzionata o irrealistica che disturba la persone, invece di essere elemento di spinta all’adattamento ambientale. Se gli episodi ansiosi sono fastidiosi, ma gestibili, occasionali e di durata limitata nel tempo non ci si deve preoccupare. Al contrario, è importante consultare uno specialista e intraprendere un trattamento specifico quando nervosismo, agitazione, paure immotivate o sintomi quali fisici tachicardia e vertigini  diventano molto intensi e persistenti al punto da impedire di svolgere le proprie attività quotidiane o interferire con le relazioni familiari, sociali o lavorative. Si possono individuare diverse tipologie di disturbo d’ansia. Quelle di più frequente riscontro nella popolazione sono: Disturbo d’Ansia Generalizzata Disturbo da Attacchi di Panico Fobie Disturbo Ossessivo-Compulsivo...

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Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare

  I Disturbi dell’Alimentazione sono definiti come persistenti disturbi del comportamento alimentare e/o di comportamenti finalizzati al controllo del peso, che danneggiano la salute fisica e il funzionamento psicosociale. Chi soffre di Disturbi dell’Alimentazione giudica il proprio valore in termini di peso e di forma corporea e sulla capacità di controllo dell’alimentazione. I Disturbi dell’Alimentazione sono disturbi psichiatrici che coinvolgono il corpo anche in termini di complicanze mediche; tanto le restrizioni dietetiche quanto e i comportamenti di compenso (per esempio il vomito) possono condurre a problematiche che, se non adeguatamente trattate, possono costituire un fattore di rischio per la salute e per la vita stessa. L’intervento adeguato per queste complesse problematiche è di tipo multidisciplinare e si fonda sulla collaborazione di diverse figure professionali: il medico psichiatra, il medico internista, lo specialista nutrizionista e lo psicoterapeuta esperto in materia. I Disturbi alimentari sono: Anoressia nervosa  Bulimia nervosa Disturbo dell’alimentazione NAS  La prospettiva transdiagnostica Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Disturbo dell’Alimentazione NAS condividono lo stesso nucleo psicopatologico, cioè l’eccessiva valutazione del peso e della forma corporea. Questa è definita come la tendenza a giudicare il proprio valore in modo predominante o esclusivo in termini di peso e di forma del corpo. Una persona ha un Disturbo del Comportamento Alimentare se sono presenti le tre seguenti caratteristiche: Anomalie del comportamento alimentare e/o di comportamenti di controllo del peso persistenti (es. tre mesi) Eccessiva valutazione del peso e/o della forma del corpo e/o del controllo dell’alimentazione( es. pesare ripetutamente il cibo, contare calorie) Danni alla salute fisica e al funzionamento psicosociale causati dalle anomalie del comportamento alimentare, del controllo dell’alimentazione e dall’eccessiva valutazione del peso e delle forme del corpo L’espressione più caratteristica dell’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo è l’estrema preoccupazione per il peso: le persone con DCA,  infatti,  tendono a pesarsi frequentemente preoccupandosi per le minime variazioni di peso o evitano totalmente di pesarsi mantenendo la loro preoccupazione. Un’altra espressione del problema è la preoccupazione per la forma del corpo, che spiega...

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Adolescenti e giovani adulti

Giu 06, 13 Adolescenti e giovani adulti

Posted by in Adolescenti, Articoli in Evidenza

  L’adolescenza segna l’inizio di un intenso passaggio, sia fisico che psicologico, tra l’infanzia e l’età adulta. L’adolescente è allo stesso tempo un bambino e un adulto, ma in realtà  non è più un bambino e non è ancora un adulto. La domanda più importante che si pone è: “Chi sono io?”, nella continua ricerca di sè, e nelle trasformazioni delle relazioni con gli altri. Il cambiamento del corpo in primis impone una trasformazione globale e mette in moto un processo lento e complesso che coinvolge sia l’immagine e la rappresentazione di sé che le relazioni con le persone emotivamente significative. Cambia il pensiero, la percezione di se stessi, ci si confronta con ciò che si vorrebbe essere, cambia la visione del mondo, ci si interroga sul futuro. E’ un processo che continua anche negli anni successivi e che porta con sé tanti interrogativi relativi al chi sono, dove andrò, cosa farò, con chi sarò, e che comporta oscillazioni tra spinte progressive e regressive, tra movimenti in avanti e indietro, tra momenti di entusiasmo ed euforia e altri di insicurezza e incertezza. La maggior parte dei ragazzi riesce ad attraversare il processo adolescenziale e della giovane età adulta con sufficiente serenità e fiducia, pur con i fisiologici alti e bassi.   A volte invece questo passaggio può essere vissuto come fonte di ansia, di eccessive tensioni e insicurezze. Il disagio giovanile si può manifestare attraverso comportamenti quali ritiro sociale, fobie e abbandoni del percorso formativo (scolastico e universitario) o del lavoro, ansia e attacchi di panico,  dipendenze o abuso di alcol e droghe, depressione, autosabotaggio del proprio corpo e delle proprie potenzialità, disturbi o disordini del comportamento alimentare, difficoltà affettive e relazionali, espressioni di un’impasse o di un blocco evolutivo. Quando non è il ragazzo a chiedere aiuto direttamente, e’ comunque importante cogliere la valenza comunicativa dei comportamenti, unico modo forse in quel momento per esprimere una difficoltà o una sofferenza. Una valutazione-consultazione psicologica tiene in considerazione i diversi comportamenti e aspetti all’interno del funzionamento...

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Tanto non serve a niente?! Curare i percorsi psicologici interrotti o ripetuti

Mag 28, 18 Tanto non serve a niente?! Curare i percorsi psicologici interrotti o ripetuti

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* Marco Caltanissetta Camminando. La pozzanghera. Uno allunga il passo e la schiva contento. Un altro più basso lo accorcia e la centra soddisfatto. Un terzo non la vede, sbuffa schizzato. Anche i percorsi psicologici possono avere durate differenti e obiettivi altrettanto diversi l’uno dall’altro. Talvolta sono finalizzati a mettere a fuoco quel confuso disagio che disturba la persona. Talvolta ad individuare le cause che producono dolore. Spesso l’attenzione va sulle strategie per rimuovere entrambe: cause e sofferenza. Per altri invece il percorso psicologico è un’isola di serenità in cui fermarsi a pensare e a condividere idee, sogni ed emozioni. A condividerli con un’altra persona chiamata psicologo.Ciò che può sorprendere è il constatare come tali percorsi possano essere vissuti e descritti da alcuni nel modo più entusiasta e soddisfatto. Come esperienza che ha cambiato la vita. Come momento di svolta nella gestione delle situazioni fino ad allora problematiche, irritanti o incastrate. O anche come coccola che sorprendentemente ha prodotto risultati al di là delle aspettative. Per altri invece il resoconto è molto più cupo o infuocato. La delusione e la rabbia possono nascondere alla vista vissuti ancor più dolorosi. Quella perdita di speranza per sé e per il proprio futuro che lascia la persona in una solitudine sconsolata. Le frasi ricorrenti sono tristemente note: tanto non serve a niente… non mi è cambiato nulla… nessuno mi può aiutare… ho già parlato con diversi psicologi e non ci credo più… Appare allora utile ricordare che… al di là di obiettivi e modalità, il percorso psicologico è un processo di conoscenza e comprensione di ciò che accade nella persona. Questa conoscenza è trasformativa. Vedere una cosa e dargli significato è trasformativo. E il significato che ognuno dà racconta qualcosa di sé ma non solo. Influenza il modo di vedere il mondo e di comportarsi. Se vedo una pozzanghera è diverso dal non vederla. Se sono un adulto probabilmente allungo il passo. Senza accorgermene mi sono già modificato. Se sono un bambino, forse lo accorcio, per centrarla...

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Depressione post partum ed altre problematiche legate alla gravidanza ed al puerperio: il ruolo della psicologo

Feb 23, 18 Depressione post partum ed altre problematiche legate alla gravidanza ed al puerperio: il ruolo della psicologo

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Di Claudia Bonfanti* Si sente spesso parlare di depressione post partum e di baby blues, in particolare negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione degli operatori sanitari (ginecologo, ostetrica e psicologo) nei confronti delle donne che si apprestano al parto o che hanno partorito. La gravidanza ed il puerperio sono dei momenti delicati nella vita di una donna per quanto riguarda la sua salute mentale: vi sono cause biologiche, psicologiche, organiche e sociali che contribuiscono a rendere quel periodo ricco ma molto vulnerabile. I cambiamenti legati alla maternità ed al puerperio I cambiamenti che sia la gravidanza che la maternità comportano non hanno a che fare solo con mutamenti del mondo esterno -cambio di stile di vita, di abitudini, di ritmi, di priorità- ma anche e soprattutto con mutamenti del mondo interno. Infatti si ha a che fare con questioni sottili riguardanti il proprio modo di percepirsi madre che riporta a rivedere il rapporto con la propria di madre e l’immagine che di essa si è avuta, si riattivano delle parti di sé in quanto bambina, in un mescolarsi di ricordi del rapporto con i propri genitori che vengono ora rivisti e trasformati. Anche il rapporto con se stessa e con il proprio bambino è complesso: il bambino è un soggetto separato dalla neomamma ma anche appartenente ed unito a lei. Si devono inoltre creare dei nuovi confini ogni volta diversi a seconda delle fasi: la donna da singolo individuo si trova ad avere qualcuno che fa parte di lei per poi trovarsi nuovamente sola ma in una condizione differente da quella iniziale. Pure il rapporto di coppia con gli equilibri tra i partner e la sessualità possono subirà una modificazione per la quale non sempre si è preparati. Qualora ci fosse, da parte della neomamma, dei familiari o dal personale sanitario, il dubbio di una difficoltà nell’affrontare il periodo pre o post partum è opportuno rivolgersi a uno psicologo per una valutazione della situazione. È ampliamente dimostrato come una depressione materna comporti non solo...

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Ricerca e formazione continua. Per una psicoterapia rispettosa dei pazienti.

Mag 25, 17 Ricerca e formazione continua. Per una psicoterapia rispettosa dei pazienti.

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Intervista con il Dottor Marco De Coppi* (Psicologo e Psicoterapeuta), a cura di Sofia Tagliabue (Università degli Studi di Bergamo, Dipartimento di Scienze Umane e Sociali)   Dottor De Coppi, lei partecipa con assiduità a congressi sia in Italia che all’estero: frequenta quelli che riguardano la psicoterapia di coppia, promossi dalla Clinica di Neuropsichiatria dell’Università Bicocca, e quelli organizzati dalla Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dall’International Psychoanalytical Association (IPA). Perché ritiene così importante l’attività scientifica e congressuale? Direi, soprattutto, per rispetto verso i pazienti. Il lavoro di uno psicoterapeuta non si esaurisce nel contesto del proprio studio, ma anzi, dietro al lavoro quotidiano di diagnosi e terapia, ritengo si debba svolgere parallelamente una costante attività di studio e ricerca per poter offrire ai pazienti le migliori cure possibili che la nostra disciplina è in grado di fornire nel momento attuale di ciascuna epoca storica. L’attività scientifica, svolta nell’ambito di congressi nazionali e internazionali, permette di stare al passo con le scoperte e gli sviluppi in ambito psicologico, sia per quanto riguarda il funzionamento dell’essere umano e i disturbi psichici che possono insorgere e sia per ciò che concerne le modalità di cura e psicoterapia. Questo consente allo psicologo clinico, innanzitutto, di valutare quali sono gli “attrezzi” utili e validi per il proprio lavoro e, inoltre, di evitare il rischio di auto-referenzialità: ossia, il rischio di assumere il proprio punto di vista come assoluto invece che favorire il confronto e lo scambio di osservazioni, riflessioni e idee essenziale per la nostra pratica professionale.   Vengono in mente le celebri parole del Nobel per la letteratura George Bernard Show: “Se io ho una mela e tu hai una mela e ce le scambiamo, ognuno di noi avrà una mela; ma se io ho un’idea e tu hai un’idea e ce le scambiamo, ognuno di noi avrà due idee”. Si ritrova? Sì, mi ritrovo molto in questa sua citazione che esprime appieno la fertilità dell’incontro che ci può essere, in questo caso, tra due persone che si...

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Conseguenze psicologiche del cyber bullismo: come i social sono anti-sociali.

Apr 10, 17 Conseguenze psicologiche del cyber bullismo: come i social sono anti-sociali.

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 Il Centro Clinico di Psicologia di Monza ha ospitato anche quest’anno alcuni studenti del Liceo Carlo Porta per svolgere il proprio periodo formativo di alternanza scuola-lavoro. Portando i loro interessi e confrontandosi con i nostri professionisti, hanno approfondito il tema del cyber bullismo, fenomeno quanto mai attuale e diffuso fra giovani e giovanissimi. Da questo scambio ne è nato l’articolo che segue. Indubbiamente, i social network, conosciuti e utilizzati oramai da tutti noi, hanno migliorato alcuni aspetti della società moderna, rendendo possibile la comunicazione anche a grandi distanze, permettendo a tutti di esprimere la propria opinione su ogni fatto e argomento e di condividere in tempo reale esperienze con amici e conoscenti, e consentendo anche alle persone più introverse e impacciate nei rapporti interpersonali di sentirsi più sicure di sé, offrendo un modo “semplice” per aprirsi ed esprimersi. Verrebbe quindi da pensare che i social siano un grande passo avanti per la nostra società, anche se, ultimamente, si sta scoprendo un lato oscuro di essi, poiché molti di questi aspetti rivoluzionari e positivi possono avere effetti negativi, se non sfruttati nel modo corretto. Cos’è il cyber bullismo Molte persone, proprio quelle più timide e introverse, tendono a “rifugiarsi” dietro ai social, ad assumere un’altra identità, diversa dalla propria, più sicura, estroversa e amichevole, prendendo confidenza e stringendo rapporti tramite il web, confidenza e sicurezza che poi perdono nella vita reale, non riuscendo a sviluppare relazioni sociali. In oriente ad esempio si sta sviluppando un fenomeno significativo, detto degli “Hikikomori”, persone che si isolano completamente dal mondo reale esterno, comunicando e “vivendo” esclusivamente tramite il computer ed i social. L’effetto peggiore dell’utilizzo dei social network è però causato proprio dalle persone stesse; a causa della protezione dalla vita reale che forniscono i social infatti, molte persone si sentono così sicure e inattaccabili, poiché “nascoste” dietro a un computer, da non pensare alle conseguenze delle proprie azioni, e praticare il cosiddetto cyber-bullismo, fenomeno comune soprattutto tra gli adolescenti, che si verifica come il classico bullismo ma...

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Disturbo da accumulo: quando il conservare diventa patologico

Feb 27, 17 Disturbo da accumulo: quando il conservare diventa patologico

Posted by in Ansia e Depressione, Blog

    Il disturbo da accumulo compulsivo, o disposofobia, è la tendenza ad accumulare grandi quantità di oggetti di ogni genere, associata a difficoltà ad eliminarli o a separarsi da essi, con conseguenze negative sulla salute e sulla vita sociale e lavorativa. “Sono arrivata all’età di 26 anni a capire che la cosa è davvero grave; prima non me ne rendevo conto a pieno, complici le distrazioni della giovanissima età… non che ora sia vecchia, ma mi rendo conto che da quando sono nata la mia casa è sempre stata inagibile a tutti, salvo i miei fratelli. Sono sempre stata circondata da disordine e sporcizia, sacchetti ovunque, oggetti ovunque. Non ho mai avuto un armadio con la mia roba ben sistemata, ma sempre buttata su una sedia; ogni volta che compro qualcosa di nuovo una volta indossato ho paura che sparisca in mezzo al caos o chiuso in qualche sacchetto. A soffrire di questa cosa è mia madre, che non ha il minimo senso di ordine e pulizia… patisce se cerchi di spostare qualcosa, patisce se apri troppo le serrande e fai entrare più luce, idem i balconi, sempre chiusi e praticamente inagibili, ci va solo lei per stendere. In cucina ci sono cartoni vuoti, bicchieri di budini ecc.. tenuti lì e mai buttati. Io nella mia vita non ho mai potuto invitare un’amica a casa come tutte le persone normali, non ho mai avuto pranzi o cene con altri componenti della famiglia, e tuttora ho dei forti disagi con il mio attuale fidanzato e chiunque mi chieda perché a casa mia non possono venire e io non so mai cosa rispondere perché mi vergogno e allo stesso tempo mi sento stupida. La famiglia è sfasciata, ci vergogniamo tutti. I miei fratelli si fanno la loro vita, mio padre se ne è andato. Io sto male perché ho capito che l’unica maniera per salvarmi da questo stato di disagio perenne è scappare anche io, ma è pur sempre mia madre e la vorrei aiutare...

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Studiare… ma con metodo!

Ott 24, 16 Studiare… ma con metodo!

Posted by in Blog, Disturbi Apprendimento

La scuola è ricominciata! Per molti ragazzi, e di conseguenza molte famiglie, le giornate saranno scandite dallo spauracchio delle lunghe ore di studio, della preparazione per le verifiche e per le interrogazioni, dai “tira e molla” con i figli che rimandano sempre il momento di prendere in mano quel benedetto libro! Infatti, studiare è gratificante solo se si possiede un buon metodo di studio e un’appassionata voglia di imparare. Il metodo di studio rappresenta uno degli aspetti di maggiore importanza nell’attività quotidiana di uno studente. Stranamente, però, esso non sempre è oggetto di una trattazione specifica a scuola, tranne i casi in cui il docente lo faccia rientrare nel corso delle proprie lezioni. In terza primaria, i bambini cominciano a “studiare“…ma cosa significa? E, cosa più importante, come? Significa acquisire e memorizzare nozioni, conoscenze e abilità, immagazzinarle nella propria mente per poterle riutilizzare. Apprendimento e studio non sono sinonimi. Si apprendono infatti comportamenti, abitudini, conoscenze, reazioni emotive; invece studiare è una forma di apprendimento che ha come scopo l’apprendere dal testo, o da una lezione, in modo intenzionale (Anderson 1978). Studiare pertanto è un atto intenzionale e auto diretto dallo studente che sceglie obiettivi , tempi e strategie. Possiamo distinguere uno studio “di superficie”, nel quale si cerca di memorizzare “le parole”, e uno studio approfondito, in cui sono i significati a dover essere immagazzinati. Tali significati, poi, devono essere reperibili per creare anche associazioni. Quante volte però ci rendiamo conto che, una volta studiato un argomento, dopo un po’ di tempo, esso non ha lasciato traccia nella mente dei nostri ragazzi? Non è stato interiorizzato, non è reperibile se vogliamo creare associazioni, reti di conoscenza…come se gli argomenti fossero stati appresi “a compartimenti stagni”, con l’unico scopo di superare l’interrogazione o la verifica. Diventare esperto nell’imparare, è un compito complesso e ottenere risultati positivi negli apprendimenti implica conoscere e padroneggiare le proprie abilità cognitive, al fine di adeguarle alle situazioni richieste. Inoltre, è difficile riuscire ad applicare tale metodo con persistenza e continuità...

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La coppia dallo psicologo

Apr 22, 16 La coppia dallo psicologo

Posted by in Blog, Coppie

  Ne parliamo con il dottor Marco De Coppi, referente del servizio di consulenza psicologica per la coppia. Da un’intervista effettuata dalle studentesse del Liceo Carlo Porta di Monza (Fabiola, Martina, Laura e Camilla) Quali sono le possibili origini di una crisi o di un conflitto per cui una coppia si rivolge a uno psicologo? Le origini sono molteplici e fondamentalmente legate alla storia specifica di ciascuna coppia e, al tempo stesso, personale di ognuno dei partner. Si possono, per esempio, ritrovare all’inizio del rapporto quando le aspettative rispetto al legame di coppia o ai progetti di vita non vengono sufficientemente condivise e i partner scoprono solo più tardi che queste sono profondamente diverse; oppure può anche accadere che si resti intrappolati nei modelli relazionali della propria famiglia d’origine senza riuscire a dar vita con il partner a qualcosa di nuovo che derivi dal loro specifico incontro. Altre volte, poi, le criticità e i conflitti insorgono nell’evoluzione del rapporto quando, cioè, per diverse vicissitudini i partner non hanno curato gli aspetti emotivi e comunicativi del loro stare insieme. La vita di coppia, infatti, attraversa diverse fasi evolutive – dall’innamoramento alla stabilizzazione – che non possono essere date per scontate, altrimenti il rischio è di assistere a una progressiva desertificazione emotiva del legame affettivo oppure all’emergere di angosce claustrofobiche che conducono i partner verso stati di insoddisfazione e di rigetto reciproco o unilaterale. Dalla sua esperienza, c’è un’età prevalente o un momento specifico della vita di coppia in cui si chiede un aiuto specialistico? La richiesta di terapia psicologica, sia come coppia sia individualmente, rispetto a problematiche affettivo-relazionali coinvolge fasce di popolazione di ogni età: dalla giovane età adulta, quando i legami di coppia iniziano a consolidarsi e a evolvere in una progettualità, all’età matura quando la maggiore autonomia dei figli e i passaggi del ciclo di vita portano i partner ad una riorganizzazione degli investimenti emotivi personali e di coppia. A chiedere assistenza psicologica sono, inoltre, le coppie in fase di separazione che necessitano...

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Come lo stress cronico modifica il cervello

Mar 11, 16 Come lo stress cronico modifica il cervello

Posted by in Ansia e Depressione, Blog

  Studi recenti hanno dimostrato come uno stress intenso e cronico produca effetti negativi sul nostro cervello, così come esemplificato nel filmato che vi proponiamo. Sottovalutare l’impatto che lo stress può avere sulla vita, porta a conseguenze importanti sulla propria salute psicofisica e alla necessità, in taluni casi, di rivolgersi ad uno specialista per “invertire la rotta” e riportarsi su uno stile di vita più sano e su una modalità più appropriata di gestire le pressioni della vita quotidiana.   Stai dormendo senza riuscire a riposare, ti senti irritabile e umorale, dimentichi piccole cose e ti senti sopraffatto ed isolato? Non ti preoccupare, a tutti è capitato di sentirsi così. Probabilmente stai vivendo un periodo di stress. Lo stress non è sempre qualcosa di negativo. Può essere utilizzato per uno slancio di energia extra o per concentrarsi, come quando competi in uno sport, o devi parlare in pubblico. Ma quando è continuo, e deve essere affrontato giorno dopo giorno, lo stress può in realtà cambiare il tuo cervello. Lo stress cronico, come essere oberati di lavoro, o avere discussioni continue in casa, può influenzare le dimensioni del cervello, la sua struttura e come funziona, fino al livello dei vostri geni. Lo stress parte da quello che si chiama l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), una serie di interazioni fra le ghiandole endocrine del cervello e del rene, che controlla la reazione del nostro corpo allo stress. Quando il cervello rileva una situazione stressante l’asse HPA è immediatamente attivato, e rilascia un ormone chiamato cortisolo, il quale innesca nel corpo una reazione immediata. Ma alti livelli di cortisolo per lunghi periodi di tempo possono danneggiare il cervello. Ad esempio, lo stress cronico aumenta il livello di attività e il numero di connessioni neuronali dell’amigdala, il centro deputato alla paura nel cervello. E quando i livelli di cortisolo aumentano, i segnali elettrici nell’ippocampo, la parte del cervello associata all’apprendimento, memoria e controllo dello stress, si deterioriano. L’ippocampo inibisce anche l’attività dell’asse HPA, così quando si indebolisce, così fa anche...

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